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Trento
18 aprile | 06:00

Carcere di Trento al collasso, allarme sovraffollamento. Si teme l’effetto decreto sicurezza, Bertuol: “Così il sistema diventa una bomba, servono interventi urgenti”

In Trentino si chiede da più parti la regionalizzazione del servizio del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, Paola Demagri (Casa Autonomia): "Senza questo passaggio, continueremo a subire un sovraffollamento determinato anche dai trasferimenti provenienti da altre province". Il presidente della Camera Penale di Trento e Rovereto, Roberto Bertuol: “In questo momento il numero di detenuti nella struttura di Trento si avvicina a 400 e il problema non è più emergenziale, ma strutturale. Se non si interviene, è destinato ad aggravarsi”

TRENTO. A Trento il carcere è già oltre il limite. E ora rischia di esplodere. Le frequenti carcerazioni delle ultime settimane, infatti, hanno portato ulteriore pressione sulla casa circondariale di Spini di Gardolo dove i detenuti si avvicino ad essere circa 400 detenuti, a fronte di una capienza di quasi la metà, 240.

 

Una pressione quotidiana che si traduce in spazi ridotti, difficoltà gestionali e sempre meno margine per garantire condizioni dignitose e attività rieducative. Ma la situazione rischia addirittura di peggiorare perché sullo sfondo incombe l’effetto del decreto sicurezza, presto convertito definitivamente in legge. Nelle scorse ore, infatti, l'aula del Senato ha approvato il decreto dopo la maratona di ieri durata 10 ore e ora passa alla Camera per la conversione in legge che scade il 25 aprile.

 

Un provvedimento che va ad ampliare la platea dei reati e quindi le possibilità di carcerazioni. Un mix che, vista la situazione in cui si trova oggi il sistema penitenziario, rischia di trasformarsi in una vera e propria “bomba”.

 

A descrivere la situazione difficile che si sta vivendo nella Casa Circondariale di Gardolo sono gli stessi poliziotti che ci lavorano all'interno e che sono in continuo calo. Un problema che Sinappe ha più volte sollevato con il segretario Andrea Mazzarese. "E' vergognoso - spiega - che una Provincia come quella di Trento ai vertici di tante classifiche nazionali, ma per quanto riguarda il carcere si trovi in queste condizioni: fra le peggiori realtà del Paese per le difficoltà operative dei poliziotti penitenziari".

 

“SERVONO SUBITO INTERVENTI URGENTI”

A lanciare l'allarme sulla situazione che si sta vivendo nelle carceri è l'avvocato Roberto Bertuol, presidente della Camera Penale di Trento e Rovereto che da anni richiama l’attenzione sul tema del sovraffollamento. “In questo momento il numero di detenuti nella struttura di Trento si avvicina a 400 – spiega Bertuol – e il problema non è più emergenziale, ma strutturale. Se non si interviene, è destinato ad aggravarsi”.

 

Nonostante da tempo il problema sia conosciuto, fino ad oggi, purtroppo, nessuno ha messo in campo interventi concreti per risolverlo.

 

“Il problema – continua Roberto Bertuol - è in termini generali di sovraffollamento carcerario in Italia ed è un problema al quale bisogna trovare una soluzione in maniera strutturale e serve farlo con una legge. Nell'immediato, abbiamo bisogno di una misura d'urgenza, penso all'indulto oppure all'amnistia. Un provvedimento che anche se avrà un risultato temporaneo comunque potrà avere degli effetti. Altrimenti continuiamo a riempire le prigioni e rendere la situazione gravissima”.

 

Una criticità che non riguarda solo lo spazio fisico. Il sovraffollamento incide su ogni aspetto della vita carceraria: dalla gestione quotidiana alla possibilità di attivare percorsi rieducativi.

