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La lettera (all'interno) di Chico dedicata alla mamma: "Sei la mia roccia". E i ricordi: "Quando la vidi piangere fu doloroso". Cosa succede dopo il rientro in Italia?

Lorenzo Moggio, amico d'infanzia di Chico e presidente del comitato "Una chance per Chico", racconta il suo rapporto epistolare. Le ultime e-mail il 12 e il 13 giugno, una dedicata alla mamma e l'altra "sui generis", nei quali era positivo e aveva parlato del "più e del meno". Con un accenno, sempre, ai suoi sogni e alle sue aspirazioni

Di Daniele Loss - 19 maggio 2024 - 06:01

TRENTOPensieri e parole non dovranno più correre lungo il telefono e tramite le e-mail e gli abbracci non saranno più solamente virtuali. Il comitato "Una chance per Chico" festeggia il rimpatrio di Forti per scontare la pena. 

 

Atterrato nelle scorse ore all'aeroporto militare di Pratica di Mare, Forti è stato portato a Rebibbia e da lunedì verrà trasferito a Verona. "Oggi è un grande giorno", le parole a il Dolomiti dello zio Gianni (Qui articolo).

 

Appena rientrato in Italia, Chico Forti ha ricevuto la notifica dell'ordine di esecuzione della pena, firmato dal procuratore generale di Trento, secondo cui il 65enne trentino sconterà la pena in un penitenziario italiano.

 

"Il condannato sconta la pena in Italia con le norme italiane", spiega l'avvocato penalista trentino Nicola Canestrini. "Se l'ergastolo è comune il condannato può essere ammesso, se ritenuto non pericoloso e dopo l'espiazione di almeno 10 anni di pena, ai permessi premio e, dopo 20 anni, alla semi-libertà e dopo 26 anni alla liberazione condizionale. Un limite che può arrivare a 21 anni per 'buona condotta' con l'istituto della liberazione anticipata con sconto di pena di 45 giorni ogni 6 mesi". 

 

Il 65enne trentino nelle prossime ore sarà trasferito a Verona. "E' tra i primi quattro carceri in Italia per sovraffollamento", evidenzia Canestrini. "Ci vorrebbe un impegno del governo per migliorare le condizioni detentive. Le strutture italiane versano in una situazione preoccupante con edifici senza vetri, senza acqua, senza corrente e senza privacy neppure per andare in bagno". 

A ogni modo il rientro di Forti è stato un momento di liberazione per molti. L'ultima e-mail all'amico d'infanzia Lorenzo Moggio, presidente del comitato "Una chance per Chico", che in questi anni ha interagito con lui spesso, Chico l'ha inviata all'inizio della settimana, il 13 maggio. Una comunicazione "normale", verrebbe da dire, senza alcun accenno (anche perché lui stesso non sapeva che, da lì a due giorni, avrebbe firmato per essere trasferito) a quanto sarebbe accaduto a distanza di poche ore. 

 

"Mediamente due volte a settimana ci scambiavamo messaggi di posta elettronica" racconta Moggio, che abbiamo incontrato nel suo studio di commercialista nel centro di Trento. "Ne ho salvate a centinaia e ne ho stampate tantissime: me l'ha chiesto lui, perché in carcere non riusciva a farlo. Lì ogni fotocopia costava 1 dollaro, uno sproposito e, allora, le ho scaricate, trasferite in un file di testo e custodite gelosamente. Chico voleva averle".

 

Il sistema per comunicare era (finalmente si può utilizzare il passato) estremamente complicato, tramite un sistema di messaggistica all'interno di un server del servizio penitenziario statunitense. Ogni comunicazione, ovviamente, veniva controllata in maniera accurata, sia quelle in entrata che quelle in uscita.

 

 

"Nelle e-mail Chico non mi ha parlato della sua situazione, della sua condizione, di quanto stava vivendo. Il suo carattere straordinario gli ha permesso di resistere per 26 anni in un luogo isolato, terribile. Io sono stato in Florida tre volte e, quindi, parlo con cognizione di causa e non per sentito dire. Sembrava di essere in un film. Cosa mi scriveva Chico? Qualche richiesta al Comitato, al bisogno e mi faceva un sacco di domande su Trento, sugli amici, sulle persone che conosceva, sui luoghi che aveva frequentato in passato. Ha una memoria di ferro, incredibile: pensate che si ricorda tutt'ora numeri di telefono risalenti a 30 e oltre anni fa. E poi mi raccontava i suoi sogni, i suoi progetti, le sue aspirazioni e quello che desiderava. Come i suoi amati canederli - ride Moggio - dei quali ha sempre sentito la mancanza. Ah glielo ho scritto: guarda che ho imparato la ricetta. Adesso si stuferà a forza di mangiarli. Ma anche di una surfata a Torbole, cosa che sicuramente in futuro, se potrà, vorrà fare. Cosa lo ha tenuto in vita, sveglio, presente e determinato in questi anni? Il suo carattere, la sua verve, il suo spessore. Lo stesso che aveva prima di entrare in carcere".

