Sculture, dipinti, installazioni e video: la collezione De Iorio non si ferma

Appassionata di arte e cinema con Chaplin nel cuore
Collezionismo, un desiderio che non si ferma. Il medico radiologo Mauro De Iorio, nato a Trento, è un affermato collezionista italiano.
La sua passione, quasi un’ossessione, nasce dal rapporto con il padre commerciante che colleziona opere antiche. L’artista Ines Fedrizzi, legata a Venezia, gliele procura.

A Mauro vengono regalati un Aldo Smith e un Luigi Senesi, due artisti astrattisti trentini morti tragicamente in un incidente ferroviario nel 1978.
L’ attrazione per l’Arte Contemporanea diviene esplorazione sistematica del mondo artistico internazionale per decenni, in seguito desiderio di collezionare.

Da ArtBasel ad Artissima, a Fiac Parigi ed oltre, l’incessante ricerca avanza; un viaggio condiviso dalla moglie Federica.
Dall’Orfeo di Giulio Paolini, considerato il suo primo amore artistico, la sfida dell’imprenditore sanitario lo porta a possedere circa ottocento opere, tra sculture, dipinti, installazioni e video.

Gli spazi espositivi lievitano e vanno da Trento nel poliambulatorio, trecento metri, in ampliamento, in un appartamento di centocinquanta metri quadri in via San Marco, palazzo Garavaglia, storico palazzo di Trento; nelle case di Trento e Verona, per vivere sue opere ininterrottamente. “Comprare e non vendere” è il suo motto; il Collezionista ama raccontare come ogni acquisto abbia una storia.
A Verona, nei settecentocinquanta metri quadri limitrofi al centro diagnostico in ampliamento, si possono osservare “Resurrection Site” di Amanda Ba, oppure “Ru” di Petrit Halilaj; immagini ironiche come “Ah! La povera anguria americana nella sua culla di plastica" di Mattia Moreni oppure inquietanti come “Tramonto” di Enzo Cucchi o “Train” di Florian Krewer.

Nel confortevole spazio video al primo piano, a lato i televisori proiettano ininterrottamente video d’autore e, nella zona centrale, la sala cinematografica, utilizzata anche per conferenze e riunioni mediche, è uno spazio per visionare sullo schermo principale le tre opere di Diego Marcon, un artista che riflette sulle oscure dimensioni della mente umana, tra animazione tradizionale e digitale.
Una selezione empatica che porta Mauro De Iorio ad apprezzare opere tra sacro e quotidiano, come una delle ultime scelte alla Biennale 2026, una scultura africana che rappresenta una maternità nera.

La collezione De Iorio, può essere visitata dal pubblico a Trento e Verona.












