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Affidamenti diretti alle scuole professionali nel mirino dell’Anticorruzione? Degasperi: "La Provincia istituisca una controllata"

Gli uomini dell'Anac hanno fatto visita al Dipartimento della conoscenza per raccogliere la documentazione sugli affidamenti diretti agli istituti professionali. All'origine disposizioni di legge provinciali. L'M5s: "Operano in regime monopolistico e oltre alle risorse, la Provincia concede gratuitamente sedi, uffici, attrezzature e laboratori"

Di Luca Andreazza - 19 ottobre 2017 - 18:36

TRENTO. "Probabilmente tutto è in regola, ma la legge Salvaterra del 2006 è ormai superata e andrebbe adeguata all'attuale contesto economico e lavorativo", queste e parole di Filippo Degasperi, consigliere provinciale del Movimento 5 stelle dopo che gli ispettori dell'Autorità nazionale anticorruzione nelle scorse settimane si sono presentati al Dipartimento della conoscenza per acquisire una documentazione sull'affidamento diretto del servizio scolastico da 93 milioni e mezzo di euro, una disposizione decisa nel 2015 e valida fino al 2019. 

 

"La gestione della formazione primaria - evidenzia Degasperi - è competenza diretta della Provincia che però viene meno al proprio compito autonomistico e assegna importanti risorse sempre in forma diretta, quando ormai qualunque servizio, acquisto e bando passa attraverso la piattaforma Mepat". 

 

In ballo circa 93 milioni di euro e le cifre distribuite agli enti privati per la formazione professionale vanno dai 21 milioni di euro a Enaip agli oltre 6 milioni di euro al Centro di Formazione Professionale dell’Università Popolare Trentina, dai 6 milioni all’Opera Armida Barelli ai 3 milioni al Centro di Formazione Professionale G. Veronesi, ma anche 2 milioni all’Istituto Pavoniano Artigianelli per le Arti grafiche, 1,8 milioni al Centro di Formazione Professionale Centromoda Canossa e 632 mila euro all’Istituto 'Ivo de Carneri'.

 

"Le questioni - dice il consigliere provinciale - sono due: l'amministrazione provinciale esercita direttamente la formazione professionale per competenze e know-how oppure indice delle gare. Questo alla luce anche del fatto che la Provincia fornisce a titolo gratuito la maggior parte dei servizi, come le diverse sedi, i laboratori, attrezzature e uffici. L'Enaip riceve circa 21 milioni di euro e presenta nel proprio organico due dirigenti da 150 mila di stipendio l'uno e ben otto direttori per circa 2.200 studenti, un quadro completamente fuori 'mercato' rispetto agli istituti pubblici".  

 

E' ancora presto per saltare alle conclusioni in quanto le indagini dovrebbero durare circa due mesi, quindi la relazione arriverà sul tavolo del Consiglio dell'Anac che a sua volta deciderà se inviarla alla magistratura o archiviare il caso. "Ribadisco - spiega Degasperi - tutto probabilmente è in regola, ma queste realtà agiscono in regime monopolistico in quanto nel corso degli anni la Provincia ha eliminato la formazione professionale di stampo statale (ex Ipc) e i risultati non sono ottimali, il comparto resta a galla e la disoccupazione giovanile è il triplo rispetto all'Alto Adige".

 

Il Movimento 5 stelle chiede di intervenire, ma prestando attenzione a salvaguardare e tutelare gli insegnanti: "Alcuni istituti - dice il consigliere - non applicano al corpo docenti il contratto provinciale, come Veronesi e Canossiane, ma quello nazionale. Altre realtà, come Enaip, Artigianelli, Barelli e Upt invece rispettano quello provinciale. Ci sono trattamenti diversi e frammentati all'interno del settore stesso e gli insegnanti si confermano la parte più debole della filiera. Diverso ancora il caso di S. Michele che riesce senza problemi ad applicare il contratto istruzione, mentre Veronesi e Canossiane lamentano il fatto che non riuscirebbero a stare dentro i costi, forse nel primo caso hanno dirigenti più capaci?".

 

Una soluzione? "Una controllata - conclude Degasperi - di transizione per garantire maggiore trasparenza e risparmio di risorse. I docenti verrebbero così accompagnati anche all'inserimento in graduatoria per maggiori tutele e possibilità".  

 

E mentre da giorni aspettiamo una risposta del governatore Ugo Rossi, la partita si sposta prima sul piano nazionale e ma anche europeo.

 

"La notizia - spiega Riccardo Fraccaro, deputato del Movimento 5 stelle - che gli enti gestori della formazione professionale sarebbero oggetto di ispezioni dell’Anac in merito ai contributi milionari affidati senza gara, conferma la fondatezza delle nostre denunce. L’intervento di vigilanza dell’Anac, infatti, sarebbe avvenuto d’ufficio sulla base degli atti di sindacato ispettivo da noi presentati in Parlamento, che sono seguiti alle richieste di approfondimento del consigliere Filippo Degasperi. Tutto avviene per affidamento diretto, cioè senza concorso, e senza alcun controllo sulla qualità dell’insegnamento, sul sistema di assunzioni e sulla tutela degli insegnanti".

 

L’Anticorruzione dovrà quindi stabilire se le procedure sono corrette. A suo tempo fu anche interessata l’Unione Europea, per il sospetto di mancato rispetto della trasparenza nell’assegnazione dei soldi: "Le informazioni disponibili - rispondeva l'Ue il 28 giugno - non sono sufficienti per permettere alla Commissione di prendere una posizione riguardo alla specifica questione sollevata dall'onorevole deputato".

 

"In linea di principio - prosegue la comunicazione - le procedure dirette di aggiudicazione degli appalti pubblici e delle concessioni, in assenza di una gara di appalto, costituiscono una violazione della normativa UE in materia di appalti pubblici. Tuttavia, per quanto riguarda alcune categorie di servizi, compresi servizi di formazione professionale, è applicabile solo un numero limitato di obblighi stabiliti dalle direttive dell'UE sugli appalti pubblici (in particolare gli articoli 17 e 21 della direttiva 2004/18/CE, l'articolo 19 della direttiva 2014/23/UE e gli articoli da 74 a 76 della direttiva 2014/24/UE)".

 

"Va osservato - conclude l'Unione - che l'articolo 77 della direttiva 2014/24/UE permette alle autorità nazionali di riservare determinati appalti, compresi alcuni relativi a servizi di istruzione e formazione, a specifiche tipologie di enti che operano sulla base di principi partecipativi e sul reinvestimento o sulla distribuzione dei profitti. Inoltre, a determinate condizioni, le autorità pubbliche possono applicare la cosiddetta deroga 'in house', che permette loro di aggiudicare appalti e concessioni senza una procedura di appalto (articolo 17 della direttiva 2014/23/UE e articolo 12 della direttiva 2014/24/UE)".

 

 

 

 

 

 

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