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Amos Mosaner, da Cembra all'oro olimpico: ''Non si percepisce ma il curling è uno sport difficile e faticoso''. Il campione a Pechino si racconta a Bskt, il magazine di Aquila Basket

Amos Mosaner è protagonista sulla rivista Bskt di Aquila Basket: l'atleta della val di Cembra, con la veneta Stefania Constantini, ha portato l'Italia sul gradino più alto del podio alle ultime Olimpiadi invernali di Pechino

Pubblicato il - 31 marzo 2022 - 19:04

TRENTO. "Non si percepisce ma questo sport è difficile e anche faticoso, bisogna avere qualità in tutti gli aspetti". A dirlo Amos Mosaner, campione olimpico a Pechino. "Prima di tutto bisogna avere tantissima tecnica, poi c'è una fondamentale componente di tattica, di strategia, di lettura delle situazioni. Non meno importante la componente fisica: le partite sono lunghe".

 

L'atleta della val di Cembra, con la veneta Stefania Costantini, ha portato l'Italia sul gradino più alto del podio alle ultime Olimpiadi invernali di Pechino. La prima medaglia d'oro azzurra in questa disciplina. Un successo arrivato dopo un percorso netto di undici vittorie in altrettante gare. 

 

"Non so se ho ancora realizzato esattamente cosa sia successo. È stato talmente inaspettato e talmente intenso. Quando hanno suonato e ho cantato l’Inno di Mameli sul gradino più alto del podio è stato un momento incredibile - dice Mosaner - una delle cose più belle che possano capitare nella carriera di qualunque atleta"

 

E Amos Mosaner si racconta a Bskt, il magazine di Aquila Basket per raccontare storie, volti e personaggi che ruotano intorno al mondo bianconero. Il campione olimpico ha parlato anche della sua passione per la palla a spicchi. "Prima di tutto mi piace l’atmosfera del palazzetto e della partita in generale. E mi esaltano i gesti atletici dei giocatori. Stoppate e schiacciate. Spero di venire presto a vedere qualche altra partita a Trento".

 

Amos da Cembra all'oro olimpico

L’abbraccio di Gimbo Tamberi a Marcell Jacobs è per l’Italia l’immagine simbolo delle Olimpiadi di Tokyo, credo siamo quasi tutti d’accordo. I volti copertina dell’Olimpiade Invernale di Pechino 2022 invece sono quelli di Amos Mosaner e Stefania Constantini.

 

Avanzo io questa candidatura, doverosa per le emozioni che la magica coppia del curling ci ha regalato nelle settimane di giochi a cinque cerchi. Amos Mosaner è un ragazzo di 26 anni di Cembra: fisico possente più da cestista che da sport del ghiaccio (sfiora i 2 metri di altezza), carattere mite e tranquillo, trentino nell’anima. Cresciuto con i poster di LeBron James e del pluricampione canadese di curling Kevin Martin e con il sogno di fare dello sport la sua vita. Di sport ne prova parecchi, da piccolo: ciclismo, calcio, pallavolo.

 

Con la bicicletta corre fino alla categoria Allievi, poi cominciando le superiori si trova ad un bivio e sceglie il cuore, sceglie quello che per la famiglia Mosaner è un vero e proprio “affare di famiglia”: il curling. Papà Adolfo è un giocatore ed è “icemaker” del ghiaccio di Cembra. 

 

E dal quel momento, Amoscomincia la tua avventura nel mondo del curling.
Nel 2012 ho raccolto le mie prime soddisfazioni alle Olimpiadi giovanile e negli Europei “under”: nel 2013 e 2014 mi sono qualificato ai Mondiali junior divisione A, un risultato che praticamente l’Italia non aveva mai raggiunto. 

 

Bei risultati che ti hanno portato a continuare con ancora più entusiasmo e consapevolezza.

Nel 2017 grazie all’aeronautica militare il curling è diventato il mio vero e proprio lavoro: in Italia a fare i giocatori professionisti tra uomini e donne siamo in cinque. Un numero che fa capire quanto questo sport possa e debba crescere nel numero di partecipanti e di considerazione da parte di tutti: speriamo con questi risultati di aver contribuito a dare una bella spinta per fare appassionare più persone possibile.

 

Quali devono essere le qualità di un grande giocatore di curling

Dall’esterno forse non si percepisce, ma questo è uno sport difficile e anche faticoso, bisogna avere grande qualità in tutti gli aspetti. Prima di tutto tanta, tantissima tecnica. Poi c’è una fondamentale componente di tattica, di strategia, di lettura delle situazioni. E infine, ma non meno importante, c’è anche l’aspetto fisico: lo “sweeping” richiede tanta sostanza, e le partite sono lunghe.

