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Chico Forti, un condannato accolto dalle istituzioni come un eroe. Il mondo capovolto dal populismo (di ogni colore) dove basta una 'bugia' a cambiare la realtà

Mentre non si può che essere felici che il 65enne trentino condannato per omicidio nel 2000 sia tornato in Italia, in carcere, riavvicinandosi a familiari e affetti, quanto accaduto con la premier Meloni in diretta sul Tg1 è sembrato quanto di più assurdo e distopico si potesse immaginare. La premier ha stravinto la sfida a chi è più populista intuendo la forza mediatica dell'evento e dominandolo da protagonista (lasciando a bocca asciutta i politici di tutti gli altri colori che da anni ci provavano a partire dai 5 Stelle che il 23 dicembre 2020 annunciavano il rientro di Chico per Natale) ma anche in Trentino i 'nostri' non sono stati da meno

Di Luca Pianesi - 20 maggio 2024 - 06:01

TRENTO. ''Benvenuto assassino''. Questo il titolo di apertura del Fatto Quotidiano di domenica riferito al rientro in Italia di Chico Forti. A questo si aggiungevano occhiello: ''Spot per Meloni, la premier onora Forti, che la elogia al Tg1''. E catenaccio: ''Un'accoglienza da capo di Stato dopo aver ucciso un uomo a sangue freddo''. E' l'altra faccia della medaglia della vicenda che sta riguardando il trentino condannato nel 2000 all'ergastolo in Florida per l'omicidio di Dale Pike. Già perché se metà Paese, e forse anche di più, si felicita per il rientro in Italia del nostro connazionale e già lo immagina presto libero in tanti, forse troppo pochi, si chiedono se quanto stia accadendo non sia comunque qualcosa di assurdo, distopico, di paradossalmente ingiusto nel senso che pur riguardando le istituzioni di tutti (ci limitiamo a prendere i 'papaveri' più alti seduti nei diversi scranni: la presidente del consiglio, il presidente della Provincia, il sindaco della città) non per tutti sarà ripetibile.

 

Corrado Augias nella trasmissione di Gramellini, ''In Altre Parole'' ha chiarito con poche frasi quanto tentiamo di spiegare: ''Lei ha capito perché il prigioniero che stava in America a Miami ed è arrivato in Italia, Chico, è stato accolto dalla presidente del consiglio?'', ha chiesto rivolgendosi a Gramellini. ''No perché io non l'ho capito. Quello transita per l'aeroporto e poi va in prigione in Italia e lo accoglie la presidente del consiglio?''. ''Diciamo che di solito i primi ministri vanno ad accogliere gli ostaggi liberati'', risponde Gramellini. ''Ah allora non l'ha capito bene neppure lei - chiosa Augias con sorriso ironico -. Allora abbiamo fondato un precedente. Gli italiani, i cittadini italiani, ritenuti colpevoli in un paese straniero e mandati in Italia a scontare il residuo della pena da adesso verranno accolti dal presidente del consiglio''. Ovviamente non sarà così. Non lo sarà certamente per gli oltre 2600 italiani incarcerati in varie parti del mondo. Non lo sarà per nessun altro in futuro.

 

La vicenda di Forti è unica. Unica per come si è evoluta nell'opinione pubblica. Unica per come è stata strumentalizzata, sempre e comunque, dalla politica nazionale e locale. E quanto si è visto in questi giorni è stato l'apice di questa strumentalizzazione di una vicenda privata, perché riguarda le sorti di un uomo e della sua famiglia (e non si può che essere contenti che Forti si riavvicini ad amici e familiari e torni nel suo Paese), ma pubblica per come è stata trasformata in uno show a tutti gli effetti con il Tg1 a fare da megafono e Meloni a vincere su tutti. Già perché in passato, va detto, c'hanno provato governi di ogni colore politico a riportare a casa Chico. C'è riuscita lei.

