Cresce l'attesa per la finale di Coppa Davis: alle 16 il primo singolare, poi toccherà a super Sinner. A Malaga gli azzurri a caccia del trofeo che manca dal 1976
Il ct azzurro Volandri non ha ancora sciolto le riserve su chi scenderà in campo per primo. Poi toccherà al fuoriclasse altoatesino che affronterà il numero 12 de Minaur e, in caso di doppio, si ripresenterà certamente sul terreno di gioco. La finale sarà trasmessa in chiaro su RaiDue (e in streaming su RaiPlay) e su Sky Sport Uno e Sky Spor Tennis (in streaming su Now) per gli soli abbonati con ampio pre partita

TRENTO. Appuntamento con la storia e in tutta Italia è ormai "febbre da Davis" e "Sinner mania". L'attesa è spasmodica in tutta la Penisola, da Sesto (non a caso...) sino alla Sicilia. Oggi si parla pochissimo del "derby d'Italia" tra Inter e Juventus. Il focus è su Malaga.
Il countdown terminerà quando l'orologio si fermerà sulle ore 16: al "Palacio de Deportes José Maria Martin Carpena" inizierà ufficialmente la finale di Coppa Davis 2023. Toccherà subito ai numeri due di Italia e Australia: se il capitano non giocatore australiano Lleyton Hewitt ha già fatto tutte le proprie scelte, sia in singolare che in doppio, il ct azzurro Filippo Volandri non ha ancora sciolto le riserve su chi sarà il primo singolarista a scendere in campo contro il comunque temibile Alexei Popyrin, numero 40 del mondo.
La finale sarà trasmessa in chiaro su RaiDue (e in streaming su RaiPlay) e su Sky Sport Uno e Sky Spor Tennis (in streaming su Now) per gli soli abbonati con ampio pre partita dallo studio e dagli inviati.
Matteo Arnaldi (numero 41 del ranking) è dunque il favorito per affrontare Popryn, visto che Lorenzo Musetti è in condizioni fisiche deficitarie (e si è visto in semifinale) e Lorenzo Sonego verrà quasi certamente preservato per il doppio. La scelta, dunque, dovrebbe cadere inevitabilmente sul 22enne sanremese, che all'esordio contro l'Olanda è stato sconfitto Van de Zandschulp dopo una battaglia di tre ore e tre match point sprecati.
Se, invece, Volandri opterà a sorpresa per Sonego, allora si giocherà una sorta di "all in" sperando di chiudere ogni discorso in due partite
Poi toccherà a Jannik dai capelli rossi (qualcuno sta già preparando la canzoncine sulle note della sigla del cartone animato "Anna dai capelli rossi"), che è sì super favorito contro Alex de Minaur, numero 12 del ranking e sempre sconfitto da Sinner nei cinque precedenti, ma avversario comunque da prendere con le molle. Solamente per il fatto che ha potuto disporre di un giorno e mezzo in più di riposo e, sin qui, ha giocato solamente due partite contro le quattro del fuoriclasse di Sesto, in campo sia in singolare che in doppio sia nei quarti che in semifinale.
Certo è che se Sinner farà.. il Sinner allora non ce ne sarà per nessuno e c'è da auspicare che quello dell'altoatesino sia l'ultimo match in programma. Sì, perché il doppio australiano è molto forte, ben più di quelli olandese e serbo, visto che Matthew Ebden è il numero 4 del ranking e Max Purcell è il numero 45 della specialità. I due giocano insieme da tempo e, nel 2022, hanno vinto il torneo di Wimbledon.
La specializzazione, soprattutto sul veloce dove gli scambi durano pochissimo e l'intesa è elemento fondamentale, danno gli "aussie" favoriti nella prova "due contro due", anche se il Sinner attuale è giocatore in grado di sovvertire ogni tipo di pronostico.
Ma, per evitare ogni problema, meglio mettersi al riparo. Se Arnaldi riuscisse nell'impresa di battere Poyrin, Sinner scenderebbe in campo con il match ball "nelle corde". E, l'italiano dagli occhi di ghiaccio che ha riacceso l'amore per il tennis in tutta la Penisola, diventando lo sportivo italiano (ma non solo) del momento, ha dimostrato di non avere paura: braccia e polsi non hanno tremato nemmeno quando si è trovato a dover annullare tre match ball a Djokovic, figuratevi che problema avrebbe a giocare il match decisivo, lui che ambisce - quanto prima - a vincere un torneo del Grande Slam.
Quello di oggi è un vero e proprio appuntamento con la storia di una competizione non troppo fortunata per i colori azzurri: l'Italia ha infatti conquistato solamente una volta l'ambitissima insalatiera, segnatamente 47 anni fa. L'ultima finale è invece datata 1998 e i ricordi che riaffiorano nella mente di protagonisti e appassionati sono tutt'altro che felici.
La formula era molto diversa rispetto a quella attuale. Si giocava al meglio delle cinque partite, in concentramenti di tre giorni con partite da tre su cinque. Venticinque anni fa il percorso degli azzurri - Andrea Gaudenzi, Davide Sanguinetti, il doppista Diego Nargiso e Gianluca Pozzi - iniziò dal netto successo ottenuto contro l'India, seguito poi dal 5 a 0 rifilato a Prato, sulla terra rossa, allo Zimbabwe dei fratelli Wayne e Byron Black.
In semifinale ci toccarono gli Stati Uniti. A Milwaukee gli Usa non schierano i due "ingiocabili" Pete Sampras e Andre Agassi, affidandosi a Todd Martin (numero 28 del mondo) e Jan-Michael Gambill, numero 50 del ranking.
Gaudenzi battè in quattro set Gambill, Sanguinetti travolse Martin (che in carriera aveva disputato due finali di Slam) e il doppio Gaudenzi - Nargiso chiuse i conti, battendo Martin e Gimelstob.
L'ultimo atto venne disputato davanti ai 15mila del Forum di Assago contro la Svezia di Magnus Norman e Magnus Gustafsson. Gaudenzi, oggi presidente dell'Apt, non era nelle migliori condizioni fisiche e aveva rinviato l'operazione alla spalla destra proprio per essere presente alla finale di Coppa Davis. Fu ad aprire le danze contro Norman e, alla soglia del tie break del quinto set, i tendini della spalla cedettero definitivamente, lasciandolo con il braccio a penzoloni. Il faentino dovette alzare bandiera bianca e le speranze azzurre di bissare il successo di Cile '76, di fatto, terminarono in quel momento.
Sanguinetti venne sconfitto poi in tre set da Gustafsson e gli specialisti svedesi del doppio Jonas Björkman e Niclas Kulti portarono in dote e il terzo e decisivo punto agli scandinavi contro Nargiso e Sanguinetti, trasformando i due restanti singolari (nei quali scesero in campo Pozzi e Nargiso) in semplici esibizioni "dovute" a chi aveva acquistato il pacchetto completo per assistere a tutti i match.
Oggi è un'altra storia, tutt'altra storia, perché uno dei più forti del pianeta, destinato a dominare il tennis mondiale per almeno un decennio ce l'abbiamo noi. Si chiama Jannik Sinner, è di Sesto, ha appena 22 anni ma la maturità di un 30enne. E' italiano ed è sempre stato orgoglioso di esserlo. E chi l'ha messo in dubbio oggi dovrebbe chiedere "scusa". Prima della finale, farlo dopo sarebbe troppo facile.