 

Avevi già preso parte alle Olimpiadi del 2018: come è stata l’esperienza in Cina dal punto di vista della vita fuori dalla pista

Di sicuro in questa edizione è mancato lo spirito olimpico, quell’atmosfera carica di entusiasmo e adrenalina che si respira al villaggio olimpico: per colpa della pandemia bisognava stare il più isolati possibile, c’era obbligo di mascherina ovunque, stanze singole, plexiglas tra i tavoli alla mensa. Il cibo tra l’altro non era proprio di grande qualità, diciamo così. È stato tutto molto particolare, comprensibile visto il contesto ma di sicuro non ideale per gli atleti.

 

A Pechino tu e Stefania nel double mixed avete cominciato a vincere nel girone di qualificazione e non vi siete fermati più: quando hai capito che potevate puntare a qualcosa di importante?
Il nostro obiettivo era qualificarci tra le quattro coppie che sarebbero andate in semifinale: sapevamo di poterci riuscire, conoscevamo le nostre qualità. Una volta che dopo la sesta partita abbiamo ottenuto la matematica qualificazione alle semifinali ci siamo resi conto di giocare davvero per una medaglia, che alla fine siamo riusciti a conquistare.

 

Un oro storico, la prima medaglia di sempre alle Olimpiadi per l’Italia nel curling

Sì esatto. Una soddisfazione incredibile. 

 

Si riesce davvero a fare gioco di squadra anche nel curling?
Assolutamente sì, è un aspetto fondamentale. Forse più accentuato nelle gare che ho fatto con la squadra maschile, dove si gioca in quattro, ma anche in coppia: serve avere feeling, sintonia, intesa sulla strategia e sulle sensazioni durante la partita. Con Stefania è un rapporto molto particolare, non ci conosciamo benissimo nel senso che abbiamo cominciato a gareggiare assieme solo dai primi mesi del 2021. Paradossalmente il fatto di non essere ancora familiari al 100% uno con l’altra ci ha fatto tenere altissima la concentrazione, abbiamo tirato fuori il meglio di noi stessi mantenendo standard molto elevati. Questo aspetto credo sia stata una delle chiavi del nostro successo. 

 

E gara dopo gara aumentava il livello di partecipazione ed entusiasmo anche del pubblico italiano che ha cominciato a seguirvi, sostenervi, esultare per le vostre vittorie.
È una vicinanza che abbiamo colto soprattutto con il numero di messaggi, chiamate, reazioni dei social che vedevamo ogni giorno. È stato davvero strano, non c’era pubblico in tribuna ovviamente ma sentivamo come se ce ne fosse.

 

Cosa si prova a vincere un oro olimpico?
Mah, non so se abbia ancora realizzato esattamente cosa sia successo. È stato talmente inaspettato e talmente intenso. Quando hanno suonato e ho cantato l’Inno di Mameli sul gradino più alto del podio è stato un momento incredibile, una delle cose più belle che possano capitare nella carriera di qualunque atleta. Lì a Pechino non ci sono stati grandi festeggiamenti, per la situazione organizzativa nella pandemia e perché in pratica il giorno dopo per me già cominciavano le gare con la squadra maschile.
Però è stato davvero emozionante sia il modo in cui sono stato accolto a Milano al mio rientro in aereo e poi ancora di più a Cembra con tutti i miei amici e parenti. Io sono legatissimo al mio paese e al mio territorio, il Trentino è un posto davvero speciale per me.

 

Al rientro in Italia posso solo immaginare la valanga di messaggi, complimenti, interviste. C’è stato qualcosa che ti ha emozionato più di altre

La chiamata del presidente Malagò, il giorno dopo aver vinto la medaglia. Non me l’aspettavo, è stato un onore e un’emozione fortissima. Non ci avevo mai parlato di persona prima. Poi specialmente sui social abbiamo ricevuto i complimenti di personaggi sportivi che io stimo e apprezzo come Berrettini o Barella. Sono piccole cose ma che ti fanno rendere conto delle dimensioni della tua impresa.

 

Sei venuto alcune volte a vedere l’Aquila giocare a Trento dal vivo in questi anni, LeBron è uno dei tuoi idoli: cosa ti piace così tanto della pallacanestro?
Prima di tutto mi piace l’atmosfera del palazzetto e della partita in generale. E mi esaltano i gesti atletici dei giocatori. Stoppate e schiacciate. Spero di venire presto a vedere qualche altra partita a Trento.

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