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Trento
08 giugno | 12:17

Intercettazioni non autorizzate in carcere, gli avvocati incrociano le braccia: "Inammissibile una simile violazione del diritto di difesa"

E' stata proclamata l'astensione dalle udienze dalle attività penali da oggi fino al 12 giugno in tutta Italia da parte dell’avvocatura penalista associata nell’Unione delle Camere Penali Italiane

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. Intercettazioni non autorizzate tra avvocati e detenuti alla Casa Circondariale di Perugia. La Camera Penale di Trento, guidata dall'avvocato Roberto Bertuol, ha deciso di aderire alla astensione dalle udienze dalle attività penali che avrà luogo da oggi, 8 giugno, al giorno 12 giugno 2026 in tutta Italia da parte dell’avvocatura penalista associata nell’Unione delle Camere Penali Italiane.

 

La decisione dopo quello che è successo a Perugia dove nell’esecuzione di un provvedimento autorizzativo del Giudice, a carico di un singolo avvocato iscritto nel registro degli indagati, sono state acquisite per oltre sei mesi anche le conversazioni private tra difensori e detenuti del tutto estranei alle indagini.

 

Nonostante la normativa vigente, che impone l’immediata interruzione delle operazioni di intercettazione e la distruzione di quanto illegittimamente acquisito nel caso in cui la captazione riguardi soggetti non autorizzati, queste intercettazioni sono diventate parte integrante del materiale investigativo a disposizione delle parti processuali.

 

Dalle risultanze processuali è emerso che le operazioni sono durate ben 6 mesi captando e registrando i colloqui di almeno 15 avvocati diversi da quello indagato indicato nel decreto autorizzativo, conversazioni nel corso delle quali i difensori hanno interloquito con i loro assistiti nell'esercizio della propria funzione. In tali conversazioni, protette dal segreto professionale, sono stati inevitabilmente trattati argomenti di natura strettamente difensiva, incluse le strategie processuali che gli indagati e gli imputati avevano il diritto assoluto di non anticipare all'accusa, nonché vicende personali e riservate che nulla avevano a che fare con il fatto-reato oggetto delle indagini.

 

Il Ministro di Giustizia ha già disposto un’ispezione per fare luce su questo episodio.

 

Il consiglio direttivo della camera penale di Trento “M. Pompermaier” attraverso una nota ha sottolineato come “una simile violazione del diritto di difesa, sia inammissibile, anche se in ipotesi dovuta ad incuria e/o errore, poiché i colloqui tra difensore ed assistito sono garantiti dalla Costituzione dalla Cedu e dagli articoli 103 e 271 del Codice di Procedura penale e devono rimanere riservati, particolarmente se avvenuti all’interno di un luogo di detenzione. Il diritto di difesa è un bene prezioso che non può essere solo riconosciuto in astratto, ma che va garantito rigorosamente, per non compromettere la fiducia nel rispetto delle regole, nel buon funzionamento della giustizia e l’affidamento dei cittadini nei confronti dei loro difensori”.

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