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Caso Chico Forti, la Camera Penale di Verona sulla disparità di trattamento con gli altri detenuti: ''La celerità con la quale ha ottenuto il permesso venga garantita a tutti''

Qualche giorno fa il sindaco di Trento commentava che il caso di Forti poteva creare maggiore consapevolezza sulle condizioni di vita delle persone incarcerate ed effettivamente sta avendo questo effetto ma al contrario. Dalle associazioni che si occupano di detenuti alla polizia penitenziaria per arrivare alla Camera Penale di Verona appare evidente la disparità di trattamento e si sollevano critiche e proteste. Le carceri italiane non sono dei residence, tutt'altro e le sanzioni prese al riguardo dal nostro Paese sono anche superiori a quelle prese dall'Ungheria

Di Luca Pianesi - 24 maggio 2024 - 18:47

TRENTO. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli a poche ore dalla notizia del ritorno in Italia di Chico Forti aveva esultato sui social come buona parte dei politici di 'casa nostra' e nazionali  gli altri politici (di destra e sinistra): ''Bentornato in Italia Chico! Immagino la gioia tua, dei tuoi familiari, di chi non ha mai spesso di volerti bene. E spero tanto che a partire dalla tua storia possa nascere ora una maggiore consapevolezza sulle storie e sulle condizioni di vita delle persone incarcerate''. Effettivamente la maggiore consapevolezza sulle storie e sulle condizioni di vita delle persone incarcerate si sta sviluppando ma al contrario.

 

Forti sta godendo di una quantità indescrivibile di 'favori' rispetto ai normali carcerati e la narrazione (pompata da una politica bulimica che non aspetta altro che una nuovo 'carro' mediatico sul quale salire pur di mostrarsi, non importa come) che sta emergendo è quanto di più deleterio si possa costruire per il sistema carcerario italiano che dalla vicenda Forti esce come un luogo straordinario: per Chico, spaghettate con le cozze (''addirittura rischio di ingrassare'', si è letto che avrebbe detto), selfie con parlamentari dentro la prigione (telefoni che entrano e escono non si sa bene come), detenuti che gli prestano i vestiti, visite alla struttura con sorrisi e pacche sulle spalle, il permesso di incontrare i genitori arrivato nel giro di 48 ore dall'arrivo in Italia.

 

Eppure Montorio, il carcere dove si trova Forti è un luogo dove da novembre a febbraio si sono suicidati 5 detenuti, un luogo che la vice presidente dell'Associazione "Sbarre di zucchero", (che offre supporto alle detenute e ai detenuti e alle loro famiglie) racconta, a il Dolomiti, essere ''tra i più sovraffollati d'Italia: in stanze da 2 vivono anche in quattro. I maiali stanno in spazi più grandi''. La polizia penitenziaria si è definita sdegnata e amareggiata per quanto accaduto in questi giorni attorno alla figura di Chico Forti: ''Il carcere non è un palcoscenico nel quale star possano fare il loro show e avere trattamenti e benefici di grande riguardo''. Le sentenze, dichiara il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, si applicano ''senza privilegi per detenuti di serie A. Lo si deve ai numerosissimi detenuti 'poveri cristi', ai giovani che in cella si sono tolti la vita, agli over 80 che nonostante le condizioni precarie di salute e l'età continuano la detenzione, ai tossicodipendenti e malati psichici che andrebbero curati''. E ancora: ''L'immagine che ora si sono fatti in tutto il mondo delle carceri italiane è quella dell'ennesima barzelletta italianaLa detenzione in Italia pare una vacanza premio".

 

L'apparato penitenziario italiano, al contrario, è pieno di criticità. Come si legge sul sito della polizia penitenziaria ''Per la Cedu e per il Consiglio Europeo i penitenziari italiani sono più incivili di quelli ungheresi'' e via di dati. ''Partiamo dalla Cedu - scrivono -: da quando la Corte è stata istituita, nel 1959, fino al 2021 l’Italia è il terzo paese ad aver ricevuto più condanne (2.466), dopo Turchia e Russia. L’Ungheria ne ha ricevute 614. L’Italia è stata condannata 9 volte per tortura (l’Ungheria mai), 297 volte per violazione del diritto al giusto processo (21 l’Ungheria), 33 volte per trattamento inumano e degradante (38 l’Ungheria), addirittura 1.203 volte per la durata eccessiva dei processi (344 l’Ungheria). Quest’ultimo è un primato incontrastato per l’Italia''. Insomma male, malissimo, altro che spaghettate e sorrisi nei selfie.

 

Oggi anche la Camera Penale di Verona con il consiglio direttivo, esce per stigmatizzare quanto si sta vendendo e leggendo sulla detenzione di Chico Forti: ''A fronte delle considerazioni di vera e propria illegalità nella quale sono costretti a vivere ed a morire tutti i detenuti del carcere della nostra città, Camera Penale Veronese apprende dalla stampa che, a pochi giorni dall'ingresso in carcere di Verona-Montorio, a Chico Forti è stato concesso di fare visita all'anziana madre. Pur non intendendo entrare in alcun modo nel merito del provvedimento, si auspica che la celere tempistica nel rilascio del permesso divenga trattamento riservato indiscriminatamente a tutti i detenuti che attendono una decisione sulle proprie istanze, in armonia con le esigenze istruttorie che caratterizzano ogni caso specifico. Anche dalla celerità delle decisioni giurisdizionali della Magistratura di Sorveglianza dipende, infatti, la possibilità di alleggerire il carico di sofferenza che oggi si accumula entro le mura del carcere scaligero. Solo qualora le tempistiche osservate nella presente vicenda diverranno una costante anche nelle prossime decisioni, allora potremmo guardare con speranza al futuro''. 

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