 

All'interno delle strutture carcerarie c'è un grosso problema anche di gestione. “Non si può solo pensare che il sovraffollamento carcerario determini condizioni di vita intollerabili per i detenuti. Ci sono poi problemi di gestione, di amministrazione, polizia penitenziaria che deve fare trasferimenti controlli, tutto si rallenta. Non è solo una condizione di vita all'interno della cella più difficile, ma un aggravamento generale delle condizioni sia per i detenuti ma anche per coloro che amministrano e sorvegliano. Se andiamo avanti così, il problema rischia di scoppiare tra le mani”.

 

La Camera Penale di Trento vuole riportare con forza l'attenzione sulla giustizia anche nel momento esecutivo quindi sul carcere e nei prossimi mesi verranno messe in campo diverse iniziative. Appoggio, spiega Bertuol, anche all'ipotesi di una regionalizzazione del servizio del Dipartimento di amministrazione penitenziaria. “Se ne parla da due o tre anni ed è stata portata avanti anche a livello politico. E' stata appoggiata dalla Camera Penale di Trento e a nostro modo di vedere potrebbe agevolare l'intero sistema”.

 

A preoccupare, però, sono anche le nuove normative nazionali. “Ho visto che dovrebbe essere in imminente conversione in legge il decreto sicurezza, questo per il carcere sarà come una bomba. Ci sarà una platea più ampia, maggiori reati e con maggiori possibilità di incarcerazione".

 

Una situazione d'emergenza che deve essere affrontata come tale. “Servirebbe l'indulto ma in questo momento – spiega Bertuol - non ci sono forse condizioni politiche. Sono soluzioni indicate anche dal Presidente della Repubblica. Serve lavorare, inoltre, perché si applichino nel modo più vasto possibile le misure alternative alla detenzione e c'è quindi anche una grossa responsabilità che viene data agli uffici di sorveglianza che devono vagliare le richieste. Ma anche per gli stessi giudici che emettendo la sentenza possono prendere in considerazione la possibilità di applicare una misura detentiva alternativa”.

 

“FERMARE I TRASFERIMENTI DA ALTRE PROVINCE”

“Mai come oggi diventa urgente affrontare con decisione la questione del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria, che deve essere portato sul nostro territorio”. Ad intervenire sulla situazione che si sta vivendo nella Casa Circondariale di Trento è la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri che spiega come senza questo passaggio “continueremo a subire un sovraffollamento determinato anche dai trasferimenti provenienti da altre province”.

 

Un intervento quanto mai importante, visto la pressione che la struttura di Spini di Gardolo sta subendo in questi giorni. “Abbiamo assistito a diversi fermi e interventi da parte delle forze dell’ordine, nell’ambito del nuovo assetto per la sicurezza fortemente caldeggiato dall’amministrazione comunale e garantito dal questore. Si tratta di azioni importanti per garantire maggiore tutela ai cittadini. È probabile che le persone fermate vengano ora affidate alla struttura carceraria di Spini, in attesa di giudizio”.

 

A questo si aggiunge un altro tema critico: la carenza di personale della Polizia Penitenziaria, una situazione che dura da molto tempo. “Non si è registrata finora un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni provinciali nel farsi promotrici, presso il governo nazionale, di un rafforzamento delle piante organiche. Per trovare un intervento significativo bisogna tornare al 2017, quando a seguito di trattative con l’allora Presidente Rossi furono assegnate 37 unità di Polizia Penitenziaria al carcere di Trento”.

 

Il rischio è evidente: mentre si lavora per migliorare la sicurezza nella città di Trento, si potrebbe generare un effetto opposto all’interno del carcere, con ricadute su sicurezza interna, condizioni di lavoro, convivenza e qualità dell’attenzione verso le persone detenute. “Per questo è indispensabile affrontare in modo strutturale e non emergenziale l’intero sistema, garantendo equilibrio tra sicurezza del territorio, condizioni di lavoro del personale e tutela della dignità delle persone detenute” conclude Demagri.

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