Cpr, il ministro Piantedosi arriva a Trento per firmare l'accordo con Fugatti. Scoppia lo scontro con il Pd: "Una falsa soluzione che crea rischio e spreco"
La firma dell'accordo per la costruzione del primo Centro di Permanenza per i Rimpatri in Trentino è attesa per oggi quando il ministro dell'Interno sarà a Trento per incontrare il governatore Fugatti. Per la struttura spunta un’area a sud della Motorizzazione. L'appello del Partito Democratico: “Chiediamo alla Giunta provinciale di riconsiderare immediatamente questa decisione e di investire le risorse destinate al Cpr in politiche concrete per l’integrazione e la legalità”

TRENTO. Il governatore Fugatti lo aveva annunciato nelle scorse settimane ed oggi è atteso a Trento il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, per firmare la costruzione nel capoluogo di un Centro di Permanenza per i Rimpatri. “È un passaggio importante per far capire che chi delinque in Trentino rischia concretamente di finire in un Cpr e di restarci per il tempo necessario”, aveva spiegato Maurizio Fugatti.
Nei mesi scorsi si era parlato della realizzazione in regione di due Cpr tra Bolzano e Trento con un numero di 20/25 posti ciascuno. Strutture piccole, quindi, per consentire una migliore gestione e che potrebbero trovare spazio in Destra Adige.
Una decisione che continua a creare non poche polemiche, in particolare per il poco coinvolgimento del Comune di Trento. Ma soprattutto uno scontro politico tra centrodestra e centrosinistra. Per questi ultimi sarebbe una scelta ideologica e non una risposta alla sicurezza.
E se Piantedosi oggi è atteso per la firma che porterà poi alla realizzazione del primo Cpr, a mostrarsi contrario a quest’opera è il Partito Democratico che, nelle scorse ore, con una nota firmata dal capogruppo provinciale Alessio Manica e dal segretario Alessandro Dal Rì, parla di “una falsa soluzione che crea rischio e spreco”.
Per i due esponenti del Pd, l’idea che la costruzione di un Cpr possa in qualche modo migliorare la sicurezza del nostro territorio “è una mera illusione e una risposta demagogica a problemi complessi”. “I Centri di Permanenza per il Rimpatrio, come dimostrano le esperienze in altre regioni, non sono luoghi di detenzione efficaci per il rimpatrio, ma piuttosto fabbriche di tensione e marginalità che sfuggono al controllo e alle buone pratiche di integrazione. Il risultato non è maggiore sicurezza, ma il contrario: la creazione di un focolaio di problematiche che ricadranno sulla comunità locale”, spiegano Manica e Dal Rì.
Il segretario provinciale si dice pronto a sedersi al tavolo per una discussione seria su sicurezza e integrazione, “ma non c’è alcun dubbio che il Cpr, come è stato strutturato dalle destre, sia una truffa ai danni dei contribuenti, una soluzione avariata a problemi reali, utile solo ad essere sbandierata ma in realtà dannosa”.
A riprova della sua inadeguatezza strutturale e del rischio che comporta per la sicurezza e la legalità, spiega il Partito Democratico, “il Consiglio di Stato ha annullato lo schema di capitolato d’appalto utilizzato dal Ministero dell’Interno per l’assegnazione della gestione dei Cpr in tutta Italia. I giudici amministrativi hanno stabilito che l’attuale gestione non tutela a sufficienza il diritto alla salute e la dignità degli stranieri trattenuti”.
Manica e Dal Rì concludono con un appello: “Chiediamo alla Giunta provinciale di riconsiderare immediatamente questa decisione e di investire le risorse destinate al Cpr in politiche concrete per l’integrazione e la legalità”.
La firma attesa oggi con il ministro Piantedosi è un punto di svolta e di forte divisione politica. Da un lato si rivendica la scelta per rafforzare la sicurezza, ma dall’altro le opposizioni parlano di rischi sociali e gestionali. Un nuovo terreno di scontro che durerà a lungo.


















