Dalla salute dei cittadini ai pericoli geologici, i 6 motivi della Sat per dire "No" alla diga del Vanoi: "Una forma anacronistica di sfruttamento della natura"
E' netto il "No" della Sat alla diga sul Vanoi: "Stravolge un sistema fluviale ormai unico nel panorama delle Alpi Orientali. In questo momento di cambiamento climatico è necessario ripensare l’agricoltura con soluzioni integrate e condivise per risparmiare l’acqua bene comune". Ecco i 6 punti della Società alpinistica tridentina

CANAL SAN BOVO. Un netto "No", questa la posizione della Sat sulla diga del Vanoi. "Andrebbe a stravolgere un sistema fluviale ormai unico nel panorama delle Alpi orientali. Intendere l'ambiente come una natura da assoggettare e sottomettere per l'interesse umano è una forma anacronistica e conclusa del passato. In questo momento di cambiamento climatico è necessario ripensare l’agricoltura con soluzioni integrate e condivise per risparmiare l’acqua bene comune".
L'ipotesi di realizzare la diga del Vanoi è tornata sul tavolo. Solo per la progettazione definitiva sono stati messi a bilancio 912.600 euro che arrivano dalla Regione Veneto. Il volume utile ipotizzato per l’invaso è di 33 milioni di metri cubi di acqua, una mole importante visto che la vicina diga dello Schener ha un volume di 8,5 milioni di metri cubi. E sono molte le contrarietà rispetto a questa ipotesi (Qui articolo).
E' chiaro anche l'intervento della Società alpinistica tridentina sulla possibilità di realizzare il Bacino irriguo sul Vanoi da parte del Consorzio di Bonifica Brenta - Cittadella. Sono diverse le obiezioni sollevate dalla sezione Sat Primiero, recepite dal Consiglio centrale dei satini. Ecco i 6 punti per dire "No" all'invaso.
La diga, dice la Sat, stravolge un sistema fluviale ormai unico nel panorama delle Alpi Orientali, costituito da ambienti ripariali per fauna ittica e avifauna; nel torrente Vanoi vivono due specie inserite nella lista rossa Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura): la trota marmorata (salmo marmoratus) e lo scazzone (cottus gobio), tutte e due in pericolo critico.
"I versanti destro e sinistro dell’ipotetico lago presentano pericolosità massima (P4), criticità geologica evidenziata nella carta di Sintesi Geologica, dovuta a potenziali crolli e alla particolare situazione lito-geomorfologica dei versanti franosi; questa situazione ha già causato delle frane anche in tempi recenti, che possono generare in caso di invaso, un’onda tipo Vajont che può colpire i paesi e le infrastrutture sottostanti".
E "nel 1958, a seguito dell’inizio dei lavori esecutivi alla nuova diga della Cortella, furono eseguite delle perforazioni di sondaggio per capire quanto i versanti fossero solidi per la tenuta delle spalle dello sbarramento. I sondaggi in sponda destra. sul lato di Lamon non dettero un risultato compatibile, vista la presenza di cavità sabbiose sotterranee e non roccia di solida, e i tecnici della ditta Rodio di Milano, leader europea nei lavori di costruzione delle dighe, decretarono la non conformità di quel sito per la diga".
La diga, evidenzia ancora la Sat, avrà un volume di 33 milioni di metri cubi. e verrà invasata e svasata per 4 volte all’anno, fino a raggiungere il volume di 132 milioni/metri cubi utile per i fabbisogni del Consorzio Brenta. Da studi fatti lo specchio d’acqua avrà una forte evaporazione che cambierà il microclima della valle del Vanoi con più umidità e malesseri per la gente locale che ci vive. In Primiero c’è l’esempio della diga di Pontet molto più piccola, costruita all’inizio degli anni ‘60 che ha influenzato notevolmente il clima della valle, rendendola notevolmente più piovosa e umida, con formazioni di nebbie stagnanti in certi periodi dell’anno, prima a tutti sconosciute.
"Il Trentino ha già creato un completo sfruttamento delle acque; nel Vanoi e nel Primiero sono stati completamente sfruttati tutti gli invasi, captando ogni portata utile alla produzione, stravolgendo ambienti dove la natura ci ha messo anni per riadattarsi. Intendere l’ambiente come una natura da assoggettare e sottomettere per l‘interesse umano è una forma anacronistica e conclusa del passato".
Nello Schener, nota la Sat, la diga di Ponte Serra piena fino all’orlo di sedimenti, che ne limitano totalmente la capacità di invaso e di laminazione, mentre più a valle il lago del Corlo, già oggetto in passato di ipotesi di svuotamento, presenta in buona parte del suo invaso, la stessa situazione. Si vuole evidenziare come una possibile analisi di costi e benefici nel confronto dello svuotamento parziale delle due dighe sopracitate possa dare delle ulteriori indicazioni serie e sicuramente meno impattanti.
"I lavori di un invaso di quel tipo provocherebbero una situazione logistica difficile per gli utenti dell’arteria dello Schener, continuamente oggetto di revisione del tracciato stradale. Ci sarà un ulteriore aggravio del traffico pesante fino a fine lavori che influirà in maniera negativa sui collegamenti per gli ospedali, le scuole, il turismo, e il traffico commerciale della valle generando una insofferenza generale della popolazione locale per un’opera a beneficio di un ristretto numero di persone", conclude la Sat.













