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Trento
04 dicembre | 19:05

Dal caos carceri alla riforma della giustizia, interviene la Camera Penale di Trento e Rovereto. Bertuol: "La separazione delle carriere non indebolirà la magistratura"

"La realizzazione del giusto processo accusatorio introdotto col nuovo codice di procedura penale del 1988 e della riforma dell’articolo 111 della Costituzione impone anche una distinzione formale tra giudice e pubblico ministero, così come la riforma stabilisce". La Camera Penale di Trento “Michele Pompermaier” nei giorni scorsi ha riconfermato alla presidenza l'avvocato Roberto Bertuol. Nel direttivo Marina March, Veronica Manca, Giuseppe Sambataro, Alessandro Meregalli (nominato segretario), Roberto Bertuol e Stefano Frizzi (nominato vicepresidente)

Dal caos carceri alla riforma della giustizia, interviene la Camera Penale di Trento e Rovereto

TRENTO. “Separare le carriere dei magistrati non comporterà alcun indebolimento del potere giudiziario, ma attuerà il dettato costituzionale che vuole un giudice terzo rispetto alle parti, accusa e difesa, che devono essere sullo stesso piano”. Il presidente della Camera Penale di Trento “Michele Pompermaier”, l'avvocato Roberto Bertuol, non usa giri di parole nell’affrontare il tema più caldo del momento in vista del referendum. “Confidiamo dunque in un’ampia affermazione del Sì nel prossimo referendum” spiega.

 

Proprio nei giorni scorsi Bertuol è stato riconfermato alla carica di presidente della Camera Penale di Trento e Rovereto. I componenti del direttivo espressi dall'Assemblea per il biennio 2025-2027 sono stati Marina March, Veronica Manca, Giuseppe Sambataro, Alessandro Meregalli (nominato segretario), Roberto Bertuol e Stefano Frizzi (nominato vicepresidente).

 

Quello del referendum non sarà l'unico impegno che la Camera Penale si troverà davanti in questi anni. Tra le incognite dell’informatizzazione spinta del processo digitale e l’emergenza carceraria che continua a mordere, l'attenzione è alta. 

 

Presidente Bertuol, nei giorni scorsi è stato rinnovato il direttivo della Camera Penale di Trento. Quali sono le sfide e le criticità che dovranno essere affrontate sul nostro territorio?
Anche in Trentino la giustizia penale deve affrontare, tra il resto, anche i molti problemi dell’informatizzazione del processo penale introdotta con la cosiddetta riforma Cartabia, senza un necessario rodaggio e soprattutto senza un adeguato previo confronto con la magistratura e l’avvocatura. Anche in questo settore la Camera Penale di Trento è impegnata nel compito di promuovere la tutela dei valori fondamentali del diritto di difesa e del giusto processo penale in una società democratica, e di operare affinché i diritti dei cittadini nel processo e le prerogative dell'avvocatura siano garantiti in conformità alle norme costituzionali e internazionali.

 

Come giudica il rapporto tra la Camera Penale e le istituzioni del territorio? Ci sono aspetti su cui ritiene necessario un confronto più strutturato?
La Camera Penale di Trento è da sempre  considerata dalle istituzioni un interlocutore valido ed indipendente su tutte le problematiche che attengono il diritto penale ed il processo, trovando sempre ascolto ed attenzione. Segnalo in particolare la continua e proficua collaborazione con le Procure della Repubblica di Trento e Rovereto e con i Presidenti dei Tribunali del territorio per il monitoraggio ed il miglioramento dei servizi della Giustizia. Vi sono rapporti altrettanto assidui e operativi con  gli Ordini forensi del territorio per le tematiche professionali; con le Scuole Superiori e con l’Università di Trento per la formazione e l’aggiornamento; con il Consiglio Provinciale ed il Comune di Trento specialmente per le problematiche della sicurezza e dell’emergenza carceraria. L’impegno in tali relazioni proseguirà.

 

Qual è la sua posizione in merito alla tanto discussa riforma della giustizia?
La posizione delle Camere Penali e mia personale è immutata da sempre nella ferma e motivata convinzione che la realizzazione del giusto processo accusatorio introdotto col nuovo codice di procedura penale del 1988 e della riforma dell’art. 111 della Costituzione impone anche una distinzione formale tra giudice e pubblico ministero, così come la riforma stabilisce. Confidiamo dunque in un’ampia affermazione del Sì nel prossimo referendum.

 

Uno dei principali argomenti di chi è contrario alla separazione delle carriere è che la riforma indebolirebbe l’indipendenza dei magistrati. È davvero così?
E’ vero l’esatto contrario. Separare le carriere dei magistrati non comporterà alcun indebolimento del potere giudiziario, ma attuerà il dettato costituzionale che vuole un giudice terzo rispetto alle parti, accusa e difesa, che devono essere sullo stesso piano. Quindi la riforma, rispettivamente, valorizza il ruolo del pubblico ministero come parte pubblica e rafforza la posizione del giudice onerato della decisione, garantendo però indiscutibilmente sia l’indipendenza che l’autonomia della magistratura. L’avvocatura di tutto ciò sarà sempre  uno dei più strenui garanti.

 

Un altro tema importante riguarda la situazione nelle carceri: dal sovraffollamento alle condizioni sanitarie di alcuni detenuti. C’è un allarme? Quali criticità continuano a persistere?
L’emergenza carceraria è una vera piaga che non accenna a guarire. Senza un intervento urgente le condizioni di sovraffollamento e disagio, intollerabili in uno Stato civile e vietate dalla Costituzione, sono purtroppo destinate ad aggravarsi. Il sintomo più evidente è lo spaventoso numero dei suicidi in carcere, ben 73 dall’inizio dell’anno. In questa situazione la rieducazione dei detenuti è sempre più difficile e il pericolo di recidiva per chi passa nelle prigioni d’Italia, sempre più probabile.

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