Cpr a Trento, Orlando: “Senza concertazione con i Comuni si tradisce lo spirito della legge”. L'ex ministro spiega: “Queste strutture sono diventate depositi di persone”
Nel 2017 l'ex ministro Andrea Orlando, assieme al ministro Minniti, ha dato il nome al decreto sull’immigrazione pensato per velocizzare i rimpatri e snellire le pratiche d’asilo. Di come erano state pensati i Cpr è rimasto solo il nome ma, spiega l'ex ministro "è cambiata la sostanza". Intanto a Trento si riaccende la discussione sul nuovo Centro di Permanenza per i Rimpatri lanciato da Fugatti

TRENTO. “I Cpr? Ormai sono diventati depositi di persone”. Sono parole dure quelle che arrivano dall’ex ministro Andrea Orlando, che suonano come un importante monito mentre a Trento torna ad accendersi il dibattito proprio sull'apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri.
A distanza di otto anni dal decreto Minniti-Orlando, pensato per velocizzare i rimpatri e snellire le pratiche d’asilo, oggi i Cpr tornano a dividere politica e opinione pubblica.
“Nelle prossime settimane – ha spiegato nei giorni scorsi in un intervento il governatore Maurizio Fugatti – contiamo di chiudere l’accordo con il Viminale per la realizzazione di un Cpr a Trento. È un passaggio importante per far capire che chi delinque in Trentino rischia concretamente di finire in un Cpr e di restarci per il tempo necessario”.
I Centri di Permanenza per il Rimpatrio sono strutture di detenzione amministrativa, dove vengono rinchiusi quei cittadini stranieri provenienti dai Paesi extraeuropei sprovvisti di documenti di soggiorno, in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione. Sono stati istituiti nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano come “Cpt”, Centri di Permanenza Temporanea, diventando poi con la Legge Bossi–Fini “Cie” e nel 2017, con la Legge Minniti–Orlando, “Cpr”.
Purtroppo sono luoghi dove, in più occasioni, nelle varie strutture in giro per l'Italia, sono state denunciate condizioni di vita drammatiche, da un punto di vista del rispetto dei diritti e della dignità delle persone trattenute, oltre che sotto il profilo delle condizioni igienico-sanitarie.
Ci sono regioni come la Toscana, dove il governatore Giani, rieletto pochi giorni fa, si è espresso chiaramente in modo contrario a queste strutture. Altri territori, come il Trentino-Alto Adige, dove la strada scelta è stata è ben diversa. Oggi a far discutere non è solo la decisione della Provincia di Trento di costruire un Cpr, ma di averlo deciso senza l'iniziale coinvolgimento da parte dell’Amministrazione comunale del capoluogo, dove fra l'altro la struttura sorgerà.
“I Cpr – spiega Orlando a il Dolomiti – sarebbero dovuti essere strutture capaci di interagire con il territorio e, in particolare, con i Comuni anche per promuovere diversi livelli di integrazione. Oggi, però, sono diventati qualcosa di ben diverso”.
Per l'ex ministro ci si trova davanti a “una crescita di queste strutture a fronte di un disinvestimento totale su tutti i processi di integrazione”. “Sono diventate delle semi-prigioni e non doveva essere così” spiega ancora Orlando. Si era parlato di un percorso condiviso con i Comuni, chiamati ad avere un ruolo centrale. Una concertazione che, però, spiega ancora l'ex ministro, “non c’è stata”.
Sulla creazione a Trento di un Cpr le critiche non mancano. Per alcuni una scelta ideologica e non una risposta alla sicurezza. Difficile capire cosa ne pensa oggi il Comune di Trento. L'assessora Casonato ha spiegato di non avere elementi per parlarne e il sindaco si trova all'estero.
Dure, invece, le parole che arrivano dal consigliere provinciale e regionale del Partito Democratico, Paolo Zanella. “Con il Cpr si serve su un piatto d’argento a una comunità impaurita la soluzione securitaria e disumana a un problema sociale di cui si è in gran parte responsabili. Mentre i giornali quotidianamente misurano i fallimenti delle politiche di questa Giunta con gli stipendi che sono i più bassi del Nord Est e sotto la media italiana, con le persone che faticano ad arrivare a fine mese, con sempre più persone che rinunciano alle cure e non riescono ad accedere a una casa, con numeri di incidenti sul lavoro che fanno rabbrividire, Fugatti distoglie l’attenzione spostandola sul solito capro espiatorio: i migranti. Esattamente come fa in ogni intervento pubblico il suo vicesegretario nazionale Vannacci”.
Mentre il confronto si accende rimane, certamente, una questione di fondo sollevata dall'ex ministro Orlando e cioè quella della necessità di dialogo con i territori e con la società civile. Senza di questo il rischio è che non si arrivi a nessuna soluzione e che i Cpr non garantiscano alcun equilibrio tra ordine e diritti.













