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Trento
15 giugno | 11:10

"Dire che il femminicidio non esiste non è una provocazione, è una sciocchezza", Bruzzone contro Vannacci: "Sta facendo propaganda sulla pelle delle vittime"

La nota criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone risponde alle dichiarazioni sul femminicidio del generale Vannacci: "In Italia il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025, sostenere oggi che non esiste significa non solo negare una realtà assodata e scritta nel sangue di migliaia di donne, ma anche ignorare l’ordinamento vigente"

TRENTO. "Dire che il femminicidio non esiste non è una provocazione, è una sciocchezza tecnicamente imbarazzante, politicamente e culturalmente pericolosa". Queste le parole della nota criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, che sui suoi canali social ha 'risposto' alle dichiarazioni del generale Vannacci.

 

Ma facciamo un passo indietro. Vannacci, durante l'assemblea costituente del suo partito Futuro Nazionale ha infatti dichiarato, tra le altre cose, che "il femminicidio è un'omicidio come tutti gli altri", specificando come "uomini e donne sono uguali" e che " non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri". Vannacci ha inoltre sottolineato come, a sua detta, "un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce, questa è la vera parità", rimarcando poi appunto che "il femminicidio non esiste".

 

A replicare, come detto, a questa affermazione è proprio Roberta Bruzzone che tuona: "Il femminicidio esiste eccome: esiste nei dati, esiste nelle aule di tribunale, esiste nei centri antiviolenza, esiste nelle case dove troppe donne vengono controllate, umiliate, minacciate, perseguitate e infine uccise da uomini che non accettano la loro libertà".

 

E poi il lato giuridico, con la criminologa che sottolinea un "piccolo dettaglio che evidentemente è sfuggito", beninteso al generale Vannacci.

 

"In Italia il delitto di femminicidio è stato introdotto nel Codice penale con la legge approvata definitivamente il 25 novembre 2025. Quindi – prosegue – sostenere oggi che non esiste significa non solo negare una realtà assodata e scritta nel sangue di migliaia di donne, ma anche ignorare l’ordinamento vigente".

 

Bruzzone dichiara poi che "la solita favoletta 'un omicidio è un omicidio' è la scorciatoia retorica di chi non vuole capire, o finge di non capire, che il diritto penale valuta da sempre il contesto, il movente, la relazione autore-vittima, la vulnerabilità della persona offesa e la matrice della condotta. Non è 'ideologia gender', è diritto penale di base, quello che bisognerebbe conoscere prima di pontificare dal palco".

 

Ad essere poi sottolineato dalla criminologa è poi come i dati Istat dicano "una cosa molto chiara, ossia che le donne vengono uccise soprattutto nell’ambito della coppia o da ex partner". Per gli uomini, prosegue l'analisi, il tasso di omicidi da partner o ex partner è enormemente più basso. "Questo – dice – non è uno slogan, è una fotografia molto precisa".

 

"Il femminicidio – incalza Bruzzone – non significa che la vita di una donna 'vale di più', significa che alcune donne vengono uccise in quanto donne, dentro dinamiche di possesso, controllo, dominio, ritorsione, gelosia patologica e annientamento della libertà personale".

 

E poi una traduzione "per chi ama semplificare".

 

"Non è la genetica della vittima che aggrava il fatto – spiega la psicologa e criminologa forense – è la matrice della violenza, è il movente di dominio, è il contesto persecutorio, è l’idea criminale che una donna, se non obbedisce, se ne va, sceglie, rifiuta o si libera, debba essere punita nella maniera più irrimediabile".

 

Negare il femminicidio, sostiene Roberta Bruzzone nel suo lungo post, "significa cancellare il percorso che precede l’omicidio: stalking, minacce, isolamento, controllo economico, violenza psicologica, aggressioni, escalation. Significa arrivare davanti al cadavere e dire: vabbè, è solo un omicidio come un altro. No, non è 'come un altro', è spesso l’ultimo atto di una catena perfettamente riconoscibile, e chi riduce tutto a una battutina da comizio sta facendo propaganda sulla pelle delle vittime".

 

E poi la stoccata finale. "La vera parità non consiste nel fingere che le differenze non esistano – chiosa – la vera parità consiste nel riconoscere i fenomeni per quello che sono, nominarli correttamente e contrastarli con strumenti adeguati. Il resto è fuffa muscolare da palco, rumore ideologico travestito da buonsenso. E, francamente, anche basta".

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