Dai selfie in prigione alle spaghettate, trattamento di favore per Chico e ''immagine da barzelletta data al mondo delle carceri italiane''. Tosato: ''A Montorio 5 suicidi in 4 mesi''
Sui giornali non passa giorno che non si legga di quanto Chico Forti stia bene nel suo nuovo carcere italiano ma la polemica, sollevata proprio da chi vive e lavora nei carceri italiani, infuria. Micaela Tosato, vice presidente dell'Associazione "Sbarre di zucchero" a il Dolomiti racconta: ''Il permesso concessogli in poche ore di vedere la mamma? A una nostra assistita è stato negato anche di partecipare al funerale del padre. La disparità di trattamento con gli altri 61mila detenuti è sconvolgente''. La polizia penitenziaria: ''Si sta trattando un detenuto come una star. Sembra che la detenzione in Italia sia una vacanza premio"

VERONA. "La disparità di trattamento tra Chico Forti e gli altri 61mila uomini e donne detenuti nelle carceri italiane, a questo punto di serie Z, è sconvolgente. Il riferimento non è solamente a una delle "nostre ragazze" (le chiama così, ndr) come Annarosa Lorenz, che è entrata in carcere per una condanna definitiva e, qualche giorno dopo, ha perso il padre. Le è stato negato il permesso di recarsi al funerale. Forti, che siamo ben contenti sia potuto rientrare in Italia, ha invece avuto la possibilità di riabbracciare la mamma quattro giorni dopo essere sbarcato all'aeroporto. E' giustizia questa? Il fatto che il sindacato di polizia penitenziaria abbia preso una posizione così dura e netta la dice lunga su quanto sta accadendo ed è estremamente indicativo a riguardo".
A parlare così a Il Dolomiti è Micaela Tosato, vice presidente dell'Associazione "Sbarre di zucchero", che dal 2022 offre supporto alle detenute e ai detenuti e alle loro famiglie, e non utilizza mezzi termini per commentare il "sensazionalismo" mediatico e la strumentalizzazione politica della vicenda riguardante Chico Forti. Negli scorsi giorni sono usciti sui giornali interventi del condannato per omicidio negli Usa che avrebbe parlato in termini entusiastici del carcere di Montorio, dove è stato trasferito domenica, dopo una brevissima "sosta" a Rebibbia (avrebbe detto che tra spaghetti e altro rischierebbe addirittura di ingrassare e che sta benissimo nella nuova struttura penitenziaria italiana).
"Il carcere di Montorio - prosegue Tosato - è tra i più sovraffollati d'Italia: in stanze da 2 vivono anche in quattro. I maiali stanno in spazi più grandi. Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte dei familiari dei detenuti attualmente reclusi nella casa circondariale veronese. Hanno visto con i loro occhi Forti fare il giro della struttura accompagnato dal personale, quasi fosse un visitatore. Cose mai viste. Per non parlare poi dello scatto con l'onorevole Di Giuseppe: chi ha fatto quella foto visto che in carcere non si possono portare dispositivi?". Un fatto tanto grave quanto strano del quale avevamo dato notizia anche noi e che fa il paio con il resto delle strumentalizzazioni politiche di una vicenda dolorosa e privata diventata uno show ad uso e consumo delle telecamere con la premier Meloni ad accoglierlo con il Tg1 in appoggio all'aeroporto di Pratica di Mare e un parlamentare di Fratelli d'Italia a scattarsi un selfie dentro una struttura penitenziaria dove l'ingresso di un telefono deve, ovviamente, accendere mille alert per l'uso che se ne potrebbe fare.
A tal proposito, intervistato da "Uno, Nessuno, 100Milan", la trasmissione radiofonica in onda su Radio24, lo stesso deputato di Fratelli d'Italia ha spiegato che "quella foto che ritrae me e Chico Forti intanto non è stata scattata con il mio cellulare perché l'ho consegnato alla polizia penitenziaria, come da regola. Ho chiesto il permesso alla direttrice, mica faccio le foto da solo. E non eravamo in un'area protetta, ma nell'area matricola del carcere, che è una zona assolutamente non protetta".
