Contenuto sponsorizzato
Belluno
06 settembre | 17:41

Diga del Vanoi, la Provincia di Belluno ribadisce la sua “netta contrarietà” all'opera: “Montagna e pianura devono essere alleate, non vedersi come competitor”

Padrin e Bortoluzzi dopo il primo evento di dibattito pubblico per il progetto di costruzione del bacino: “Definire obiettivi a lungo termine piuttosto del nuovo bacino. La siccità non è un evento episodico”

Diga del Vanoi, la Provincia di Belluno ribadisce la sua “netta contrarietà” all'opera

BELLUNO. Sulla Diga del Vanoi, dopo il primo evento di dibattito pubblico relativo all'opera, la Provincia di Belluno ribadisce la sua “netta contrarietà”, sottolineando la necessità di “definire obiettivi a lungo termine piuttosto del nuovo bacino”. A sottolinearlo sono il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, ed il consigliere delegato al demanio idrico, Massimo Bortoluzzi, mentre da Trento il presidente Fugatti e l'assessora Zanotelli hanno ribadito di ritenere “illegittimiprogettualità e dibattito pubblico per il serbatoio del Vanoi (Qui Articolo).

 

“Credo che i tempi siano mature per condividere, montagna e pianura assieme – dice Padrin – la necessità di una gestione attenta e parsimoniosa della risorsa idrica. Sappiamo tutti quali sono le esigenze dell'agricoltura, e quanto sia urgente arginare gli effetti climatici sulla disponibilità idrica. Ma non serve creare opere faraoniche e irrispettose degli ecosistemi e delle popolazioni che li abitano per realizzare gli obiettivi di conservazione dell'acqua. In tal senso, ribadisco la netta contrarietà della Provincia alla diga del Vanoi. Montagna e pianura devono essere alleate e non vedersi l'un l'altra come competitor su un tema, quello della risorsa idrica, che riguarda tutti, nella stessa misura”.

 

La Provincia di Belluno infatti propone (lo aveva già inserito nelle premesse delle due delibere di consiglio con cui si oppone alla creazione del nuovo invaso) almeno due linee di intervento: “Da una parte l'ammodernamento delle opere irrigue – dicono le autorità – ancora troppo spesso basate su sistemi a scorrimento, con grande spreco della risorsa idrica; dall'altra la riconversione delle colture in base alle mutate condizioni climatiche. Perché non è solo la carenza d'acqua a incidere, ma ci sono anche l'aumento delle temperature che arroventano i terreni e l'evaporazione. Non solo in pianura, ma ormai anche in montagna”.

 

Dalla prima tappa del dibattito pubblico, spiega la Provincia di Belluno, è emerso “che la soluzione progettuale più semplice sarebbe quella di realizzare un invaso da circa 20 milioni di metri cubi d'acqua, il più piccolo tra quelli inseriti come alternative di progetto”. Si tratta, dice Bortoluzzi, di una “quantità d'acqua importante, ma non imponente. Sicuramente superabile con adeguate misure di risparmio idrico, nel momento in cui si riesca a intervenire puntualmente sulla riconversione delle infrastrutture irrigue. Il primissimo passaggio da effettuare, di cui non ho sentito cenno nel corso della presentazione del progetto, è l'analisi degli attuali sistemi irrigui e della loro efficienza rispetto al fabbisogno idrico delle singole colture”.

 

“Si sa infatti – continua – che ciò che la pianta non è in grado di assorbire, si disperde. Seguono immediatamente la modifica e l’ammodernamento dei sistemi di irrigazione. A questo proposito mi chiedo anche come mai il Consorzio di Bonifica non abbia considerato quanto il Commissario per l’emergenza idrica sta elaborando a livello nazionale, di concerto con i soggetti istituzionalmente preposti quali le Autorità di Bacino distrettuali, e abbia inteso perseguire un approccio così poco attento alle indicazioni stesse del Pnrr, in particolare al principio 'Do No Significant Harm' (Dnsh) in base al quale gli interventi previsti dai Piani ripresa e resilienza nazionali non devono arrecare alcun danno significativo all'ambiente. Nel caso Vanoi si cancella un intero corpo idrico, tanto per dire”.

 

In secondo ordine, la Provincia riporta all’attenzione il tema dello sghiaiamento dei bacini “che è un altro aspetto rilevante, peraltro già inserito nel piano anti-siccità del Commissario straordinario - sottolinea Bortoluzzi – la pulizia degli invasi dai sedimenti è la base per ripristinare la loro capacità iniziale, compromessa nel tempo dal naturale trasporto solido dei corsi d’acqua ma anche, e questo riguarda la difesa del suolo, per ripristinare la completa funzionalità degli organi di manovra degli sbarramenti. Prima sarebbe necessario, però, avere un’idea sui siti di deposito di questi sedimenti poiché pare poco realistico pensare alla sola fluitazione lungo le aste di torrenti e fiumi. Già questo accenno, da solo, dovrebbe far capire come la gestione della risorsa idrica sia un affare estremamente complesso, con ripercussioni in numerosi altri settori, che devono essere affrontate prima di intervenire, non dopo. Mi pare che questa analisi sia assolutamente assente in quanto è stato presentato ieri. Mi pare che si parta dalla fine, cioè dal bacino di accumulo, non dall’inizio, cioè da una razionalizzazione dell’irrigazione e delle coltivazioni. Quanto agli altri effetti benefici del supposto bacino, si utilizzi al meglio il lago del Corlo o il lago del Senaiga per laminare le piene e si permetta alle falde di ricaricarsi naturalmente lasciando scorrere l’acqua nei fiumi e nei torrenti”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Economia
| 04 agosto | 21:01
Presentato il piano “Trentino 2040”, per fare il punto sulle prospettive di sviluppo economico e industriale sul territorio provinciale per la [...]
Cronaca
| 04 agosto | 20:40
“Avevamo un dialogo unico. Di Zen ce n’è stato solo uno”. È morto il pastore belga Malinos che col suo fiuto contribuì a salvare decine e [...]
Cronaca
| 04 agosto | 20:20
Gli operatori Cmd dell’Esercito hanno già completato la neutralizzazione di quattro ordigni in diverse località. Tra le principali figura [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato