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''A 13 anni chiedevo soldi per comprarmi qualche panino, a 17 mi avete aperto le porte in Sicilia'', storia di Patrice Evra ''gobbo'' vero partito dal Marsala per vincere tutto

Campione assoluto, in carriera ha vinto tutto quello c'era da vincere con le maglie di Manchester United e Juventus. Il suo inizio nel calcio dei grandi è datato 1998: il Torino lo scartò ad un provino e lui scelse la Sicilia per cominciare un percorso diventato poi straordinario. Il video con cui esplicita tutto il suo amore per la terra sicula (e la Juventus, lo ribadisce ogni volta che può) ha già fatto il giro d'Europa

Di Da.Lo. - 31 maggio 2021 - 19:54

TRENTO. Oggi personaggio molto molto social, ieri un calciatore pazzesco, con un palmares impressionante. Nella sua bacheca trovano spazio una Champions League, un Mondiale per Club, 5 Premier League, 3 Coppa di Lega inglese, 5 Community Shield, 2 Scudetti in Italia, 2 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana e una Coppa di Lega francese.

 

Lui è Patrice Evra, uno dei terzini sinistri più forti degli ultimi 50 anni, giocatore che ha lasciato il segno in tutti i club nei quali ha militato, a partire dal Monaco, passando per il Manchester United, dove è rimasto per 8 stagioni vincendo praticamente tutto quello che c'era da vincere e la Juventus, visto che con i bianconeri, dal 2014 al 2017, si è tolto lo sfizio di vincere anche in Italia.

Senegalese d'origine, all'età di tre anni si trasferisce in Francia, seguendo il padre che di professione era diplomatico. Iniziò a giocare in società dilettantistiche e, durante i primi anni, attirò l'attenzione di tanti club: era veloce e tecnico, ma la struttura fisica non lo aiutava e, per questo motivo, veniva regolarmente respinto. Nel 1993 il Psg Saint Germain lo notò mentre vestiva la maglia del CSF Bretigny e decise di puntare su di lui, impiegandolo come esterno alto. L'esperienza all'ombra della Torre Eiffel durò poco ed Evra tornò al Bretigny e, durante un torneo di calcio a 5, venne notato da un osservatore del Torino che lo convocò per un provino: l'obiettivo era quello di schierararlo nella formazione Primavera.

 

La maglia granata, però, non la indossò mai perché, nel frattempo, Evra venne contattato dal Marsala, società siciliana che all'epoca militava in serie C e oggi, purtroppo, non più esistente. La proposta di catapultarsi nel calcio dei grandi immediatamente e a soli 17 anni apparve assolutamente allettante al mancino nato a Dakar, che disse sì al Marsala e si trasferì in Sicilia.

Proprio alcuni giorni or sono lo stesso Evra, ormai diventato un personaggio social (le sue dirette sono assolutamente divertenti ed è un vero e proprio idolo del popolo juventino, visto che non manca mai di sottolineare il suo attaccamento ai colori bianconeri), nel corso di un video pubblicato sul proprio account ufficiale Instagram (seguito da 7,5 milioni di follower) ha ricordato con parole splendide la sua avventura in Sicilia, nonostante da quel momento siano trascorsi 23 anni.

 

"Italia vi amo - queste le sue parole mentre in sottofondo si diffondono le note della splendida "Sally" di Vasco Rossi -. Non dimentico mai che a 17 anni mi avete aperto le porte, specialmente la Sicilia. Minchia (si può dire? Sì dai, ndr) da paura andava zio Pat" - prosegue, imitando l'accento siciliano - Ragazzi, questo è un messaggio per tutta la gioventù italiana: non mollare mai. A 13 anni chiedevo soldi davanti  ai negozi per comprarmi qualche panino e, anche se sono un "gobbo" vero (ecco la sua juventinità, assolutamente "approvata" da parte di chi scrive, ndr) che dispiace a qualche persona, vi voglio bene perché è sempre l'Italia che vince".
Il video si chiude con Evra che canta a squarciagola Vasco, si mangia una fragola (eh sì, la canzone dice anche quello), chiude con un "i love youuuuu" dedicato all'Italia e alla Sicilia.

 

 

 

 

In serie C1 con il Marsala Evra disputò 26 presenze tra campionato e playout, mettendo a segno tre reti, contro Acireale, Avellino e Savoia e, nonostante la stagione sfortunata della squadra siciliana, le sue buone prestazioni gli valsero la chiamata in serie B da parte del Monza, che lo acquistò per 250mila euro. In Brianza l'esperienza non fu troppo fortunata (3 presenze appena) ma non stoppò la sua ascesa nel calcio. Nel bienno successivo passò al Nizza e, dopo una prima stagione trascorsa quasi interamente nella seconda squadra, nell'annata 2001 - 2002 fu uno dei perni della formazione maggiore in Ligue 2. Il Monaco, allenatore all'epoca da Didier Deschamps, puntò su di lui che, nel frattempo, era retrocesso da ala a terzino: quattro stagioni nel Principato e poi il trasferimento allo United per esplicito volere di Alex Ferguson. Con i "Red Devils" vinse tutto quello che c'era da vincere in ambito inglese e internazionale, affermandosi come uno dei migliori esterni sinistri del mondo.

 

Durante la sua lunga permanenza in maglia United fu protagonista, suo malgrado, di un episodio (anzi di un duplice episodio) che fece il giro del mondo. Il 20 dicembre 2011 una sentenza rivoluzionara della Football Association decise di punire Luis Suarez con otto giornate di squalifica per gli insulti razzisti rivolti ad Evra. Successivamente nell'incontro di campionato dell'11 febbraio 2012 tra i Red Devils e il Liverpool, il centravanti uruguagio rifiutò la stretta di mano offerta dal giocatore ad inizio match.

 

All'età di 33 anni decise di provare un'altra esperienza e con la Juventus fu subito amore a prima vista: giocò per due stagioni e mezza con i bianconeri, vincendo anche qui, tutto quello che si poteva vincere sul territorio nazionale e togliendosi lo sfizio anche di segnare alcune reti molto pesante.

Il suo atteggiamento e l'attaccamento ai colori lo fecero diventare sin da subito un idolo della tifoseria che, ancora oggi, segue e inneggia a Patrice Evra che, da quando ha deciso di chiudere con il calcio giocato, non ha smesso di far parlare di sè. Sempre in modo positivo, perché prima di essere un campione dentro il terreno di gioco, l'esterno mancino si è sempre dimostrato assai intelligente. E con un cuore che, per metà, è siciliano.

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