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Buse di Tresca continuano i lavori al bacino: smentita l’ipotesi di un secondo invaso

Alcuni abitanti si erano allarmati per l’apertura di un nuovo cantiere temendo la costruzione di un secondo invaso ma la vicesindaca Bosin tranquillizza: “Solo lavori per la realizzazione di strutture ausiliarie al nuovo sistema d’innevamento”

Di Tiziano Grottolo - 17 luglio 2019 - 16:08

PREDAZZO. “Nessun nuovo bacino – ci tiene subito a precisare Chiara Bosin, vicesindaca di Predazzo con delega all’urbanistica – ma esclusivamente dei lavori per la realizzazione di strutture ausiliarie al nuovo sistema d’innevamento”.

 

Non lasciano spazio ad interpretazione le parole della vicesindaca in risposta a chi temeva che la società 'Obereggen Latemar' stesse realizzando un nuovo bacino nelle vicinanze di quello alle ‘Buse di Tresca’.

 

Nessun nuovo cantiere dunque, ma soprattutto nessun nuovo bacino artificiale, ne avevamo dato notizia (QUI) infatti sull’Alpe di Pampeago, è in via di completamento il bacino artificiale da 60mila metri cubi d'acqua per l’innevamento delle piste da sci sul gruppo del Latemar.

 

“L’opera – si legge nello studio preliminare redatto appositamente – si rende necessaria per la non sufficiente quantità di idonee risorse idriche al fine di sopperire ai carichi di picco necessitati dalla rete ed utilizzare al meglio e contemporaneamente i quaranta generatori di neve attualmente in dotazione alla società”.

Come riportato dalla stessa relazione nell’ultimo ventennio l’innevamento programmato è stato la chiave di volta del successo delle stazioni sciistiche della Valle di Fiemme, infatti il clima degli ultimi anni nel periodo novembre-dicembre ha spesso evidenziato poche giornate caratterizzate da temperature idonee alla produzione di neve artificiale (che si aggira intorno ai -6°c).

 

“I dati sui passaggi – continua il documento – rivelano che l’apertura delle piste entro l’ultimo fine settimana di novembre ha un effetto trainante per l’intera stagione sciistica, le concessioni in essere con gli attuali volumi d’accumulo permettono alla società ‘Latemar 2200’ il funzionamento contemporaneo di tutti i cannoni della società per meno di 4 ore. Risulta strategicamente importante dotarsi di un bacino di accumulo sufficientemente dimensionato per permettere l’innevamento delle piste in 72 ore”.

 

L’intervento renderà così possibile il primo innevamento in soli tre giorni, in questo modo la società che gestisce gli impianti, la ‘Latemar 2200’, potrà essere competitiva anche nei periodi con scarse precipitazioni.

 

“I nuovi scavi – precisa Bosin – servono per l’installazione delle tubazioni di collegamento e di una stazione di pompaggio nei pressi della stazione di monte della seggiovia Tresca, che serviranno per il nuovo sistema d’innevamento”.

 

Il bacino alle Buse di Tresca, oltre a essere considerato uno di quelli di piccole dimensioni, ha seguito un percorso di approvazione lunghissimo, fa sapere sempre Bosin: “Ci sono stati molti incontri pubblici e vari gradi di approvazione, passati anche attraverso la ‘Regola Feudale di Predazzo’, all’inizio il progetto prevedeva un invaso più grande ma siamo riusciti a trovare un equilibrio fra economia e rispetto dell’ambiente”.

 

Secondo l’amministrazione comunale di Predazzo la costruzione dell’invaso segnerà un punto di svolta per l’economia della zona: “È una forma di sviluppo che consentirà alla popolazione di continuare a vivere nelle zone di montagna, creando un impatto minimo sul territorio, ma soprattutto garantendo un’adeguata sicurezza”.

 

Il tema della sicurezza è sicuramente molto sentito in Val di Fiemme, dove impressa nella memoria di tutti rimane la tragedia di Stava, abitato che peraltro sorge a valle del nuovo bacino in costruzione.

 

Proprio per questo tenendo conto che tra pochi giorni, il 19 luglio, cadrà l’anniversario della tragedia abbiamo sentito anche il parere di Graziano Lucchi presidente della ‘fondazione Stava 1985’.

“Parlando di bacini artificiali sicuramente si tocca un nervo scoperto in Val di Fiemme – afferma Lucchi – però mi sento di fare una precisazione, mentre per i bacini della miniera di Prestavel si trattava di invasi per la gestione del rifiuto dell’attività mineraria per quanto riguarda i serbatoio alle Buse di Tresca si intende un impianto di produzione”.

 

Secondo Lucchi questa è una prima differenza fondamentale dal momento che tendenzialmente le imprese sono portate a prestare molta più attenzione nella produzione, al contrario come nel caso di Prestavel, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti si tende a risparmiare. "L’impresa che investe in un impianto di produzione – continua il presidente della fondazione Stava – non lo farà in modo imprudente, è anche nell’interesse dell’impresa avere un impianto sicuro”.

 

Secondo aspetto messo in evidenza da Lucchi sono i controlli: “Nella vicenda di Stava i controlli furono del tutto assenti, non a caso i due direttori del distretto minerario provinciale vennero entrambi condannati, sono rimasto invece positivamente sorpreso quando, durante gli incontri sulla costruzione del nuovo bacino per l’innevamento, ho constatato la presenza del direttore dell’Ufficio dighe della Pat”.

 

Infine, a rassicurare Lucchi ci sono anche le dimensioni dei messi bacini a confronto, se per la miniera di Prestavel si parlava di due invasi che complessivamente raccoglievano circa 300.000 metri cubi di materiale per il bacino d’innevamento si parla di soli 60.000.

 

“Lo ribadisco – conclude il presidente della fondazione Stava – non siamo né favorevoli né contrari, confidiamo però che il controllo venga svolto nel modo più diligente possibile perché ben conosciamo gli event disastrosi che si possono scatenare, da parte nostra terremo alta l’attenzione affinché le cose vengano fatte nel rispetto delle regole”.

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