Aggressione dentro al carcere, due agenti picchiati da un detenuto finiscono in ospedale: ''Adesso basta, in Triveneto in 4 mesi già 101 poliziotti feriti''
Un detenuto ha dato in escandescenza venerdì nel carcere di Trento ed ha lottato con due agenti. La Sappe: ''Situazione al limite. Nel primo quadrimestre nel solo distretto del Triveneto ci sono state 257 resistenze ed ingiurie, 14 proteste collettive, 13 rifiuti di rientro in cella''

TRENTO. Schiaffi e pugni al volto di due agenti della polizia penitenziaria e poi mani al collo e spintoni. In carcere a Trento si è verificata, ieri, l'ennesima aggressione ai danni di agenti della polizia penitenziaria e la denuncia arriva direttamente dalla Sappe (sindacato di rappresentanza). Il tutto a ribadire come in Italia esista un'emergenza carceri gravissima nonostante la pessima narrazione che è emersa negli ultimi tempi con la vicenda Chico Forti (che ha parlato della sua 'nuova' detenzione in penitenziari italiani come di luoghi fantastici e di trattamenti palesemente di favore riservatigli).
''Nel Distretto penitenziario del Triveneto - comunica la Sappe - nel solo primo quadrimestre del 2024, sono stati registrati una marea di eventi critici tra le sbarre delle carceri: 257 resistenze ed ingiurie, 14 proteste collettive rumorose con battitura, 13 rifiuti di rientro in cella. Ben 101 i poliziotti feriti con prognosi fino a 7 giorni, 3 dei quali con prognosi di oltre i 20 giorni”. Se a questo si aggiungono i suicidi (5 nel solo carcere di Montorio – Verona, dove è recluso proprio Chico Forti, in poco più di 3 mesi) il quadro è davvero preoccupante.
“Nella Casa circondariale di Spini di Gardolo di Treno, ieri pomeriggio, un detenuto di origine italiane ha aggredito improvvisamente prima un poliziotto penitenziario, colpendolo con schiaffi al viso, e poi anche un secondo collega, intervenuto in aiuto del primo, sempre con degli schiaffi e pugni al volto”. Ricostruisce Massimiliano Rosa, segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Il detenuto pretendeva, senza motivo e senza essere autorizzato, di essere spostato di cella, rifiutandosi di entrare in quella in cui era ristretto”, spiega il sindacalista del Sappe. “Alterato, si scagliava contro il poliziotto, dapprima spingendolo e poi colpendolo violentemente al volto e collo. Visto l'evento, un secondo collega interveniva in soccorso del malcapitato ma il detenuto, con inaudita violenza, si scagliava contro il secondo collega colpendolo a schiaffi, pugni e spintoni”.
Rosa spiega che i due poliziotti penitenziari sono poi stati accompagnati all’ospedale Santa Chiara di Trento per le necessarie cure a seguito delle lesioni subìte: ad entrambi sono stati certificati i 7 giorni di prognosi a causa dei violenti colpi subiti e sono stati applicati loro i collari al collo, aggiungendo che “il Sappe esprime vicinanza, solidarietà e augura ai colleghi una pronta guarigione”.
Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “occorrerebbe che i detenuti violenti, che pensano il carcere come luogo di villeggiatura dove poter commettere reati, vengano trasferiti immediatamente fuori regione. Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un cambiamento sociale, dove il male è visto come bene e viceversa, dove all'esterno del carcere il reato è percepito come cattivo ma una volta che si è all'interno il reo diventa buono. È giunto il momento di dire basta al finto buonismo. I detenuti che trasgrediscono le regole o peggio ancora che aggrediscono la polizia penitenziaria devono essere perseguiti a norma di legge ma soprattutto scardinati dal contesto ove si sentono appoggiati da altri reclusi amici e quindi forti di questo, non esitano a commettere altri reati”.
Per questo, evidenzia il leader nazionale del Sappe, “il Dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria e gli organi Statali preposti devono assumersi le responsabilità ed attuare, ognuno per la parte di propria competenza, azioni mirate a dare garanzia di intervento al corpo di Polizia penitenziaria che opera nell'ultima trincea della giustizia. Il Sappe valuterà ogni forma di tutela, anche in sede giudiziaria, dei colleghi aggrediti e minacciati”.
“Bisogna intervenire con celerità, a tutela dei poliziotti penitenziari, orgoglio non solo del Sappe e di tutto il Corpo ma dell’intera Nazione”, evidenzia Capece, che fornisce cifre allarmanti: “Nel Distretto penitenziario del Triveneto, nel solo primo quadrimestre del 2024, sono stati registrati una marea di eventi critici tra le sbarre delle carceri: 257 resistenze ed ingiurie, 14 proteste collettive rumorose con battitura, 13 rifiuti di riento in cella. Ben101 i poliziotti feriti con prognosi fino a 7 giorni, 3 dei quali con prognosi di oltre i 20 giorni”. Torna quindi a sollecitare “provvedimenti urgenti”, a cominciare da “un inasprimento di pena per i detenuti che aggrediscono il personale di Polizia Penitenziaria durante la permanenza e l’espiazione di pena in carcere”. “Serve, forte ed evidente, la presenza dello Stato, che non può tollerare questa diffusa impunità, e servono provvedimenti urgenti ed efficaci”, conclude il leader del primo Sindacato dei Baschi Azzurri, che si appella ai vertici del Dap affinché creino le condizioni “per ristabilire ordine e sicurezza, attuando davvero quella tolleranza zero verso quei detenuti violenti che, anche in carcere, sono convinti di poter continuare a delinquere nella impunità assoluta''.