 

Tre visite in carcere in Florida, centinaia di e-mail, qualche parola scambiata durante la telefonata settimanale a cui aveva diritto e che dedicava, ovviamente, a mamma Maria, a cui ogni tanto gli amici presenziavano. La penultima missiva, che Chico ha inviato all'amico Lorenzo il 12 maggio, dunque appena una settimana fa, era dedicata a mamma Maria. I suoi pensieri per augurare a quella che lui definisce "la mia roccia" in occasione della festa della mamma. E con un pensiero a tutte le mamme del mondo.

 

 

"Mi aveva chiesto - racconta - di farla pubblicare sui giornali. Ogni anno inviava una lettera dedicata alla sua mamma in occasione della festa. Quest'anno abbiamo ritenuto opportuno tenere la comunicazione privata, almeno sino ad oggi, perché - vista la delicatezza della situazione - era meglio non intaccare alcun equilibrio, non correre alcun rischio. Adesso sono felice che, tutte queste cose, potrà dirgliele di persona, abbracciandola e guardandola negli occhi".

 

Nella lettera Chico ricorda un episodio della sua infanzia, avvenuto durante una vacanza estiva a Lavazè "il passo che separa il mio amato Trentino dall'Alto Adige". Ebbene, in quell'occasione Chico "determinato progenitore di Indiana Jones" aveva individuato una salamandra nel laghetto "che al tempo consideravo un mare". "Trovata una bottiglietta per l'uso contemplato, ne versai il contenuto, di aroma gradevole, nel lavandino. Di corsa al laghetto, raccolsi la salamandra (chiamata da lui Rivera, perché rossonera, ndr)".

 

E poi, il giovane Indiana Jones, mostrò la salamandra a tutti, compresa mamma Maria. "Entrato in stanza il mio sorriso si trasferì alla Gutenberg sul palmo della mano di mia madre. Il tintinnio nelle orecchie mi impedì di comprendere audibile la sua infuriata accompagnatoria, Comunque compresi di aver svuotato la sua bottiglia di profumo preferito! Una reazione giustificata, provocata da un bambino terremoto che aveva la pelle dura per gli schiaffoni, normalmente area deretano, rararamente al viso".

 

 

Poi prosegue con la chiosa finale: "Facendo capolino (nel frattempo era stato posto in punizione, ndr) vidi mia madre piangere - scrive -, quello fu molto più doloroso di uno schiaffone. Lei pentita, stava soffrendo per me. Ai tempi odierni dove risiedo, ancora per poco spero, una punizione fisica può avere conseguenze severe. Eppure io sono convinto che il dolore di mia madre avrebbe superato ogni sentenza giuridica. In quell'istanza mi resi conto dell'intensità dell'amore di una madre nei confronti dei figli. La reazione a quel suo gesto inusualmente irrazionale servì a farmi diventare un uomo migliore, ma soprattutto a crescere i miei figli perseguendo il concetto di giusto e giustizia. Mai una volta né io né Heater abbiamo punito fisicamente i nostri figli, non solamente per autocontrollo, ma perché non sussisteva motivazione. Tanto del merito ricade su mia madre. Il compito di madre non è un'impresa priva d'impegno e sacrifici, al contrario. Come in ogni lavoro sudato, alla fine i frutti si raccolgono . In questa giornata dedicata, il mio affetto non solo è rivolto a mia madre, ma anche a milioni di madri che non di rado soffrono per poter dare un futuro migliore ai propri figli".

 

Finalmente, insomma, si può dire "Bentornato a casa, Chico".

 

"Sì, possiamo dirlo - conclude Moggio, visibilmente emozionato - perché in tutti questi anni lui non ha mai perso la speranza e nemmeno noi. Ha un carattere incredibile e, come dice lo zio Gianni, che è stato incredibile e ha dedicato un terzo della sua vita al nipote - adesso potrà vivere la terza parte della sua esistenza. E, conoscendolo, avrà già tantissime idee, progetti, sogni da realizzare. E noi, come sempre, saremo al suo fianco. Adesso che è qui con noi nessuno ce lo porterà più via".

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