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Dall'Est i nuovi schiavi dell'autotrasporto, Cna: "Fermare la concorrenza sleale che ha causato la chiusura di mille aziende in Trentino Alto Adige"

Il Cna Fita lancia la campagna "#stopdumping". Tra le richieste fatte al Governo la "non liberalizzazione dei trasporti", armonizzare i costi di viaggio degli autotrasportatori nei vari Paesi e un maggiore controllo sulle ore di guida anche per i mezzi al di sotto delle 3,5 tonnellate

Di gf - 30 novembre 2017 - 00:20

TRENTO. Lavorano anche 100 giorni senza mai tornare a casa, vengono pagati tre volte meno rispetto gli italiani e vivono, dormono e si lavano la maggior parte delle volte nelle aree di sosta in autostrada. Da alcuni vengono definiti i “nuovi schiavi dell'est” e stiamo parlando dei tanti autotrasportatori che prevengono per lo più dall'Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Una categoria lavorativa dove la mancanza di una regolamentazione omogenea in tutta Europa sta creando non pochi problemi in Italia.

 

I dati allarmanti forniti da Cna Fita parlano chiaro: negli ultimi anni l’autotrasporto Italiano ha perso importanti quote di mercato per colpa di una concorrenza dell'Est con la quale è impensabile poter competere. Le imprese sono scese da 70.573 nel 2009 a 54.622 nel 2015 (-22,6%). In Trentino Alto Adige le aziende di trasporto sono calate da 1.347 nel 2009 a 1.077 nel 2015 (-20%). Una situazione che non si arresta e che sta portando moltissimi lavoratori senza una paga. A denunciarlo è la CNA Fita, la categoria dell’autotrasporto della CNA che ha lanciato la campagna “#stopdumpingper chiedere al Governo un blocco della concorrenza sleale effettuata dai vettori stranieri.

 

Anche per le imprese nostrane, l’apertura delle frontiere e il progressivo ingresso nel cabotaggio dei Paesi oltreconfine, specie dell’Est, sono stati l’inizio di una lenta ma progressiva moria. “Dall'Est si chiede all'Europa – ha spiegato Piero Cavallaro, referente CNA Fita del Trentino Alto Adige – di liberalizzare il trasporto in qualsiasi Paese anche ai vettori esteri. Questo rappresenterebbe un grosso problema e sarebbe un ulteriore colpo per le nostre aziende”.

 

Uno dei principali problemi è il non rispetto dei viaggi che oggi un vettore stranieri può fare in Italia. “Secondo la legge – spiega Cavallaro – chi entra in Italia può fare tre viaggi all'interno del Paese e poi deve uscire. Ma invece questo non avviene e i vettori continuano poi a rimanere in Italia anche illegalmente facendo trasporti e questo ha messo fuori gioco quasi 20 mila ditte italiane”. Il costo di un vettore estero per i committenti è molto più basso rispetto uno italiano. Se per un autotrasportatore che arriva dall'Est il costo orario si aggira dagli 8 ai 10 euro, per un autotrasportatore italiano si sale a circa 20 euro all'ora.

 

“Le imprese di autotrasporto italiane, e quelle del Trentino Alto Adige attive in particolare sull’asse del Brennero, che fino al 2008 avevano un ruolo in Europa – prosegue Piero Cavallaro - in quasi dieci anni hanno visto perdere competitività e capacità di aggredire il mercato del trasporto internazionale,  assistendo  anno dopo anno  ad una vera e propria invasione di operatori che stanno occupando importanti spazi nel mercato nazionale attraverso forme di cabotaggio non sempre regolare. In questi giorni si discutono a Bruxelles le sorti e il futuro delle imprese con le norme contenute nel pacchetto mobilità, è necessario che  per la sopravvivenza delle  imprese  di un settore strategico come quello del trasporto e della logistica si adottino urgentemente misure in grado di arginare fenomeni distorsivi della concorrenza”.

 

Le richieste che arrivano da parte della Cna Fita riguardano, prima di tutto, l'Europa, con una richiesta di “non liberalizzare il trasporto” ma di intervenire con una armonizzazione dei costi di viaggio affinché quelli di “un'azienda italiana siano uguali a quelli di una estera”. Si chiedono poi maggiori controlli per contrastare il cabotaggio illegale e soprattutto un controllo sulle ore di guida anche per i mezzi al di sotto delle 3,5 tonnellate.

“Solo agendo in questo modo – conclude Cavallaro – riusciamo avere le stesse basi di partenza e ci può estere la concorrenza”. 

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