 

I populisti più populisti di tutti, quelli dei 5 Stelle che da un balcone di Palazzo Chigi, nel settembre del 2018, uscivano gridando ''Abbiamo abolito la povertà'' c'avevano provato più di tutti (intuendo quanto mediaticamente l'operazione avrebbe pesato dopo anni di 'inchieste' delle Iene, appelli dello Zoo di 105 e l'impegno di 'vip' del calibro di Andrea Bocelli ed Enrico Montesano) arrivando il 23 dicembre 2020 a fare queste dichiarazioni: ''La liberazione di Chico Forti è importante, è un bel regalo di Natale per la famiglia e per l'Italia. Fa bene sperare. Forse nessuno ci credeva più, difficile trattenere l'emozione''.

 

 

 

 

Ma non ce l'avevano fatta (anche con la povertà non gli era andata bene). C'è riuscita lei ed è riuscita, in questo modo, ad accarezzare la pancia degli italiani assecondandone indole e pensieri (Vox populi: alla fine della giustizia ci si fida sempre poco, di quella degli americani, poi, figurarsi. Quelli pensino a fare le guerre e gli hamburger che agli italiani ci pensiamo noi. Che poi in Italia anche se era un assassino era già libero da 10 anni. E poi è chiaro che è stato fregato. Un italiano all'estero viene sempre fregato, foss'anche solo per il fatto che non parlano italiano).

 

Ha vinto lei anche rispetto a chi a 'casa nostra' studia da anni da populista. Fugatti non ha perso occasione e sui social ha scritto: ''È la notizia che i trentini attendevano da tempo: il nostro conterraneo Chico Forti è finalmente rientrato in Italia. Confidiamo di poterlo abbracciare presto, quando le autorità riterranno possibile il suo trasferimento a Trento. La gioia di mamma Maria e di tutti gli amici di Chico è la nostra gioia''. E pure il sindaco Ianeselli è salito sul carro: ''Bentornato in Italia Chico! Immagino la gioia tua, dei tuoi familiari, di chi non ha mai spesso di volerti bene. E spero tanto che a partire dalla tua storia possa nascere ora una maggiore consapevolezza sulle storie e sulle condizioni di vita delle persone incarcerate''. Insomma ci si aspetta che il prossimo passo sarà dargli L'aquila di San Venceslao con tanto di festa pubblica in via Belenzani e pullman scoperto.

 

''A Cutro no, ma ad accogliere un assassino che ha ucciso con spietatezza un uomo e che tra l’altro torna in Italia per andare comunque in carcere, sì'', ha commentato Selvaggia Lucarelli, al contrario. Chico Forti, è noto, si è sempre professato innocente anche se la condanna, molto dura, è arrivata in maniera definitiva negli Stati Uniti e le istanze di revisione sono state tutte bloccate per assenza di nuove prove e nessuno ne ha mai contestato la colpevolezza (lì, mentre come noto in Italia in moltissimi). Per tornare in Italia, però Forti ha dovuto ammettere l'omicidio. "Dovevo dichiararmi colpevole per avere l'estradizione, è l'unico motivo per cui l'ho fatto", ha detto intervistato dal Tg1 nel carcere di Rebibbia (aggiungendo: ''Ringrazio tante persone: mio zio, Giorgia Meloni, un personaggio fantastico, tutto il governo mi ha aiutato, anche Andrea Bocelli"). Insomma una bugia a fin di bene (suo, ovviamente) ma che rende questa assurda vicenda ancor più paradossale. Alle sentenze non si crede alle bugie a fin di bene sì. Presidenti del consiglio, di Provincia e sindaci si complimentano, si sfregano le mani, ringraziano. 

 

Forse bastava essere contenti del rientro in Italia di un connazionale condannato all'ergastolo e di un suo riavvicinamento alla famiglia, pur da dietro le sbarre, e restare alla finestra a guardare quel che accadrà. Attendere i passi della nostra giustizia, di ipotetiche grazie, di sconti di pena. Certo dopo che una presidente del consiglio e tutte le più alte cariche del Paese lo hanno accolto come fosse un eroe non si immagina la pressione che potrebbe dover sostenere un qualsiasi giudice che dovesse prendere in mano la vicenda. E magari scoprire pure che non avevano ragione le Iene, Montesano e Bocelli ma la giustizia americana. In tal caso sarà meglio dire una bugia, a fin di bene, ovvio, di tutti questa volta.  

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