Contenuto sponsorizzato
Trento
05 giugno | 14:33

Avvocati, più della metà usa l'intelligenza artificiale, ma la professione in regione perde attrattività. Angelini: "IA è un assistente, non deve sostituire il pensiero"

Il presidente dell'Ordine degli avvocati di Trento Antonio Angelini, in occasione della riunione degli avvocati del Nordest, traccia un bilancio sullo stato della giustizia in provincia tra intelligenza artificiale, carenze di organico e calo di iscritti: "L'IA è una realtà di cui dobbiamo prendere atto, ma non può sostituire il pensiero. Va utilizzata come assistente, non come sostituto del professionista. La sfida è evitare la pigrizia mentale: la macchina calcola, l'avvocato dubita e decide". Il presidente dell’unione triveneta degli avvocati Andrea Pasqualin: "Tecnologia al servizio del diritto, e avvocato unico vero regista del processo"

TRENTO. Più di un avvocato su due utilizza ormai l'intelligenza artificiale nella propria attività professionale, ma mentre negli studi legali cresce il ricorso alle nuove tecnologie a Trento diminuisce l'attrattività della professione. Due facce che emergono dal rapporto Censis sull'avvocatura 2026: a tracciare un bilancio dello stato della giustizia in provincia tra algoritmi, carenze di organico e calo di iscritti – in occasione della riunione degli avvocati di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino alto Adige che si terrà il 6 giugno all’Università di Trento – è il presidente dei legali trentini Antonio Angelini.

 

Ma prima i dati principali. In un anno, viene sottolineato, è raddoppiata la quota di avvocati che utilizza l’intelligenza artificiale nei propri studi, con picchi ancor più elevati nella fascia di età under 40: si è passati dal 27,5% al 55,3%, con percentuali pari al 70,3% per i giovani avvocati.

 

“L’IA è una realtà di cui dobbiamo prendere atto anche se c’è il rischio di veder diminuire la capacità argomentativa e di critica del professionista – spiega Antonio Angelini – ed è preoccupante constatare come studi scientifici evidenzino un calo del quoziente intellettivo medio della popolazione a partire dal 2009, anno di diffusione degli smartphone e di accesso, quindi, all’IA che sta quindi contribuendo ad una mutazione antropologica, con una degenerazione a livello cognitivo, emotivo e relazionale. Un dato emerso anche a Trento in occasione di una conferenza di Paolo Ercolani, docente di filosofia all’Università di Urbino”.

 

E quindi la sfida per gli avvocati: per non farsi “sorpassare” dall’AI, questa sembra essere non essere tecnologica, ma culturale e metodologica.

 

“L'Intelligenza artificiale va utilizzata non come un sostituto del pensiero ma come un assistente – aggiunge Angelini – e la sfida è evitare la pigrizia mentale, continuando a porre domande, sollevare dubbi, cercare l'anomalia e trovare l'interpretazione della norma più confacente al caso che si sta seguendo. La macchina calcola, l'avvocato dubita e decide”.

 

A fornire il suo punto di vista è anche Andrea Pasqualin, presidente dell'Unione triveneta degli avvocati, che osserva come i legali accettano la sfida digitale, ma a una condizione: "La tecnologia deve rimanere a servizio del diritto, e l’avvocato restare l’unico vero regista del processo”.

 

Pasqualin sottolinea come la professione non si fondi sulla ripetizione di formule, ma sul dubbio e sull'empatia del contatto umano, e come l'IA sia come un'auto sportiva: accorcia i tempi del viaggio, ma se ti addormenti al volante vai a sbattere. In sintesi: occorre una gestione accorta dell’IA, alle cui elaborazioni non ci si deve affidare ciecamente.

 

“E’ infatti necessario sottoporle ad un’attenta verifica – prosegue  Pasqualin – per poterle così condividere criticamente. Di certo questo richiede del tempo e rischia di ridurre, se non di eliminare, il beneficio del ricorso all’IA, tuttavia l’avvocato è e deve rimanere l’unico responsabile della condotta della consulenza e del processo. E inoltre l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale deve restare un mero ausilio e non deve diventare un alibi per non investire nelle proprie abilità e conoscenze”.

 

Parlando invece del tema, anticipato, della perdita di attrattività della professione dell'avvocatura, viene evidenziato come attualmente a Trento ci siano 771 avvocati e come, dopo alcuni anni di sostanziale stabilità, da quest’anno il numero di iscritti all’albo inizi lentamente a scendere: a Trento e in tutta la regione autonoma ci sono infatti 1,7 avvocati ogni mille abitanti.

 

“Il Trentino-Alto Adige si posiziona agli ultimi posti in Italia per densità di legali, a fronte di una media italiana di circa 4 avvocati ogni mille abitanti con punte di 6 avvocati in Campania e Calabria. Siamo quindi la realtà con la più bassa percentuale di avvocati ”, afferma Angelini spiegando che il dato è legato anche al fatto che molti giovani laureati in giurisprudenza, dopo aver svolto la pratica forense e superato l’esame, utilizzano il titolo per accedere al settore pubblico o trovare impiego nelle imprese.

 

Il presidente di Trento si sofferma poi sui numeri della commissione patrocinio a spese dello Stato istituita presso l’ordine e che esamina, nel settore civile, oltre 700 istanze all’anno, di cui oltre 200 di stranieri che ricorrono contro il provvedimento di diniego dello status di rifugiato a cui si affiancano molti soggetti a basso reddito che devono affrontare, ad esempio, la separazione, il divorzio o controversie avanti il tribunale dei minori.

 

Per quanto riguarda infine la situazione dell’organico dei magistrati in tribunale, la situazione di Trento non sembra preoccupare. “Siamo quasi a pieno organico sia come pubblici ministeri che come magistrati – spiega Angelini – e c’è solo qualche criticità in corte d’appello dove al 31 dicembre mancavano due consiglieri su 10. Ma il prossimo pensionamento di altri due consiglieri porterà ad una scopertura del 40  per cento, 4 su 10”.

 

E poi il “problema” del Tar, che è invece diverso. “Su sei magistrati previsti in organico – dichiara Angelini – ad oggi se ne contano quattro: due togati e due nominati dalla provincia autonoma. Il problema è che, dovendoci essere due componenti laici per la formazione del collegio, in caso di loro contemporaneo impedimento non è possibile sostituirli con dei togati, quindi il collegio non si forma e tutto si blocca”.

 

Infine una richiesta: “Come avvocatura chiediamo la modifica la norma dello statuto speciale in modo da consentire di sostituire, in caso di impedimento, e quindi solo temporaneamente, i componenti laici con componenti togati. L’interesse primo è che il Tar sia messo in condizioni di funzionare con continuità”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 05 giugno | 14:21
Il pauroso incidente stradale, che ha coinvolto una moto e un'auto, si è verificato poco dopo le 13 di oggi, venerdì 5 giugno, in località [...]
Cronaca
| 05 giugno | 12:08
Il consigliere provinciale Alex Ploner: "Non è accettabile che pendolari, studentesse e studenti e la popolazione residente debbano sopportare le [...]
altra montagna
| 05 giugno | 13:00
Tutto esaurito al teatro di Brentonico per concludere in bellezza la giornata inaugurale del Festival de L'Altramontagna "Il Fiore del Baldo". [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato