La Repubblica dei botti a Trento sud, e magari scopriamo che dormivamo già da molto prima delle 3.59

C'è qualcosa di rassicurante nei botti che esplodevano (e tornano ad esplodere) di notte a Trento Sud.
Non è che facciano bene al sonno. Non è che facciano bene ai cani. Non è che facciano bene ai nervi logorati dall'esistenza contemporanea.
Perché dai, ricordati tu sedici password diverse al giorno per accedere a servizi che poi non funzionano.
No.
Rassicurano perché dicono che qualcuno, dall'altra parte, sta ancora cercando di dirci qualcosa.
Passiamo ore a fissare uno schermo, pubblichiamo storie, condividiamo crisi emotive con sconosciuti e mettiamo cuori sotto tramonti che non abbiamo mai visto.
E nessuno dice più niente a nessuno.
Ma poi arriva lui.
L'uomo dei botti.
Alle 3.59 del mattino.
Boom.
Un messaggio chiarissimo.
Forse il più chiaro che la città riceva da anni.
Non sappiamo chi è. Non sappiamo che vuole. Se è un buontempone solitario o una setta filosofica che comunica con esplosioni controllate.
Ma esiste, e probabilmente non vuole venderci un abbonamento.
Oggi ognuno ha uno sponsor, ogni notifica nasconde una pubblicità, dietro ogni angolo c'è un algoritmo che cerca di capire quale marca di scarpe vogliamo.
C'è qualcosa di poetico in un boato completamente inutile.
Boom.
Seza una call to action.
Senza un Qr code.
Solo vetri che tremano.
Sarà per questo che tutti sono così colpiti.
Si lamentano. Si arrabbiano. La mattina dopo corrono su Facebook a dire che è una vergogna.
Ma sotto sotto. Si dai, attendono.
Come gli antichi che osservavano il cielo cercando segnali divini, osserviamo il comodino alle 3 di notte aspettando il botto.
Eccolo.
Boom.
Ma allora il mondo è ancora là fuori.
C'è ancora qualcuno pronto a interrompere il sonno di un quartiere per ricordarci che la civiltà è un concetto più fragile di quanto crediamo.
E rieccolo.
Boom.
Un botto.
I vetri tremano.
Il cane abbaia.
Qualcuno impreca.
Qualcuno controlla l'ora.
E magari alla fine scopriamo che, forse, stavamo dormendo da molto di più di qualche ora.
*Quello che avete letto non è un editoriale, né un commento giornalistico sul fenomeno dei botti notturni che ha animato, e anima, il dibattito cittadino. È piuttosto un breve esercizio di immaginazione, un flusso di coscienza goliardico e volutamente surreale che prende spunto dalla cronaca per allontanarsene. Non intende giustificare o prendere posizione sul tema. È un piccolo divertissement distopico che prova a osservare la realtà da un'angolazione inattesa, nella speranza di strappare una riflessione, o più semplicemente un sorriso.












