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Trento
10 giugno | 13:35

"La situazione di Chico Forti non va confusa con la cruda realtà del carcere", il presidente della Camera Penale Bertuol: "Dai magistrati timori infondati sulla separazione carriere"

Il presidente della Camera Penale di Trento, Roberto Bertuol, sul tema della separazione delle carriere e sulla vicenda che riguarda Chico Forti ma non solo. Sulle problematiche che si stanno vivendo nella casa circondariale di Trento, spiega: "La società civile ha l’onere di occuparsi del problema, anche per far sì che la detenzione avvenga in luoghi di rieducazione e non in una scuola per recidivi". Il 5 luglio la Camera Penale di Trento ha aderito all’iniziativa nazionale che porterà in tutte le città d’Italia una maratona oratoria a cui è invitata la cittadinanza 

"La situazione di Chico Forti non va confusa con la cruda realtà del carcere"

TRENTO. Per l'avvocatura e specialmente quella che si occupa di penale, la separazione delle carriere è fondamentale. Lo conferma a il Dolomiti il presidente della Camera Penale di Trento, l'avvocato Roberto Bertuol che sottolinea come “possa garantire le migliore garanzie per il cittadino”. 

 

Il tema è fra quelli più caldi in questi mesi che vedono un profondo scontro politico e non solo. “La riforma dell’articolo 111 della Costituzione, avvenuta nel 1999, impone da tempo – spiega Bertuol - che si attuino i passi necessari per dare un senso all’attuale dettato costituzionale, che vuole che il 'giusto processo' si svolga nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”.

 

C'è poi la questione che riguarda Chico Forti, il suo ritorno in Italia, il trattamento offerto in carcere e le polemiche arrivate da diverse associazioni e da molti famigliari di detenuti sulla disparità di trattamento. Una situazione, quella di Forti, che non può essere confusa “con la cruda realtà del  'pianeta carcere'” spiega Bertuol nell'intervista.

 

Presidente, quello della separazione delle carriere è un tema che vede una parte della magistratura contraria. Quali sono, secondo lei, le ragioni e cosa ne pensa di questo provvedimento? 
E’ un tema sul quale da sempre magistratura ed avvocatura, per la maggior parte, non hanno opinioni concordi. Da un lato  la Magistratura, specialmente quella associata, si è sempre opposta a questa soluzione, avanzando timori per l’autonomia della magistratura e la sua indipendenza dagli altri poteri dello Stato, particolarmente paventando che in tal modo il Pubblico Ministero rischierebbe di essere sottoposto al Governo e così in generale alla politica. Dall’altro lato l’avvocatura, e specialmente le Camere Penali (che già 30 anni fa – all’indomani dell’introduzione del nuovo codice di procedura penale di impronta accusatoria – avevano chiesto che l’Ordinamento Giudiziario si adeguasse al nuovo assetto del processo penale), ha sempre convintamente portato avanti l’esigenza collettiva di garantire al nostro sistema un’effettiva ed anche formale terzietà del Giudice, che in tale ottica  è opportuno sia distinto dal Pubblico Ministero, anche nell’accesso in Magistratura e durante il corso della sua carriera. A distinti compiti e a diverse funzioni è dunque opportuno che corrispondano percorsi diversi e che questi non siano periodicamente intercambiabili, come oggi è invece ancora possibile. I timori dei Magistrati sono certamente infondati.

 

Carriera comune o separata, che cosa garantisce di più il cittadino? Perché?
Ovviamente a tutti sta a cuore la separazione tra i poteri dello Stato e la riforma di cui parliamo non mette in nessun caso in discussione il fatto che i Pubblici Ministeri ed i Giudici continuino ad essere parte della Magistratura con eguale dignità e garanzie di autonomia ed indipendenza, con subordinazione solo alla Legge. Tuttavia la riforma dell’art. 111 della Costituzione, avvenuta nel 1999, impone da tempo che si attuino i passi necessari per dare un senso all’attuale dettato costituzionale, che vuole che il “giusto processo” si svolga nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. Orbene è evidente che il Pubblico Ministero in tale norma è menzionato come una “parte”, sia pure pubblica in rappresentanza della potestà punitiva dello Stato, contrapposto dialetticamente alla parte privata (l’imputato rappresentato dal suo Difensore), rispetto alle quali il Giudicante svolge una funzione delicatissima, che richiede anche manifestazioni esteriori di inequivocabile imparzialità. Come ben si comprende, la separazione delle carriere, rispetto a tali esigenze, offre le migliori garanzie per il cittadino.
 
Sulla vicenda Chico Forti nei giorni scorsi sono intervenute diverse associazioni che si occupano di detenuti. Quello che sta avvenendo (il racconto di Forti di aver mangiato il piatto di amatriciana all'arrivo, le interviste nelle quali ha spiegato di essere stato accolto come un re, etc... )  viene definita un'opera di disinformazione rispetto alle condizioni reali di chi si trova nelle carceri italiane.  L'associazione Sbarre di Zucchero denuncia "l'evidente disparità di trattamento". E' così?
L’Unione delle Camere Penali Italiane – e nel suo ambito anche la Camera Penale di Trento  -  da molto tempo ha denunciato la situazione emergenziale in cui vertono le carceri d’Italia, negli ultimi mesi giunta a livelli di estrema criticità. Basti ricordare i numeri del sovraffollamento (a fronte di 50.000 posti disponibili, sono oltre 61.000 i detenuti e tra essi molti senza una condanna definitiva o in custodia cautelare). Dall’inizio del 2024 questo drammatico stato di cose, ha registrato anche  38 suicidi di detenuti. Per non parlare dei numerosi episodi di proteste e rivolte. Le Camere Penali hanno così richiamato l’attenzione di tutta la società civile su questo problema, anche con iniziative clamorose, quali le astensioni dalle udienze penali proclamate nell’ultimo periodo,  invocando un intervento della politica, che per ora tuttavia non vi è stato. In tale contesto il caso “Chico Forti”, che ha evidenti caratteri di specificità e di eccezionalità, non può certo essere confuso con quanto, nella sua tremenda normalità quotidiana, accade nelle carceri del nostro Paese.  Sarebbe opportuno offrire alla pubblica opinione tali notizie, con un’informazione equilibrata ed oggettiva su ciò che invece veramente è, nella sua cruda realtà, il “pianeta carcere”.
 
A Trento, negli scorsi mesi, si è parlato dei problemi all'interno della casa circondariale. Dalla mancanza di personale al sovraffollamento, senza considerati l'aspetto psichiatrico.  Ha avuto modo di constatare la situazione e le criticità che ci sono? Cosa serve?
Per quanto moderno, anche il carcere di Spini di Gardolo non è immune dai medesimi problemi appena menzionati. Ricordiamo che anche  in questo carcere vi sono stati suicidi ed una rivolta dei detenuti. La società civile ha l’onere di occuparsi del problema, anche per far sì che la detenzione avvenga in luoghi di rieducazione e non in una scuola per recidivi. E questo vale anche per tutti coloro che nelle carceri prestano il loro prezioso lavoro e che hanno il diritto a farlo nelle migliori condizioni possibili. La Camera Penale di Trento ha aderito all’iniziativa nazionale che porterà in tutte le città d’Italia una maratona oratoria, nella quale gli oratori che si succederanno parleranno diffusamente di tutto ciò. La manifestazione avrà luogo a Trento il prossimo 5 luglio e sin d’ora la cittadinanza è invitata.

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