Grandi carnivori, il paradosso svizzero: abbattimenti record, ma i lupi aumentano. L'esperto: "Operazione 'politica' che non risolve i problemi"
Francesco Romito (vicepresidente e responsabile comunicazione dell'associazione "Io non ho paura del lupo") commenta i report svizzeri sulla gestione dei grandi carnivori: "Nonostante un numero alto di abbattimenti nel 2025, ben 77, aumentano lupi e branchi: questo ci dà molti spunti di riflessione"

TRENTO. Aumentano gli abbattimenti, eppure aumentano anche i lupi presenti sul territorio: in Svizzera ormai da qualche anno gli esperti stanno guardando con attenzione ad un sistema di gestione dei grandi carnivori che sta ottenendo risultati se vogliamo contro-intuitivi, almeno per i non esperti in materia.
Nel corso del 2025 in Svizzera i lupi sono infatti passati da 319 a 350 esemplari (e anche i branchi sono aumentati di 4 unità): stando ai dati contenuti nel report di Kora, l’espansione del predatore è quindi proseguita nonostante l’intensificazione delle misure di regolazione. Nel periodo 2025/26, l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) ha autorizzato l’abbattimento di circa 115 lupi, e ne sono stati effettivamente abbattuti ben 77.
Nel periodo precedente ne erano stati uccisi 92, dopo i 55 della prima fase di regolazione abbreviata 2023/24.
“Il punto interessante di questo report – racconta a il Dolomiti Francesco Romito, vicepresidente e responsabile comunicazione dell’associazione Io Non Ho Paura del Lupo - è il fatto che nonostante un impatto importante degli abbattimenti, la popolazione di lupo continui a crescere. Questo ci lascia di fronte a molte domande e spunti di riflessione”.
A crescere di numero oltre al totale degli animali sul territorio ci sono anche i danni da predazioni: in base ai dati aggiornati al 15 luglio 2025, nel solo Ticino si sono contate una quarantina di predazioni tra accertate e sospette (per lo stesso periodo nel 2024 i casi erano 19, nel 2023 se ne sono contati 11). A livello nazionale invece le predazioni di animali da reddito sono sostanzialmente stabili.
Insomma, abbattere lupi non sembra risolvere i problemi: anzi, si crea un ulteriore costo per la collettività. “Il costo per queste operazioni di prelievo – prosegue Romito – è impressionante, in termini economici e di ore-lavoro delle tante persone coinvolte. Abbattere un lupo è più facile a dirsi che a farsi, si parla di centinaia di ore dedicate dai guardacaccia per l’attività di monitoraggio, ronda e appostamento. Non mi sorprenderebbe alla fine dell’anno che per questi abbattimenti siano stanziati alcuni milioni di franchi”.
Dal report peraltro emergono altri dati significativi: “C’è un capitolo molto interessante che riguarda la dieta dei lupi con 698 campioni analizzati. I dati si riferiscono al periodo tra il 2017 e 2024, ed emerge come la dieta dei lupi sia composta all’88% di fauna selvatica e per l’11% da predazioni di animali ‘domestici’ e di allevamento”.
“La domanda che mi pongo a questo punto è: la rimozione dei lupi serve per ridurre l’impatto dei grandi carnivori sulle attività di allevamento? O ha invece ricadute pesanti sulla rete trofica dell’ecosistema alpino? Sono temi complessi, quesiti a cui non abbiamo risposte. Quello che credo di poter affermare con convinzione invece – conclude Romito – è che per quanto riguarda la Svizzera siamo di fronte a gesti politici, che con scienza e tecnica c’entrano poco. La nostra associazione non è contraria agli abbattimenti a prescindere, lo abbiamo ribadito più volte, ma qui la sensazione è che si voglia trasformare gli abbattimenti in una modalità di gestione quando dovrebbero essere strumenti ‘emergenziali’ e mirati”.












