Cpr a Trento, la contrarietà degli Assistenti sociali: "Si rischiano dinamiche disgreganti del tessuto sociale"
La struttura dovrebbe sorgere nel 2026 in Destra Adige nella zona di Piedicastello e prevedere una capienza di 25 posti riservati a migranti destinatari di decreto di espulsione attraverso un investimento di 1,5 milioni di euro a carico della Pat

TRENTO. “Occorre andare oltre e superare il progetto del Cpr a Trento per prevenire dinamica disgreganti il tessuto sociale”. L’Ordine degli Assistenti Sociali del Trentino Alto Adige esprime la propria contrarietà al progetto di apertura di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) previsto nella città di Trento.
La struttura dovrebbe sorgere nel 2026 in Destra Adige nella zona di Piedicastello e prevedere una capienza di 25 posti riservati a migranti destinatari di decreto di espulsione attraverso un investimento di 1,5 milioni di euro a carico della Pat.
Un progetto, spiega l'Ordine in una nota, che solleva interrogativi importanti rispetto ai valori fondanti della professione, alla tutela della dignità umana e all’inclusione sociale.
“Siamo professioniste e professionisti che lavorano nella quotidianità per accompagnare qualsiasi persona perché possa vivere i propri diritti – viene spiegato - nell’unicità dei propri progetti di vita, pertanto sentiamo viva la preoccupazione che questo, nei Cpr possa non essere garantito appieno”.
L’attenzione è poi rivolta anche sulle “ripercussioni potenzialmente disgreganti” che tali scelte progettuali porterebbero nel fondamentale lavoro di costruzione di legami e di creazione di tessuto connettivo e relazioni di aiuto che l’assistente sociale, ogni giorno, mette in campo con e per le persone di tutta la comunità.
“Siamo disponibili al confronto nelle sedi opportune per costruire insieme progettualità che consentano di rispondere a un mandato professionale che ci chiede di facilitare dinamiche di accoglienza, valorizzazione delle differenze, promozione di diritti umani e di coesione sociale”.














