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Attualità | 04 ottobre 2026 | 13:00

"Togliere i materassi al bivacco non è una soluzione: è il segno di una sconfitta collettiva". Le parole dell'ex vicepresidente del Cai dopo il provvedimento anti-vandali

Dal 22 settembre, al bivacco sul Monte Fravort, in Lagorai, sono stati tolti i materassi in via definitiva. La decisione arriva dopo i ripetuti episodi di inciviltà e vandalismo che hanno esasperato i volontari. Ma è questa la strada che deve prendere la montagna oggi? Negare l'accoglienza a chi a queste strutture ha sempre dedicato rispetto a queste strutture, per una sparuta minoranza di incivili?  

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

La notizia è di qualche giorno fa: dal 22 settembre il Bivacco dell'Amicizia, nella catena del Lagorai, sarebbe rimasto senza materassi. I volontari d'Alta Quota - che si prendono cura della struttura - hanno preso questa risoluzione per disincentivare l'utilizzo inappropriato del bivacco, più volte oggetto di vandalismi e comportamenti incivili. Sull'episodio è intervenuto Giacomo Benedetti, già vicepresidente del Club Alpino Italiano.

 

Siamo sulla cima del Monte Fravort, a 2340 metri nel comune di Frassilongo, in Trentino Alto-Adige. Il bivacco, inaugurato nel luglio 2022, è stato costruito con sassi e assi di legno: doveva essere simbolo di riconciliazione in un luogo, allora in una zona di fronte bellico, che ospitava una baracca della Prima Guerra Mondiale. Si raggiunge con un'escursione di una decina di chilometri e oltre 600 metri di dislivello.

 

Nonostante la distanza e il valore simbolico della struttura, una serie di episodi di mancanza di rispetto hanno convinto coloro che da anni ne curavano la pulizia e manutenzione che era tempo di prendere dei provvedimenti. In questo articolo, Il Dolomiti riportava le parole dei volontari.

 

"Consapevoli dei possibili disagi, si mira a disincentivare l'utilizzo del bivacco come luogo dove trasgredire, ubriacarsi (e non solo...), fare danni, accendere fuochi fuori dalla porta, spostare, rompere e bruciare assi conservate per la manutenzione, lasciare immondizia e resti di cibo, bottiglie vuote, carta igienica sporca svolazzante attorno alla struttura, fazzoletti ovunque, spesso nascosti sotto le pietre".

 

È questa la montagna che vogliamo? Certamente no. Ma siamo certi che togliere i materassi sia la soluzione? Negare ovvero l'accoglienza anche a chi a queste strutture ha sempre dedicato il rispetto e la cura necessarie, per una sparuta minoranza di incivili? Non è di questo parere l'ex vicepresidente della sezione centrale del Cai, il piemontese Giacomo Benedetti.

 

"Un bivacco è un patto di fiducia.

Qualcuno lo costruisce, qualcuno lo mantiene, qualcuno sale fin lassù per ripararlo, pulirlo, conservarlo. E chi lo utilizza dovrebbe semplicemente avere la stessa cura.

Quando questo patto viene tradito, a perdere sono tutti.

Togliere i materassi non è una soluzione: è il segno di una sconfitta collettiva. Ma forse serve anche a ricordarci una cosa semplice: la montagna non è uno spazio senza regole. È un luogo dove libertà e responsabilità devono camminare insieme.

Chi sale dovrebbe lasciare meno tracce possibili. E, possibilmente, un luogo un po' migliore di come lo ha trovato".

 

Comprendiamo le motivazioni dell'esasperazione dei volontari, ma l'episodio merita di lasciare spazio ad una riflessione più ampia.

 

La montagna sta cambiando e a noi tocca decidere come adattarci a questo cambiamento. Dobbiamo fare i conti con il fatto che la montagna è sempre più frequentata e alla portata di tutti, e questo non va demonizzato a priori. Così come in città possono esistere atti vandalici anche in un contesto comunitario, purché limitati da regole e consuetudini di vita civile, anche in montagna, la reazione all'ignoranza non dovrebbe essere lo scendere a patti con il degrado, ma una continua tensione alla civiltà.

 

"La montagna non è uno spazio senza regole", sottolinea giustamente Benedetti: il mito della montagna selvaggia non regge più. Allo stesso modo, la storia del montanaro "duro" che dorme disteso sulle assi di legno, oggi, lascia il tempo che trova. La regolamentazione è necessaria, ma non può essere semplicemente imposta. Dev'essere accompagnata da un lavoro educativo - certamente lungo e colmo di interruzioni - ma per il quale è essenziale sforzarsi di tenere la barra dritta. Solo così possiamo aspirare ad un progresso del vivere civile, in città così come in montagna.

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