"A rischio i principi costituzionali in materia di diritto di difesa, giustizia e giusto processo", l'allarme lanciato dai penalisti: "Servono risposte dal Governo"
L'intervento dei penalisti italiani, tra essi anche la Camera Penale di Trento, che negli ultimi tre giorni hanno deciso di astenersi dalle udienze

TRENTO. “Un grido di allarme in difesa dei diritti, delle garanzie e della dignità di tutti – presunti colpevoli e presunte vittime, condannati e persone offese – affinché nessuno possa dirsi inconsapevole dei rischi che oggi corrono i principi costituzionali in materia di diritto di difesa, giustizia e giusto processo”. E' quello che hanno lanciato in questi giorni i penalisti italiani e fra di essi anche la Camera Penale di Trento che negli ultimi tre giorni si sono astenuti dalle udienze.
Ieri al Palazzo di Giustizia di Trento si è svolta un'assemblea aperta a tutti in cui l'avvocato Roberto Bertuol, presidente della Camera Penale di Trento, ha illustrato pubblicamente le ragioni dell’astensione.
Qui i temi che i penalisti chiedono siano inseriti nell'agenda del Governo
La perdurante pretesa di affidare al sistema penale e alla carcerazione la soluzione di ogni situazione di conflitto sociale, ha come conseguenza quella di avere il carcere come unico destino dell’intero sistema penale, nonostante il drammatico fenomeno dei suicidi in carcere, nella totale assenza, da parte del Governo, di iniziative volte alla decompressione ed alla salvaguardia della dignità dei detenuti.
Inoltre, la mancata soppressione dei limiti interposti all’appello dei difensori, oggetto di una reiterata richiesta di intervento al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, è rimasta lettera morta nonostante gli incontri tenutosi abbiano visto la sostanziale condivisione circa la opportunità di rimuovere i limiti all’appello che ledono la dignità del difensore e ne restringono le facoltà proprie, nuocendo gravemente ai soggetti più deboli che usufruiscono dell’istituto della difesa d’ufficio.
Pur prendendo atto di importanti segnali di attenzione del Governo verso alcuni di quelli che sono da sempre gli obiettivi propugnati dall’Unione delle Camere Penali, in assenza di risposte positive in ordine alla soppressione di norme inique che comprimono inammissibilmente il potere di impugnazione del difensore, prerogativa fondamentale dello stesso inviolabile diritto di difesa, e di misure tecniche immediate per rimediare all’ingravescente fenomeno del sovraffollamento carcerario e al terribile fenomeno dei sucidi, i penalisti italiani devono porre in essere ogni iniziativa politica a presidio dei principi costituzionali e convenzionali per ristabilire la centralità del diritto di difesa, che si articola anche e soprattutto nel potere di impugnare, e della finalità rieducativa delle pene che escluda il carcere quale luogo di esercizio di tale finalità.
Queste ed altre altrettanto delicate ed importanti – anche a proposito dei problemi applicativi in relazione all’introduzione del processo penale telematico - sono le ragioni che inducono i penalisti italiani e tra essi la Camera Penale di Trento, di alzare forte il grido di allarme in difesa dei diritti, delle garanzie e della dignità di tutti – presunti colpevoli e presunte vittime, condannati e persone offese – affinché nessuno possa dirsi inconsapevole dei rischi che oggi corrono i principi costituzionali in materia di diritto di difesa, giustizia e giusto processo.













