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''Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!''

Arrivati ormai alla quarta domenica d'Avvento, ultima prima del Natale, la lettura tratta dal vangelo secondo Luca narra dell'incontro di Maria/Miriam con sua cugina, Elisabetta. Entrambe le donne attendono vita nuova, tutte e due partoriranno nuova luce
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Di Alessandro Anderle - 22 dicembre 2018

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Lc 1,39-45 [In quei giorni] Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

 

Arrivati ormai alla quarta domenica d'Avvento, ultima prima del Natale, la lettura tratta dal vangelo secondo Luca narra dell'incontro di Maria/Miriam con sua cugina, Elisabetta. Entrambe le donne attendono vita nuova, tutte e due partoriranno nuova luce.

 

Questo brano, che non ha paralleli negli altri vangeli, segue direttamente l'annunciazione, dove vediamo la giovane Maria – non ancora sposata – pronunciare le prime parole di cui vi sia traccia nei racconti evangelici. Quali parole? In principio parole di dubbio, poi pura accettazione di un'anima che si fa trasparenza in accoglimento dello Spirito: «Ecco la serva del Signore; avvenga a me secondo la tua parola». La Parolamore capace di fecondare i deserti, spargendo semi di relazione.

 

Elisabetta, cugina di Miriam, è anch'ella in attesa di dare alla luce un figlio che solleverà dal peso del peccato molte persone. Si chiamerà Giovanni, si dedicherà al battesimo, rinascita dall'acqua nuova. Proprio da Elisabetta Maria decide di correre subito dopo aver ricevuto la notizia dalla, della Parola di Dio.

 

Colma di Spirito, esposta alla fortezza della sua grazia – vera forza perché assoluta debolezza nella passività della Parola, la forza che muove intere montagne -, traboccante di Spirito come un fiume in piena, fa riempire delle sua onda anche la cugina («Elisabetta fu colmata di Spirito Santo»). Mi piace pensare che tutto sia stato racchiuso e dischiuso da uno sguardo, dagli occhi di Maria traboccanti di luce e verità. E di questa luce che stava per rendere trasparente la verità del mondo, di questa grazia emersa dalla sicurezza di una ragazza spaventata in età da marito, altro non si può che dire bene. Di lei e di colui che si stava facendo spazio nel mondo, partendo dal suo ventre. «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!».

 

E questa fanciulla ebrea che è diventata fisicamente spazio della Parolamore è già da proclamarsi beata, è già beatitudine di grazia in sé. Miriam è già madre della Parola di Dio ancor prima di averla consegnata alla luce del mondo, partorendola. Maria è già madre di Dio per il semplice fatto di aver esposto a Dio il suo Sé, lasciandosi toccare in tutti i muscoli dell'anima, affidandola totalmente al Padre.

 

In calce vorrei spendere due righe [non più, sapendo già di smentirmi tra poco] per affidare a questo commento il mio personale augurio di un felice e sereno Natale ai lettori ed allo staff de “ildolomiti”. Il presente “articolo” [nutro ancora qualche difficoltà definitoria] ha un valore simbolico importante per il sottoscritto, essendo il centesimo commento che qui viene pubblicato. Desidero, quindi, ringraziare di cuore tutti coloro che hanno creduto in questo progetto - forse un poco anacronistico – e, soprattutto, coloro che hanno speso, in questi anni, un poco del loro tempo nella lettura. Grazie e... un abbraccio virtuale!

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