E sulle dichiarazioni riportate dai media (e alcune ribadite anche dallo zio Gianni) sul fatto che, da quando è arrivato in Italia, Chico Forti è rinato?
"Lo sta descrivendo come un hotel a cinque stelle - conclude Tosato - e poi, visto che abbiamo letto che la sua preoccupazione maggiore è quella di non ingrassare, beh posso dire che evidentemente è fortunato e ha un compagno di cella che può permettersi di acquistare prodotti di ottimo livello e sa cucinare bene, visto che il costo medio giornaliero pro detenuto del vitto è di 3 euro e, dunque, non si mangia come in uno "stellato". E, come ci hanno riportato i familiari di alcuni detenuti che assistiamo, certamente non ha interagito con loro e non ha visto come si sta veramente. A Montorio ci sono stati 5, dico 5, suicidi da novembre a febbraio, evidentemente non è proprio un posto dove si sta bene. Le regole dovrebbero essere uguali per tutti. Dovrebbero. Ribadisco: ci sono persone a cui una visita non viene autorizzata nemmeno dopo mesi, qui stiamo parlando di pochi giorni".
Micaela Tosato ha parlato delle dichiarazioni "dure e nette" del sindacato di polizia penitenziaria. E così è, visto che il segretario generale del sindacato, Aldo Di Giacomo, non ha utilizzato mezzi termini, con riferimento alla foto "ricordo" di Di Giuseppe, parlando di "limite di sopportazione superato" e di "ennesimo schiaffo in faccia ai servitori dello stato", chiedendo all'amministrazione di fare chiarezza sulla vicenda. Aggiungendo che "tanto più s'infrangono le regole del sistema penitenziario, trattando un detenuto come una star".
''Il carcere non è un palcoscenico nel quale star possano fare il loro show - queste le sue parole - e avere trattamenti e benefici di grande riguardo. Chiariamo subito che il personale penitenziario non fa il fotografo ma ha compiti ben più seri a cui pensare. Pertanto ognuno si assuma le sue responsabilità e ci aspettiamo che l'amministrazione penitenziaria individui ogni responsabilità nell'interesse della legalità e per allontanare l'immagine che in tutto il mondo si sono fatti delle carceri italiane come l'ennesima barzelletta italiana. Eravamo abituati ai video musicali realizzati da detenuti-rap in cella ma questa volta si è superato ogni limite di sopportazione facendo diventare, per alcuni, la detenzione in Italia una vacanza premio".
"Almeno noi - prosegue Di Giacomo - non esprimiamo giudizi e tanto meno valutazioni sulle sentenze emesse da organi giudiziari di qualsiasi paese occidentale e democratico. Siamo perché quelle sentenze siano applicate in carcere allo stesso modo senza privilegi per detenuti di serie A. Lo si deve ai numerosissimi detenuti 'poveri cristi', ai giovani che in cella si sono tolti la vita, agli over 80 che nonostante le condizioni precarie di salute e l'età continuano la detenzione, ai tossicodipendenti e malati psichici che andrebbero curati. Questa vicenda è l'ennesimo schiaffo in faccia ai servitori dello Stato che ogni giorno in carcere combattono, per conto dello stato, una battaglia oscura ma decisiva per il rispetto della legalità, mettendoci la faccia e prendendo botte. Purtroppo non ci facciamo grandi illusioni da quanto (non) farà l'amministrazione penitenziaria. La delusione dopo le grandi aspettative innescate dal nuovo governo è sempre più cocente tanto più che si infrangono le regole del sistema penitenziario trattando un detenuto come una star e concedendogli in tempi da record il permesso di andare in visita dalla madre. Il personale penitenziario è stufo di fare da comparsa in questa telenovela sul carcere che non ci appartiene e non può appartenere ad uno stato serio".
Parole che - anche in questo caso - fanno decisamente da contraltare rispetto a quanto affermato dallo zio di Chico Forti, Gianni, nella gremitissima piazza Cantore, mentre il 65enne trentino incontrava mamma Maria che, dopo essersi confrontato con gli agenti di scorta aveva detto che "gli agenti della scorta sono diventati quasi di famiglia perché Chico è empatico".














