Nevegal, le risposte dell'amministrazione sul laghetto: “Per il collaudo c’è tempo fino a giugno 2026. Fatto quello, si procederà al via per uso antincendio e innevamento”
Il laghetto del Nevegal arriva in Consiglio comunale: tre infatti le interrogazioni presentate dalla minoranza durante l'ultima seduta sul mancato utilizzo dello stesso per l’inverno ormai alle porte

BELLUNO. Il laghetto del Nevegal arriva in Consiglio comunale: tre infatti le interrogazioni presentate dalla minoranza durante la seduta di venerdì 31 ottobre sul mancato utilizzo dello stesso per l’inverno ormai alle porte.
La questione era stata infatti recentemente (ri)sollevata dalla stessa Dolomiti Ski Line Nevegal, poiché il laghetto è ormai pronto ma mancano il collaudo e, dunque, l’autorizzazione ai fini dell’innevamento. “Apriremo comunque gli impianti - ammoniva la società pochi giorni fa - ma sarà l’ultimo sacrificio” (qui l’articolo).
Diverse ora le domande poste all’amministrazione dai consiglieri Celeste Balcon (Patto per Belluno), Lucia Olivotto e Francesco Rasera Berna (Insieme per Belluno Bene Comune) e Claudia Bettiol (Partito democratico): cosa è accaduto? Quando sarà fruibile per l'innevamento delle piste? E la mancanza del collaudo dipende dalla mancanza della somma necessaria in bilancio?
A rispondere il vicesindaco Paolo Gamba. “Non è mio compito - afferma - rispondere ad affermazioni riportate dalla stampa, ma ritengo opportuno per la massima trasparenza dare informazioni corrette e in linea con gli elementi tecnici. I lavori di realizzazione del bacino artificiale in località La Grava sono stati realizzati e completati questa estate, grazie a un finanziamento di 1.850.000 euro del Ministero degli interni (nell'ambito del Pnrr). Proprio in questi giorni sono state definite le modalità di riempimento al fine del collaudo tecnico del bacino, il tutto d’intesa con Sib (Servizi integrati bellunesi) perché le opere civili e idrauliche sono già state realizzate”.
“Per il collaudo - prosegue - si deve verificare la tenuta dei capisaldi del coronamento, della impermeabilizzazione e, perciò, del sistema di drenaggio. Ora siamo in attesa che le condizioni meteo riattivino in quota la sorgente dello Schiara, consentendo di alimentare l’invaso a gravità, tramite il complesso sistema acquedottistico della città. Perciò, il Ministero prescrive che i lavori debbano essere terminati entro il 31 marzo 2026 e che il collaudo debba avvenire entro il 30 giugno 2026: a collaudo tecnico fatto, si darà dunque corso all’iter per il suo utilizzo, per uso antincendio, ricreativo o innevamento”.
Una risposta che, però, non ha soddisfatto i consiglieri proponenti. “Purtroppo - osserva Balcon - il Nevegal è nato sotto una cattiva stella. Dopo gli algerini (qui i fatti) e le strisce blu (qui l’articolo) ci mancava solo la rovina del laghetto, che o serve per l’antincendio o per altri scopi come l’innevamento. Non siamo dunque soddisfatti e fa scalpore che si scarichino le responsabilità sul personale. C'è un vecchio detto che dice ‘il pesce puzza sempre dalla testa’: dov’era chi doveva controllare che le pratiche fossero portate a termine?”
“Nemmeno io sono soddisfatta - aggiunge Olivotto - perché di fatto le risposte non sono puntuali, ma molto generiche in particolare sulla questione dei fondi a bilancio. Non ci rimane perciò che aspettare il 31 marzo e il 30 giugno per capire cosa succederà”.












