Caso Chico Forti, "No a disparità di trattamento", la lettera (ALL'INTERNO) al ministro Nordio: "Dai parenti dei detenuti decine di testimonianze"
L'associazione Sbarre di zucchero ha inviato una lettera al ministro della giustizia Carlo Nordio. Pubblicate anche alcune lettere che testimoniano la disparità di trattamento rispetto a Chico Forti: "In uno Stato civile non è ammesso che ci siano detenuti di serie A e detenuti di serie B"

TRENTO. "Il ritorno in Italia di Chico Forti, per finire di scontare la sua pena, ha fatto gioire chiunque avesse seguito la sua vicenda giudiziaria oltre Oceano, non v'è dubbio alcuno. Stupisce e ha fatto sobbalzare le modalità con la quale è stato accolto, addirittura dalla premier, ma, soprattutto, ciò che è avvenuto col suo ingresso nel carcere di Verona". Così inizia la lettera dell'associazione Sbarre di zucchero indirizzata a Carlo Nordio, il ministro della giustizia del governo Meloni. "Rientra nella prassi far fare al detenuto nuovo giunto il tour dell'Istituto, come fosse un ospite istituzionale? Tour comprensivo di foto ricordo, nei locali dell'Ufficio Matricola, locali definiti da qualcuno 'non protetti', quando tutti sappiamo che l'Ufficio Matricola è il cervello del carcere, dove sono custoditi tutti i dati sensibili dei detenuti. Noi crediamo di poter dire con certezza praticamente assoluta che la risposta è 'No', e Lei?".
Il guardasigilli a Trento per il Festival dell'Economia ha spiegato che non ci sono stati favoritismi e che Forti è tornato in Italia ma per terminare di scontare la pena. Ma il 65enne sembra invece godere di un'alta quantità di benefici rispetto ai normali carcerati e la narrazione stravolge quanto avviene all'interno delle carceri italiane. Nella vicenda Forti le case circondariali escono come un luogo straordinario. Eppure Montorio è un luogo dove da novembre a febbraio si sono suicidati 5 detenuti, un luogo che la vice presidente dell'Associazione "Sbarre di zucchero", (che offre supporto alle detenute e ai detenuti e alle loro famiglie) racconta, a il Dolomiti, essere ''tra i più sovraffollati d'Italia: in stanze da 2 vivono anche in quattro. I maiali stanno in spazi più grandi''.
La polizia penitenziaria si è definita sdegnata e amareggiata per quanto accaduto in questi giorni attorno alla figura di Chico Forti (Qui articolo), un sentimento di preoccupazione espresso anche dalla Camera penale di Verona con il consiglio direttivo. A ritornare sulla disparità di trattamento e sui tanti problemi dei detenuti è l'associazione Sbarre di zucchero con una lettera aperta a Nordio.
"Umanamente abbiamo accolto con favore la possibilità data a Chico Forti di usufruire immediatamente di un permesso di necessità, per far visita all'anziana madre, e della bravura dell'Istituto penitenziario scaligero di organizzare in un batter d'occhio la traduzione a Trento - si legge nella lettera aperta indirizzata a Nordio - ma altrettanto ci ha umanamente rattristati ricevere decine e decine di testimonianze dei parenti dei detenuti 'anonimi' e di ex detenuti che ci parlano di permessi di necessità mai pervenuti, nemmeno per eventi tragici come la morte di un genitore, impedendo loro di partecipare ai funerali, nonostante fossero già stati soggetti a mesi di osservazione, nonostante avessero relazioni di sintesi impeccabili. Rigetti che molto spesso vengono motivati con l'impossibilità di organizzare la traduzione in tempi brevi anche perché la territorialità della pena pare utopia per una gran fetta di persone detenute".
La richiesta è che i detenuti possano beneficiare degli stessi diritti di Chico Forti. Così l'associazione ha diffuso alcune lettere e messaggi dei familiari che attendono ancora risposte. "Sono la moglie di un detenuto di Napoli non capisco perché a mio marito non è concessa una visita all'anziana mamma, mio marito è condannato a 24 anni per reato di droga ha chiesto di poter far visita all'anziana mamma di 82 anni che non può andare in carcere ma rigettano scrivendo che non è in fin di vita". Ma anche "mio fratello è condannato a 17 anni mia madre 85 anni invalida. E quando glielo darebbero con reato ostativo".
E ancora. "Mi hanno mandato sotto scorta solo in chiesa e non al cimitero, era mio figlio. Sono ai domiciliari non mi hanno permesso di assistere alle svariate visite di mia moglie che è in gravidanza", mentre un'80enne con il figlio irraggiungibile perché in carcere in Sardegna lamenta che non è stato fatto nessun avvicinamento.
I messaggi arrivano a decine, ogni giorno, spiega l'associazione, e "vanno in direzione diametralmente opposta a quanto da Lei dichiarato e di ciò vorremmo una spiegazione, un dialogo aperto e costruttivo con Lei. Ben venga questa celerità, Ministro, celerità che noi auspichiamo da sempre per tutti, perché fermamente convinti che un diritto, per essere chiamato tale, debba essere universale, a disposizione di tutti, altrimenti diventa a tutti gli effetti un privilegio. In Italia ci sono migliaia di detenuti che, se ricevessero con celerità risposte alle istanze proposte al Magistrato di Sorveglianza per ottenere la liberazione anticipata, potrebbero accedere ai benefici previsti dall'Ordinamento Penitenziario, deflazionando in modo consistente le presenze ed avvicinando il sistema penitenziario al dettato costituzionale. In uno Stato che si definisce civile non è ammesso che ci siano detenuti di serie A e detenuti di serie B".













