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Bio-distretto di Trento, si può fare. Il 50% degli agricoltori della collina est vuole passare al biologico

Uno studio condotto da Helena Treska, neolaureata all’Università di Lubiana, e Giada Da Roit, laureanda dell'Università di Trento  ha coinvolto oltre il 35% del totale degli agricoltori di Povo, Villazzano e Argentario. Ecco cosa è emerso

Di Luca Pianesi - 01 giugno 2017 - 19:10

TRENTO. Bio-distretto di Trento, si può fare. Almeno secondo gli agricoltori della collina Est: quelli di Povo, Villazzano e dell'Argentario. Chi lo dice? Un interessante studio condotto da Helena Treska, neolaureata presso l’Università di Lubiana, e Giada Da Roit, laureanda all’Università di Trento e che, al momento, ha coinvolto oltre il 35% del totale degli agricoltori della zona presa in esame. Ad oggi all'interno dei confini del comune di Trento circa il 20% della produzione agricola è già biologica ma, stando a quanto prodotto dalla ricerca (coordinata dall'Università di Trento e dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria di Villazzano con il supporto tecnologico di Effetreseizero), almeno nella collina, il 50% degli agricoltori convenzionali "ha intenzione di passare al biologico, nonostante l’eccessiva burocrazia per ottenere una certificazione biologica".

 

Insomma, in poco tempo il bio-distretto potrebbe contare su un numero davvero importante di produttori. Ma cos'è un bio-distretto? E' una realtà che si basa, ovviamente, sulla produzione biologica ma che serve a costruire una rete, un vero ecosistema del bio, che colleghi agricoltori a ristoranti, negozi, utenti. E' un marchio che funge da garanzia per il consumatore circa la provenienza dei prodotti che acquista è una rete che valorizza la filiera e la produzione del territorio e che spesso si "serve" poi di Gas (gruppi di acquisto solidali) o Gac (gruppi di acquisto collettivi).

 

"La ricerca - spiega Giada Da Roit - proseguirà per tutto il mese di giugno tra le colline della città e poi si tradurrà anche in una tesi di laurea. Il lavoro ha indagato i tipi di coltivazioni della collina, i metodi di produzione agricola e la percezione che i contadini hanno del bio-distretto". Contadini che stanno rispondendo "presente". Dalla ricerca si evince che tra gli agricoltori biologici c’è la convinzione personale sulla necessità di proteggere la qualità dell'ambiente e di proteggere la salute dei consumatori.

 


 

La totalità degli agricoltori biologici, poi, ha espressamente dichiarato di coltivare biologico per proteggere la propria salute e più del 50% di quelli convenzionali ha detto di essere intenzionato a passare al biologico, nonostante l’eccessiva burocrazia per ottenere una certificazione biologica. Anche su "cosa sia il bio-distretto" la risposta è stata piuttosto positiva: 8 agricoltori su 10 concordano sul fatto che il bio-distretto sia un’area geografica ben delimitata dove si pratica il biologico anche se per hanno messo in risalto più la questione relativa al metodo di produzione piuttosto che il sottostante accordo fra produttori, distributori e consumatori della zona.

 

C'è consapevolezza, invece che l’adozione di una legislazione dedicata ai bio-distretti sia la prima condizione necessaria allo sviluppo di un bio-distretto e che la nascita del bio-distretto aumenterà la fiducia tra produttori e consumatori e la visibilità della loro attività presso i consumatori. 

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