Stop alle inquadrature hot, l’ex campionessa Manuela Levorato: “La narrazione sportiva deve valorizzare la prestazione, non indugiare sul corpo delle atlete”
Manuela Levorato, ex velocista e vicepresidente della Fidal, sullo stop delle inquadrature mediatiche che indugiano sulle atlete femminili: “Alcune atlete, come quelle che hanno contribuito a redigere il documento, hanno dichiarato apertamente che sentirsi costantemente osservate dalle telecamere genera ansia e rappresenta un'ulteriore pressione. Questo non va bene, ed è giusto che si siano prese delle misure adeguate''. E sull'arrivo dei social nel mondo dello sport? ''Va bene costruire il proprio personaggio e valorizzare gli sponsor, ma lo sport deve anche continuare a trasmettere valori positivi ed essere un esempio per i più giovani''

TRENTO. La narrazione dello sport femminile deve concentrarsi sulla prestazione atletica e non sull'aspetto fisico delle atlete. È questa la posizione di Manuela Levorato, ex velocista azzurra e vicepresidentessa della Fidal, che sostiene le nuove linee guida dell'European Broadcasting Union (Ebu), pensate e diffuse per limitare le inquadrature televisive che indugiano inutilmente sul corpo delle sportive.
Le indicazioni, contenute nel documento “Raising the Bar” (Qui il link per chi volesse leggerlo), invitano i broadcaster (emittenti, registi e coloro che hanno la telecamera in mano) ad evitare riprese dal basso o da dietro, primi piani prolungati e zoom su parti del corpo prive di rilevanza sportiva, privilegiando invece le inquadrature ampie, frontali e focalizzate sul gesto tecnico.
Il Dolomiti di questo ne ha parlato anche con Franco Bragagna (Qui l’articolo), ma per fare ancora una volta luce sulla questione, parecchio dibattuta sui social negli ultimi giorni, ecco anche il pensiero dell'ex atleta azzurra: “Sono totalmente d'accordo – afferma –. Capisco perfettamente le ragioni di queste indicazioni, perché la situazione rispetto a quando gareggiavo io non è cambiata. Prima di criticarle, come ho visto fare in questi giorni sui social, bisogna comprendere perché si è arrivati a questa decisione. La narrazione sportiva deve soffermarsi sulla prestazione e troppo spesso, ancora oggi, non è così”.
Il documento è nato grazie al contributo di atlete di livello internazionale (campionesse come Holly Bradshaw, astista britannica, Ivana Španovic, lunghista serba, e Blanka Vlašic, ex altista croata), che hanno denunciato come alcune immagini televisive abbiano alimentato commenti sessisti e molestie sui social network.
Secondo Levorato, il problema riguarda soprattutto e principalmente quelle riprese che insistono su momenti privi di valore tecnico, body che si spostano, pantaloncini che si alzano, azioni comuni come farsi la coda ai capelli e posizioni qualsiasi che vengono rese 'ambigue' dallo zoom. Alcuni video (si pensi a quello della pattinatrice olandese Jutta Leerdam e all'ingrandimento fatto sul suo reggiseno marca Nike in occasione delle Olimpiadi) fanno il giro del mondo e con lo sport, in effetti, non hanno nulla a che vedere: “Ci sono situazioni in cui la regia si sofferma su dettagli che non aggiungono nulla alla comprensione della gara. Sono particolari che possono essere tranquillamente evitati” aggiunge la vicepresidentessa della Fidal.
L'ex velocista sottolinea che mostrare la bellezza delle atlete non rappresenta un problema, ma diventa inopportuno quando l'attenzione si sposta dal gesto sportivo al corpo: “Indugiare su certe immagini può mettere a disagio le atlete proprio nei momenti in cui dovrebbero essere concentrate esclusivamente sulla loro prestazione” aggiunge.
Levorato ricorda poi anche un episodio che riguarda la sua esperienza personale: “Essere bionda e piacente attirava inevitabilmente maggiore attenzione, ne ero consapevole. Alcune atlete, come quelle che hanno contribuito a redigere il documento, hanno dichiarato apertamente che sentirsi costantemente osservate dalle telecamere genera ansia e rappresenta un'ulteriore pressione. Questo non va bene, ed è giusto che si siano prese delle misure adeguate”. Poi, a rendere ancora più complessa la situazione contribuisce il peso di quelli che sono i social media e il mondo dell'online. Oltre alla competizione sportiva, gli atleti devono gestire immagine, sponsor e presenza digitale (e di questo ne abbiamo parlato anche Qui): "È un lavoro nel lavoro. L'importante però dovrebbe essere il cronometro o la misura ottenuta. Spesso purtroppo ci si ritrova a pensare anche a come si appare davanti alle telecamere perché quelle immagini si diffondono ovunque e restano per sempre sul web” continua sempre l’ex atleta.
Sul tema dell'abbigliamento tecnico, le scelte delle atlete rispondono principalmente e soprattutto ad esigenze funzionali: “L'abbigliamento è pensato per garantire libertà di movimento. Non si può pensare che basti modificarlo per risolvere il problema delle inquadrature - aggiunge Levorato -. Tante mettono i calzoncini e corrono e saltano senza problemi. Nel mio caso, quando gareggiavo, mi trovano molto male con quelli. È vero, l’abbigliamento è molto striminzito, ma si ha il bisogno di fare movimenti estesi e serve comodità”
L'ex campionessa spiega come oggi gli atleti siano molto più vicini ai tifosi rispetto al passato proprio grazie ai social, un aspetto positivo che però aumenta anche l'attenzione sull'immagine personale (e anche l’ansia che ne deriva): “Com’è cambiato il mondo con l’arrivo dei social? Di 360 gradi. Con le mie college ci ridiamo su, ma mentalmente fa strano pensare a come sarebbe stato per noi, anni fa, gestire una cosa simile. Sono professionisti con pochi anni di attività e bisogna sfruttare questa carriera lampo. Va bene costruire il proprio personaggio e valorizzare gli sponsor, ma lo sport deve anche continuare a trasmettere valori positivi ed essere un esempio per i più giovani” continua Levorato.
L’atletica, grazie anche al ruolo dei social e alla loro evoluzione negli ultimi anni, è entrata nelle case di molti e molte: atleti come Mattia Furlani, Gianmarco Tamberi, Larissa Iapichino, sono attivi sui social e oltre ad allenarsi, trovano stratagemmi per parlare quotidianamente dei propri sponsor. Immagine personale, social e mondo dello sport sono quindi strettamente correlati e ciò riconferma il cambiamento epocale e i trend in atto.
Molte delle critiche rivolte alle nuove linee guida diffuse dal'European Broadcasting Union nascono forse dal mancato riconoscimento del problema da parte di alcuni spettatori inseriti in un retaggio culturale che fa riferimento altri ideali e 'a questioni più gravi': “In pochi hanno davvero compreso perché l'Ebu e Atletica Europea abbiano ritenuto necessario intervenire. L'obiettivo non è censurare le immagini, ma riportare l'attenzione su ciò che conta davvero: la prestazione sportiva”.


















