Dal restauro ai mosaici di Milano ai 4 mila dischi di jazz in casa: Gianluca Galli racconta la sua passione per arte e musica. “Un modo per crearsi un’identità nei propri spazi”
È terminato il restauro dei mosaici della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, nel quale è stato coinvolto il bellunese Gianluca Galli. Il Dolomiti lo ha intervistato per farsi raccontare la sua duplice passione artistica: l’arte del restauro da un lato, la storia dei jazzisti italiani dall’altro. Sui quali sta anche scrivendo una corposa opera letteraria

BORGO VALBELLUNA. Mosaici, arte e jazz: una vita fatta di ricerca, studio e cura delle fonti quella del bellunese Gianluca Galli, di cui si è parlato in questi giorni per il rinnovato impegno nel restauro della Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Il Dolomiti lo ha contattato per farsi raccontare di cosa si occupa.
Classe 1977, Galli ha iniziato con il restauro nel 2006 nel Bellunese per poi passare nel 2008 con una ditta di Assisi per circa dieci anni. “Oltre ai tanti cantieri in giro per l'Italia - racconta - ho partecipato a San Pietroburgo al restauro della Reggia di Caterina. Poi, mentre lavoravo a L'Aquila nella ricostruzione post sisma è mancato mio padre, per cui sono tornato a casa per un anno finché, nel 2014, il titolare mi ha richiamato per il restauro dell’atrio di ingresso della Galleria di Vittorio Emanuele di Milano. Mi trovavo bene, mi sono creato un giro di amicizie e ho deciso di rimanere”.
Il primo incontro con Milano è durato quattro anni, a seguito dei quali ha deciso di fermarsi. “Mi sono staccato dal restauro - afferma - e sono tornato a Belluno per rimettere ordine tra le mie cose. Sono andato a lavorare come pianificatore presso l’ufficio tecnico in Thélios, provando un’attività per me nuova e con un prodotto, l’occhiale, altrettanto nuovo. Era un lavoro bello, anche se distante da ciò che solitamente mi attrae, tanto che poi sono tornato a fare il mio mestiere”.
Ora il restauratore di Farra di Mel ha appena completato il secondo intervento all’interno della Galleria per la manutenzione dei suoi mosaici. Si tratta infatti di pavimenti percorsi da milioni di persone ogni anno, in particolare dai turisti per i quali è quasi obbligatorio fermarsi sul toro rampante, poggiare il tallone destro e compiere la tradizionale rotazione su se stessi - tanto che l’assessore alle opere pubbliche Marco Granelli ha dichiarato che, nonostante il rifacimento del pavimento nel 2017, in meno di dieci anni il dettaglio del toro si è affossato di circa 2,5 centimetri.
Ma non c’è solo il restauro. Nella sua casa bellunese, infatti, Galli trova ad attenderlo ogni volta l’altro, non banale, lavoro che lo impegna da qualche anno e che riguarda la sua passione per il jazz. “Già dai primi anni Duemila - racconta - colleziono dischi. Quando sono andato a Milano la prima volta ho conosciuto swing e jazz, facendo anche corsi di ballo. Mi sono appassionato in particolare al jazz degli anni Venti e Trenta e ho iniziato a collezionare 78 giri, quelli originali suonati nei grammofoni dell’epoca. Dopo alcuni anni mi sono chiesto quanti fossero gli italiani coinvolti in queste incisioni, avvenute principalmente negli Usa e sono partito con un progetto che non è sulla storia del jazz in sé, quanto sull’influenza dell'emigrazione italiana in essa tra il 1897 e il 1942”.
Un lavoro piuttosto lungo, che ha portato un paio di anni fa alla pubblicazione del primo volume, cui se ne aggiungeranno altri quattro in una sorta di enciclopedia che restituisce memoria a connazionali vissuti in un’epoca in cui il fermento musicale negli Usa era molto alto, portandoli a lavorare senza sosta. “Sto scrivendo 580 biografie di musicisti di origini italiane - spiega - che hanno inciso almeno un disco jazz entro il 1942. Ricostruisco da un lato la vita dei loro genitori, da dove partivano e il percorso che li ha portati a emigrare, dall’altro la vita e la carriera dei musicisti e metto tutto in ordine cronologico, dimostrando come hanno partecipato alla storia di questo genere musicale”.
“Si tratta di pura passione per il jazz e il 78 giri come supporto sonoro - ammette - e un po’ incide anche la mia indole per la ricerca e lo studio delle fonti. Non mi sono recato in America per farlo, esistono molti siti di ricerca genealogica che danno accesso a milioni di documenti. La parte difficile è tradurli in una storia leggibile. Inoltre ascolto i miei quasi 4 mila dischi e mi confronto con una rete di appassionati a livello europeo, in particolare con Enrico Corsetti, che da anni fa ricerca in ambito jazzistico sugli italoamericani. Si tratta di territori spesso inesplorati, quindi il lavoro è complesso”.
Lavoro che uscirà per la casa editrice Libreria musicale italiana di Lucca, curato da Vincenzo Caporaletti, docente dell'università di Macerata, e come obiettivo finale si va al 2030. “Sono quasi 2,5 milioni di battute - conclude - quindi un’opera voluminosa. La mia casa si potrebbe definire un po’ particolare, ma è ormai un modo per crearsi un’identità all’interno dei propri spazi di vita”.












