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Zebenay, insegnante di religione e volontario di “Amici dell’Etiopia”: ''Attraverso il volontariato ho conosciuto la città, la cultura, la lingua, oggi mi sento trentino''

Nel tempo libero si dedica alle persone fragili, non solo con l’associazione “Amici dell’Etiopia” ma anche all’interno della Consulta della diocesi di Trento e del Centro missionario. Gli piace montare in sella alla sua bicicletta per fare dei giri in montagna

Pubblicato il - 18 aprile 2024 - 12:09

TRENTO. Trento capitale del volontariato e continuano le interviste ai volontari che animano la città e il suo tessuto sociale. Zebenay Jabe Daka è tra i fondatori dell’associazione di volontariato Amici dell’Etiopia. Trasferitosi per motivi di studio, vive a Trento dal 2000 e da dieci anni è insegnante di religione. Nel tempo libero si dedica alle persone fragili, non solo con l’associazione “Amici dell’Etiopia” ma anche all’interno della Consulta della diocesi di Trento e del Centro missionario. Gli piace montare in sella alla sua bicicletta per fare dei giri in montagna.

 

Com’è strutturata la sua associazione? Da quanti anni esiste?

 

“Amici dell’Etiopia” è un’associazione di volontariato nata a Trento il 29 luglio 2011 dalla sensibilità di alcuni amici interessati all’Africa e alla sua cultura. Alla base dell’associazione c’è la volontà di non stare a guardare passivamente ciò che succede nel mondo e dare un concreto e diretto aiuto ai più poveri.

 

All’interno del nostro gruppo ci sono persone sia italiane sia etiopi, che credono nei valori del volontariato e della cooperazione allo sviluppo tanto in Etiopia quanto in Italia. Questa co-partecipazione tra persone italiane ed etiopi è un valore aggiunto alla nostra azione. Siamo circa quindici persone che si dedicano normalmente all’associazione, ma non bisogna affatto pensare che questo sia un piccolo numero. Quando ci sono iniziative importanti ci mobilitiamo tutti insieme per realizzarle e in certe occasioni si aggiungono anche altri volontari, come ad esempio durante la scorsa edizione del Trento Film Festival quando siamo arrivati ad essere in trenta.

 

Quali iniziative ha realizzato o sta realizzando con la sua associazione?

Ci spendiamo molto in attività di sensibilizzazione nelle scuole, in particolare sullo spreco alimentare. Noi che veniamo dall’Etiopia conosciamo cos’è la fame perché l’abbiamo provata, cos’è la sete perché l’abbiamo patita e anche quali sono le difficoltà di andare a scuola camminando per ore senza aver fatto colazione. Come insegnante, mi impegno personalmente su questi temi per l’educazione civica. Nelle scuole facciamo anche vedere il documentario “Sorrido con un dente solo” che abbiamo realizzato per parlare della vita in Etiopia e in particolare del legame di amicizia con il Trentino.

 

Sempre per parlare di cinema, come accennato, siamo stati attivi durante l’ultima edizione del Trento Film Festival partecipando a diverse conferenze. Poi tutti rcordano sicuramente la nostra amica Agitu, per la quale ci siamo impegnati, grazie anche al supporto del Comune, a restituire la salma ai famigliari in Etiopia e a costituire un comitato etico per la realizzazione di progetti non solo a Trento ma anche in altre zone per favorire l’imprenditorialità femminile. Abbiamo anche aiutato una ragazza a venire qui dall’Etiopia per essere operata al cuore. E siccome era necessario che si sottoponesse a visite di controllo settimanali, grazie alla collaborazione con la Provincia siamo riusciti a farla rimanere a Trento e a permetterle di iniziare un percorso scolastico in un istituto professionale per parrucchieri.

 

Qual è il progetto a cui è più affezionato?

 

Un nostro progetto poi in cui crediamo molto è “Una mucca per la vita”. Grazie a una raccolta fondi siamo riusciti a donare quindici mucche ad altrettante famiglie bisognose in Etiopia così da dar loro una fonte di reddito grazie alla produzione di prodotti caseari. Queste famiglie sono obbligate a non vendere l’animale e dare il primo vitellino a un’altra famiglia in difficoltà, così da creare una specie di catena di Sant’Antonio. In Etiopia stiamo anche ultimando una casa per l’infanzia: si tratta precisamente di una casa-scuola dove i bambini che vivono situazioni di forte emarginazione potranno studiare e dormire con le proprie famiglie. Per questo progetto è importante soprattutto il coinvolgimento delle donne sia per loro, come opportunità di emancipazione, sia per la cura affettiva dei bambini. La struttura è quasi completata e il valore complessivo della costruzione è di circa 38 mila euro.

 

C’è una persona che l’ha particolarmente colpita durante la sua attività di volontariato?

 

Penso a una persona, di cui non posso fare il nome, che ha contribuito molto ai progetti della nostra associazione permettendone la realizzazione. Ma come questa ho conosciuto tante altre persone di buona volontà che credono molto nella nostra azione e per questo dedicano il cento per cento di sé stesse in ogni modo possibile. Il senso del volontariato può essere riassunto secondo me con le parole di madre Teresa di Calcutta: «Non tutti possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grande amore».

 

C’è qualche necessità o criticità che ci vuole segnalare?

 

Per il tipo di attività che facciamo, è un grande ostacolo alla nostra azione il fatto che il sistema dell’accoglienza sia stato depotenziato e che vi sia un clima politico che non favorisce molto la cooperazione internazionale. Un altro grande ostacolo alla nostre attività è certamente la burocrazia.

 

Pensa che il volontariato le abbia fatto conoscere meglio la città e diventare più consapevole?

 

Certamente! Fare volontariato ti insegna la città, la cultura, la lingua e il modo di vivere di un trentino. Si tratta di un’occasione per conoscere l’altro. Mi viene da dire che il volontariato non è solo dare perché comunque ti ritorna qualcosa: hai due mani che danno, ma anche due mani che ricevono. Aiutando gli altri ti senti infatti parte di un gruppo. Io ad esempio mi sento ormai più trentino che etiope ed è una cosa che sento soprattutto quando torno in Etiopia.

 

Fare volontariato mi rende felice perché…

 

Fare volontariato mi rende stra-felice! Perché anziché sprecare il mio tempo senza fare nulla mi dedico alle persone meno fortunate di me e allo stesso tempo conosco un’altra cultura, una cosa che in una società inter-culturale come la nostra è un arricchimento. Sono felice di dedicarmi alle altre persone.

 

Mi può dare dei contatti per la sua associazione per chi fosse interessato a farne parte?

 

Per rimanere aggiornati su cosa facciamo e contattarci è sufficiente visitare il nostro sito www.amicietiopia.wordpress.com.

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