Biathlon | Il malore in gara alle Olimpiadi, un brutto infortunio in estate. Giacomel tra sogni e sfortune verso la nuova stagione: "Ho voglia di tornare finalmente a competere"
Si avvicina l'inizio della Coppa del mondo di biathlon e Tommaso Giacomel racconta luci e ombre del suo 2026 a il Dolomiti: "Ho cercato di trasformare infortuni e sfortune in opportunità, era inutile concentrarsi sulle tante cose negative e costringersi a vedere tutto nero. Ora ho soprattutto voglia di tornare a gareggiare, di competere, di rimettermi in pista a battagliare, di arrivare al poligono con qualcosa in palio"

TRENTO. Luci e ombre. Per raccontare i 10 mesi del 2026 di Tommaso Giacomel si potrebbe attingere ad una serie pressoché infinita di aforismi e luoghi comuni sulla convivenza, necessaria e implacabile, di questi due elementi.
Ma tutto considerato, non sarebbe in linea con lo stile “di poche parole” del classe 2000, trentino di Imer, volto del biathlon maschile italiano e sempre più punto di riferimento internazionale dello spettacolare sport che unisce lo sci di fondo e il tiro con la carabina.
Nel 2026 di Giacomel ci sono successi che ogni atleta sogna di poter realizzare: vittorie in Coppa del Mondo, un argento olimpico con la staffetta mista, momenti di semi-onnipotenza fisica e tecnica.
Ma ci sono anche momenti di ombre, se non di vero e proprio buio: il problema cardiaco che lo ha costretto al ritiro nel bel mezzo dell’ultima gara dei Giochi Olimpici di Anterselva e l’intero finale di stagione di Coppa del Mondo; e poi la sfortunata caduta in bici con conseguente lussazione della spalla che ne ha compromesso il regolare calendario di allenamento per tornare al top della forma durante l’estate.
Infortuni, sfortune, cadute dolorose. Ma se vi aspettate di trovare un Tommaso intento a piangersi addosso maledicendo il destino, non conoscete la forza mentale e la feroce ambizione con cui ha posto le basi della sua appassionante carriera da atleta professionista.
OMBRE.
“Se oggi ripenso ai Giochi, l’emozione che provo è negativa. Al 100% negativa”, racconta Giacomel a il Dolomiti.
D'altronde Giacomel non ama i giri di parole. Il suo modo di vivere il biathlon impone prima di tutto una rigorosa severità verso sé stesso, una costante richiesta di alti standard. Gli stessi elementi che usa nel raccontarsi. Terminare in quel modo l'avventura dei Giochi, ai quali arrivava con il dichiarato obiettivo di vincere medaglie "al plurale", non può che lasciare una ferita profonda, in parte ancora aperta.
“È stato difficile accettare di essermi dovuto fermare a metà gara - riprende Tommaso -, mentre ero in testa e mi giocavo una medaglia olimpica, e andare via da Anterselva in ambulanza. Un momento tosto, fisicamente e mentalmente. Un disastro. Davvero un disastro. Anche perché all’inizio pensavo 'vabbè sì, forse ho perso una medaglia ma amen, un po’ di riposo e torno in pista'. Invece poi le cose non sono andate esattamente così".
Durante la serie di controlli e indagini diagnostiche in ospedale, viene evidenziata "un’anomalia di conduzione elettrica a livello atriale". Si decide di procedere subito con un'ablazione, una piccola operazione eseguita perfettamente ma il verdetto "sportivo" è severissimo. Stagione finita.
Giacomel così segue da casa la corsa alla sfera di cristallo vinta alla fine dal francese Eric Perrot, ma riesce ad essere presente (da spettatore) all'ultima tappa di Coppa del mondo ad Oslo a fine marzo, anche per onorare la memoria per il compianto Sivert Bakken, biathleta norvegese e grande amico di Tommaso morto nel dicembre 2025 mentre si trovava in val di Fiemme con la sua nazionale.
Poi il ritorno, graduale, agli allenamenti. Alla preparazione atletica, allo sport. E quando Tommaso è vicino al ritorno in piena forma, la sfortuna torna a tormentarlo: una caduta con la sua amata bicicletta, l'incidente rovinoso, una spalla ko. È fine giugno, tutti i biathleti spingono sugli skiroll per prepararsi al meglio al lungo inverno di gare che li attende. Giacomel invece è di nuovo fermo, di nuovo al punto zero.
LUCI.
"Sono state settimane difficili, che mi hanno messo a dura prova. Per la gestione del dolore, per il senso di frustrazione di non poter fare quello che volevo, per la riabilitazione. Giorno dopo giorno. Il processo di recupero dall'infortunio non è stato facile, in alcuni momenti mi sentivo quasi sopraffatto dalla negatività, mi chiedevo se la spalla sarebbe mai tornata com'era prima".
