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| 28 nov 2025 | 20:46

Addio a don Marcello Farina, un abbraccio accogliente, umile e totale: il professore filosofo sapeva essere tanto pacato quanto ribelle

Foto di Alberto Folghereiter
DAL BLOG
Di Idil Boscia - 28 novembre 2025

Amo raccontare frammenti di vita e tutto ciò che lascia un segno

Se penso a don Marcello Farina sono tante le cose che mi vengono in mente.

 

Tra le prime c'è sicuramente "filosofia".

 

Quella filosofia tra i banchi del liceo, che rendeva comprensibile persino Kant. Quella filosofia studiata sugli appunti - precisissimi - presi a mano e distribuiti con cura.

 

Un prof. pacato, don Farina, sempre gentile, insolitamente gentile, con quell'utilizzo della forma di cortesia anche per i suoi studenti, tutti. Un grande atto di "fiducia".

 

Una fiducia che ha a che fare con la fede, come fa capire la radice comune alle due parole. Una fiducia che veniva data a noi giovani, nonostante fossimo solo dei ragazzi, o forse proprio perché lo eravamo. Una fiducia che fa venire voglia di costruire, di non stare a guardare. Una fiducia nell'umanità, in un'umanità disastrata che può essere in grado di ritrovare se stessa.

 

Non si tirava indietro, don Marcello: sapeva essere tanto pacato quanto ribelle.

 

La terza parola è "coraggio" inteso come capacità di guardare le cose in faccia, di contestare per costruire, di non fermarsi nelle posizioni comode ma di stare scomodo, di essere scomodo, anche quando si toccano le gerarchie o le prassi. Era una persona profonda, che riusciva a leggerti in un momento, anche dopo lunghi silenzi.

 

"Ascolto" è un'altra parola che lego al caro Marcello (Stavolta dico io "caro"). Un ascolto vivo, profondo, di chi si interessa a te, di chi ci tiene al tuo bene. Di chi si avvicina con delicatezza, chiedendo permesso. Forse sono queste alcune delle caratteristiche che hanno attirato al tempo stesso folle e critiche, credenti, agnostici ed atei. Che adesso, a me, fanno già vivere una mancanza. Ma anche apprezzare ciò che mi ha regalato con la sua presenza.

 

Ascoltava, don Farina, ed abbracciava. Il suo era un abbraccio accogliente, umile, totale. Di chi ti prende per come sei, con (e per) le tue fragilità, le tue risorse e le tue contraddizioni.

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