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Trento
09 giugno | 18:49

“Richiedenti asilo: in Alto Adige accoglienza diffusa con 66 comuni coinvolti, in Trentino strategia fallimentare fondata sull'accentramento”

L'intervento della consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra Lucia Coppola: “Mentre la Provincia di Bolzano dimostra che un modello di accoglienza diffusa, condivisa e responsabile è possibile, la Provincia autonoma di Trento continua a inseguire una strategia miope e fallimentare fondata sull'accentramento. Due territori confinanti, due autonomie speciali, due visioni radicalmente diverse del governo dei fenomeni migratori”

TRENTO. “Accoglienza dei richiedenti asilo: il vicolo cieco del Trentino contro la lungimiranza di Bolzano”. Sono queste le parole della consigliera provinciale di Alleanza Verdi e Sinistra, Lucia Coppola, nel commentare i dati emersi dalla Provincia di Bolzano per quanto riguarda l'accoglienza dei 94 nuclei famigliari con background migratorio ospitati in strutture alberghiere nella città capoluogo (Qui Articolo).

 

Come avevano infatti già confermato a metà maggio le autorità provinciali, le famiglie interessate avrebbero ricevuto un alloggio in un Comune altoatesino nell'ambito di un ampio progetto d'integrazione – “Accompagnamento abitativo per famiglie con background migratorio” – per poter costruire, inizialmente con il sostegno e l'accompagnamento dei servizi sociali, una vita autonoma in Alto Adige.

“Con l'approvazione delle linee guida per il servizio – continua oggi la Provincia – la Giunta provinciale ha creato questi presupposti necessari. Alla data dell'8 giugno, 66 Comuni altoatesini hanno fornito un riscontro positivo. Di questi, 44 hanno comunicato di poter mettere a disposizione un alloggio adeguato per una famiglia, altri 22 Comuni hanno dichiarato all'Ufficio per la tutela dei minori e l'inclusione sociale, dove vengono raccolti i riscontri, la loro disponibilità a continuare a cercare soluzioni abitative, mettendole a disposizione in un secondo momento. Sono invece 28 i Comuni che hanno comunicato di non aver la possibilità di accogliere una famiglia con background migratorio”.

 

“Mentre la Provincia di Bolzano dimostra che un modello di accoglienza diffusa, condivisa e responsabile è possibile – commenta Coppola – la Provincia autonoma di Trento continua a inseguire una strategia miope e fallimentare fondata sull'accentramento. Due territori confinanti, due autonomie speciali, due visioni radicalmente diverse del governo dei fenomeni migratori”. A confermarlo sarebbero proprio gli ultimi dati arrivati da Bolzano: “Dei 94 Comuni coinvolti nel progetto di accoglienza diffusa – ribadisce la consigliera di Avs – ben 66, oltre due terzi del totale, hanno aderito alla proposta, rendendosi disponibili ad accogliere nei propri territori nuclei familiari con bambini oggi ospitati nei centri e nelle strutture alberghiere del capoluogo. Una risposta significativa che testimonia come, quando le istituzioni costruiscono percorsi condivisi e coinvolgono i territori, i Comuni sappiano assumersi responsabilità e contribuire attivamente alla coesione sociale”.

 

Il modello altoatesino, continua Coppola, si fonda “su principi semplici ma efficaci: corresponsabilità tra livelli istituzionali, distribuzione equilibrata delle presenze, sostegno alle amministrazioni locali e percorsi di integrazione radicati nelle comunità. Una strategia che alleggerisce la pressione sul capoluogo, evita concentrazioni problematiche e favorisce un inserimento graduale e sostenibile delle persone accolte”.

 

Diverso invece il discorso al di qua di Salorno, aggiunge la consigliera: “La giunta provinciale trentina continua a perseguire ostinatamente la strada dell'accentramento, rinunciando a costruire una rete territoriale diffusa e scaricando il peso dell'accoglienza sul capoluogo e su poche strutture. Una scelta che non risponde a una visione di lungo periodo, ma a una logica emergenziale permanente che negli anni ha dimostrato tutti i suoi limiti. La concentrazione di un numero elevato di richiedenti asilo in grandi poli di accoglienza non rappresenta una soluzione: alimenta marginalità e isolamento, rende più difficili i percorsi di inclusione, aumenta la pressione sui servizi sociali e sanitari dei territori coinvolti e rischia di generare tensioni che potrebbero essere evitate attraverso una distribuzione più equilibrata delle presenze”.

 

“Il fallimento della linea trentina – conclude – è ormai evidente. La mancanza di un confronto serio e strutturato con i sindaci, l'assenza di una programmazione territoriale condivisa e il rifiuto di adottare un modello di accoglienza diffusa stanno privando il Trentino degli strumenti più efficaci per governare un fenomeno complesso in modo ordinato, sostenibile e sicuro. L'esperienza di Bolzano dimostra che esiste un'alternativa concreta all'accentramento. Serve il coraggio politico di abbandonare approcci ideologici e soluzioni tampone per costruire un sistema che distribuisca responsabilità e opportunità su tutto il territorio provinciale. Continuare sulla strada intrapresa da Piazza Dante significa condannare il Trentino a rincorrere le emergenze invece di governarle. Per questo si auspica che la Provincia di Trento apra finalmente un confronto con i Comuni, con il terzo settore e con tutti gli attori coinvolti, prendendo esempio dalle buone pratiche già sperimentate con successo in Alto Adige. L'accoglienza diffusa non è soltanto una scelta più equa: è una scelta più dignitosa, più efficace, più sostenibile e più sicura per l'intera comunità trentina”.

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