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| 05/12/2022 | 19:12

IL VIDEO. In sala "Saint Omer", film che ribalta convinzioni e stereotipi

Roma, 5 dic. (askanews) - Alla Mostra di Venezia aveva vinto il Leone d'argento e ora "Saint Omer" arriva l'8 dicembre nei cinema. La regista francese Alice Diop è venuta a presentare a Roma il suo primo lungometraggio, che prende spunto da un caso di cronaca di qualche anno fa, quando una donna di origine senegalese fu accusata di aver ucciso la figlia di 15 mesi. Lo spettatore viene fatto "entrare" dentro l'aula del processo, e la regista spiega: "Ho constatato assistendo al processo che tutte le donne che erano lì, come me, giornaliste, spettatrici, avvocatesse, giudici, sono state completamente trasformate da questa storia". Nel film l'imputata, man mano che risponde alla domande del processo, svela tanti punti di vista, tante interpretazioni dei fatti. Il grande merito di Saint Omer, infatti, è che non dà risposte ma offre un ventaglio ampio e complesso di versioni, emozioni, riflessioni. E in qualche modo invita anche le donne ad essere più indulgenti con se stesse, con le proprie madri, con le altre donne."In effetti guardare la maternità a partire da una donna che ha commesso un atto così orribile, senza giudicarla, interrogando se stesse, è proprio quello che è successo a me e volevo che le spettatrici provassero la stessa cosa". "Saint Omer", inoltre, ribalta il cliché cinematografico della donna nera immigrata e emarginata: nel film l'imputata e la scrittrice che assiste al processo sono due donne nere, colte, intellettuali. "Quella donna era così complessa, potente e misteriosa che mi permetteva di descrivere un personaggio che a me personalmente mancava, nella letteratura, nel cinema: una donna nera che fa vacillare tutti gli stereotipi e i cliché che si affibbiano alla vita di una donna nera. Io sono una donna nera, intellettuale, ho studiato, sono una cineasta. Nell'immaginario collettivo siamo quasi delle figure mancanti, assenti. Per me permettere a dei personaggi così di esistere, al cinema, è il modo migliore per resistere al razzismo e ai cliché che mantengono una forma di dominazione di un gruppo sociale su un altro".

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