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| 19 giu 2019 | 11:44

Sembra il muro tra Usa e Messico ma è il nuovo bacino artificiale da 60.000 metri cubi che sorgerà nel cuore delle Dolomiti

Dove prima c'erano i suoni delle Dolomiti ora spunta il bacino artificiale  per l'innevamento delle piste da sci. È quanto sta accadendo sull'Alpe di Pampeago, la sindaca di Predazzo Bosin: "Questo è uno dei bacini con le dimensioni minori"

Sembra il muro tra Usa e Messico ma è il nuovo bacino artificiale da 60.000 metri cubi che sorgerà nel cuore delle Dolomiti
di Tiziano Grottolo

PREDAZZO. Mura di contenimento alte 6 metri, decine di operai al lavoro tra camion, betoniere e ruspe è il brulicante cantiere che si sta scavando sull'Alpe di Pampeago a cavallo tra le amministrazioni di Predazzo e Pampeago. I lavori portati avanti dalla società 'Obereggen Latemar' sono quelli per la costruzione del bacino artificiale di Tresca, che servirà per l'innevamento delle piste da sci della zona.

 

Avrà un'estensione di 15mila metri quadrati per una capienza di 60mila metri cubi d'acqua: "È comunque uno di quelli con le dimensioni minori" fa sapere Maria Bosin, sindaca di Predazzo, comune sul quale sorgerà il bacino. "La zona si presta molto dal punto di vista morfologico – ha spiegato Basin – il progetto ha superato tutti i vari passaggi per l'approvazione senza che venissero rilevate criticità". Il costo totale del progetto si aggira attorno ai 10 milioni, finanziati in parte dalla Provincia con un esborso di 1,6 milioni.

 

Addio quindi al paesaggio immacolato di questa parte delle Dolomiti, che nel tempo aveva ospitato anche le rassegne musicali 'I suoni delle Dolomiti' e 'Voci nel mattino'. Tra l'altro, proprio in questi giorni, la Camera dei Deputati ha reso noto che da quando le Dolomiti sono state nominate dall'Unesco patrimonio dell'umanità (quest'anno ricorrono i 10 anni) i turisti che frequentano queste zone sono aumentati del 10%.

 

Il bacino per l'innevamento sorgerà in località 'Buse di Tresca' e nasce dall'esigenza delle società che gestiscono gli impianti da sci di accumulare acqua, i cambiamenti climatici, e la mancanza di neve in generale, stanno causando non pochi problemi agli impiantisti che per preparare le piste in tempi brevi ricorrono a soluzione di questo tipo. Un'arma a doppio taglio però che rischia di minare dalle fondamenta un ecosistema già messo a dura prova dai cambiamenti climatici e dalla forte antropizzazione imposta dall'uomo.

 

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