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'Schiavi' nelle campagne trentine, i sindacati: "Quadro sconfortante serve intervenire subito"

Per Flai Cgil, Fai Cisl e Uil a fronte delle difficoltà economiche alcune imprese si avvalgano di società che arrivano anche da fuori provincia e propongono manodopera con un 'pacchetto tutto compreso'

Pubblicato il - 25 ottobre 2017 - 18:43

TRENTO. “E' un quadro sconfortante quello che sta emergendo dall'indagine in corso sul presunto caso di caporalato ad Arco. Il numero dei lavoratori coinvolti e il pessimo trattamento, o meglio lo sfruttamento, loro riservato, ci indigna profondamente e conferma la necessità di agire in tutte le sedi, legali, contrattuali e culturali, per arginare questo fenomeno”. Questa la condanna che arriva da parte dei segretari provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila in merito alle indagine portata avanti dagli inquirenti, di cui Il Dolomiti ha scritto ieri, riferita allo sfruttamento di 26 lavoratori provenienti da Brescia in alcune aziende trentine.

 

Una situazione che ha visto muoversi non solamente le forze dell'ordine in Trentino e nel bresciano ma anche l'Inps e la Guardia di Finanza.

 

“Pur consapevoli che in Trentino il caporalato è ad oggi un fenomeno marginale la nostra attenzione deve essere massima” dicono Manuela Faggioni, Fulvio Bastiani e Andrea Meneghelli. “C'è il rischio – continuano i sindacalisti - che anche a fronte delle difficoltà economiche alcune imprese si avvalgano di queste società che arrivano da fuori provincia e propongono manodopera con un 'pacchetto tutto compreso'. E' una pratica illegale perché questi lavoratori vengono sfruttati e il risparmio proposto alle aziende si ottiene solo in modo illecito, non remunerando adeguatamente i lavoratori, non pagando del tutto o in parte gli oneri previdenziali”.

 

E non è secondario ricordare che chi si avvale di questi servizi deve rispondere poi davanti al giudice. “La responsabilità ricade infatti direttamente sull'imprenditore”.

 

Il sindacato sta lavorando insieme alle associazioni datoriali dell'agricoltura per trovare, anche sul piano contrattuale, una modalità per scoraggiare il fenomeno. “C'è come opportunamente evidenzia Inps – concludono i tre sindacati - anche in Trentino una zona grigia, che va monitorata e controllata perché non si estenda e, anzi, perché si riduca. Dunque sono positive tutte le azioni, anche ispettive, messe in campo per contrastare i fenomeni illeciti”.

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