"Credo che in pochi - riprende il trentino di Imer - si rendano conto di quanto può essere duro, fisicamente e mentalmente, affrontare un percorso di riabilitazione: il normale allenamento in confronto è una passeggiata. Non sono massaggi e filosofie, tanto per capirsi, ma sedute sfiancanti e spesso molto dolorose, che si ripetono giorno dopo giorno. In quei momenti ho avuto la fortuna di avere intorno a me le persone giuste, sotto tutti i punti di vista. La mia famiglia, le persone care, i professionisti a cui mi sono affidato".
Persone e pensieri: a volte la volontà è l'arma più forte che abbiamo a disposizione. "Per certi versi ho provato a prendere l'infortunio come un'opportunità, era inutile concentrarsi sulle tante cose negative e costringersi a vedere tutto nero. La motivazione a fare di tutto per guarire nel modo migliore possibile e con i giusti tempi ha fatto la differenza. Ho cercato di essere sempre concentrato, attento, propositivo: anche nelle piccole cose, nell'imparare velocemente gli esercizi da fare durante la fisioterapia e in palestra. I giorni sono diventati settimane, poi mesi. Oggi quella è di nuovo la mia spalla, funziona bene, mi dà sicurezza. Cerco di non pensare a quanto tempo abbia 'perso' questa estate rispetto ai miei colleghi e avversari, ma piuttosto a realizzare quanto sono cresciuto confrontandomi con queste avversità. Ora però ho soprattutto voglia di competere, di rimettermi in pista a battagliare, di arrivare al poligono con qualcosa in palio".
Anche perché forse occorre anche ricordarsi di quello che Tommaso stava combinando prima di questa serie di stop: le vittorie in Coppa del mondo, il pettorale giallo, la sfida con i top del circuito per la corona di miglior biathleta del mondo. L'argento olimpico nella staffetta mista, tutt'altro che scontato. I tempi di rilascio al poligono da far girare la testa, il passo sugli sci paragonabile a quello di veri e propri cannibali della disciplina del passato. Un biathleta che l'Italia, semplicemente, non aveva mai avuto. Quello è il punto "sulla mappa" dove Tommaso vuole tornare. Il viaggio sarà lungo, ma senz'altro appassionante.
BIATHLON.
Nelle "classiche" gare di biathlon estivo sugli skiroll Giacomel non ha potuto gareggiare, ma se non altro il ritmo degli allenamenti è cresciuto: il classe 2000 si prepara a raggiungere Ruhpolding, sede del prossimo raduno di allenamento dal 17 al 25 ottobre. Si comincia a fare sul serio.
"C'era una concreta possibilità - precisa Tommaso - che potessi prendere parte alle gare del Loop One di Monaco di Baviera in questo weekend, abbiamo discusso parecchio quale fosse la scelta giusta da prendere in questo momento della preseason. Da un lato sarebbe stato senza dubbio utile per tornare a ributtarsi nella mischia, tornare a gareggiare. D'altro canto però non mi sento ancora pronto per una gara, e la scelta finale pur facendo parte di un team spetta a me. Fare presenza, andare in passerella, non mi interessa. Ho preso la decisione di concentrarmi sull'allenamento, sulla preparazione, sullo sfruttare ogni giorno per recuperare il terreno perso".
Da fine novembre scatta la Coppa del mondo, e allora a dare sentenze sarà finalmente "il biathlon". "Ho ancora un po' di tempo per migliorare la condizione fisica e atletica, chiaramente la preparazione è stata molto diversa da quella che ho vissuto fino ad ora in carriera quindi inizierò la stagione con tanti punti di domanda. Non mi pongo obiettivi, se non quello di riprendermi completamente: per il resto il livello della concorrenza è alto, lo so bene, vedremo come andrà. Il favorito per la Coppa del mondo? Credo che Eric Perrot abbia tutto per ripetersi, ma attenzione a Johan-Olav Botn. Sarà molto pericoloso. Gli svedesi Samuelsson e Ponsiluoma con l'arrivo nello staff di un allenatore come Jonne Kähkönen (reduce dalla positiva esperienza con l'Italia femminile, ndr) potrebbero aver migliorato qualcosa nel tiro al poligono che in termini di continuità è sempre stato un po' il loro punto debole. Gli altri norvegesi? Forse Sturla Lægreid può giocarsela, ma fisicamente e come ritmo sugli sci stretti non mi sembra al livello degli altri. In generale mi aspettavo qualche ritiro in più concluso il quadriennio olimpico, invece anche i veterani ci sono ancora tutti".
Anche per uno degli idoli sportivi di Giacomel non sono tempi facili. "Jannik Sinner? Provo a ispirarmi a lui per mentalità e modo di vivere la competizione, ma lui onestamente è una tacca sopra. Speriamo torni presto in campo".
Chi vorrà vincere la Coppa di cristallo del biathlon, in ogni caso, i conti con Tommaso Giacomel li dovrà fare.














