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Vallagarina
31 luglio | 13:12

Basta mountain bike e droni, scatta il divieto su alcuni sentieri in quota. La Sat di Ala: "Fenomeno pericoloso che vanifica il lavoro dei volontari: serve un cambio di passo"

Basta mountain bike e droni lungo i sentieri nella Riserva demaniale di Campobrun, nel gruppo delle Piccole Dolomiti. Il presidente della Sat di Ala: "Non siamo contrari alle bici in quota ma è evidente che qualcosa vada fatto"

ALA. Basta mountain bike e droni lungo i sentieri nella Riserva demaniale di Campobrun (ad eccezione della strada forestale Revolto-Scalorbi ndr), che sorge nel territorio comunale di Ala, nel gruppo delle Piccole Dolomiti.

Si tratta di una notizia di poche ore fa, quando è stata resa nota l'apposizione dei cartelli in zona, che ora vietano il transito di biciclette e anche l'uso dei droni.

 

Un fenomeno, quello in particolare delle moutain bike e delle e-bike, secondo la Sat di Ala "ormai fuori controllo", che andava in qualche modo limitato e gestito.

 

"La Sat - spiega infatti Bepi Pinter, uno dei componenti dell'associazione (e già presidente) - si batte da molto tempo perché sia messo un freno ad una pratica che spesso vanifica il grande lavoro dei suoi volontari per la manutenzione della rete sentieristica, per non parlare del messaggio volto ad una frequentazione dell’ambiente montano più sobrio, meno impattante e “a passo lento”".

 

Ad aggiungersi alle dichiarazioni di Pinter anche l'attuale presidente della Sat di Ala, Valentino Debiasi: "Si tratta di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede - ribadisce -. Come Sat non siamo assolutamente contrari alle bici ma è evidente che il tutto vada regolamentato. Accade infatti sempre più spesso di imbattersi in gruppi di moutain bikers che sfrecciano su sentieri ripidi, impervi e stretti, costituendo pericolo per se stessi e per gli altri. C'è chi si ferma, ma non mancano anche gli arroganti che ti prendono “a male parole”".

 

E prosegue: "I motivi per i quali crediamo sia importante regolamentare le moutain bike sui sentieri sono diversi: anzitutto, come detto, per una questione di sicurezza. Poi, ancora, anche se spesso non ci si pensa, perché il passaggio delle bici erode spesso il fondo del sentiero, innescando e aumentando i danni dovuti al dilavamento. Approdiamo in quota con gli attrezzi in spalla, lavorando per ore, e vedere come il passaggio delle (tante) bici finisce per 'arare' le vie è avvilente e frustrante: serve un cambio di passo e il divieto nella Riserva di Campobrun è sicuramente un messaggio chiaro e necessario".

 

Debiasi racconta, non a caso, di essere stato più volte testimone di episodi preoccupanti: "Ho visto video (presentati all'Assemblea dei Delegati dalla Commissione sentieri della Sat) di gente su una forcella del Brenta che smontava le bici per farle passare in passaggi strettissimi, o ancora persone con le moutain bike 'appese' al collo sulle ferrate: tutte esperienze potenzialmente pericolosissime, sia per i protagonisti delle suddette avventure adrenaliniche che per i soccorritori - conclude -. Insomma, non siamo contrari alle bici in quota ma è evidente che qualcosa vada fatto. Sicuramente, i divieti nella Riserva di Campobrun sono un buono (e rincuorante) inizio".

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