Migranti, Acli trentine contro il Cpr di Trento: "Serve un’accoglienza diffusa, non nuove strutture di detenzione che alimentano paura e propaganda"
La struttura dovrebbe sorgere nel 2026 in Destra Adige nella zona di Piedicastello e prevedere una capienza di 25 posti riservati a migranti destinatari di decreto di espulsione attraverso un investimento di 1,5 milioni di euro a carico della Pat. Le Acli: "A fronte del costo per questi Centri, tutt’altro che irrisorio non si evidenziano altrettante risorse e impegno per quanto riguarda l’organizzazione di un sistema di accoglienza e integrazione che incida sui legittimi bisogni di inserimento dei lavoratori stranieri nel tessuto produttivo, lavorativo e sociale trentino”

TRENTO. In Trentino servono politiche di “accoglienza diffusa sul territorio evitando di ridurre la questione dell’immigrazione ad un problema di ordine pubblico o di propaganda senza venire meno alla necessità di gestire e regolamentare i flussi migratori con norme che facilino l’integrazione, il rispetto delle regole civili e delle normative relative alla sicurezza”. A sottolinearlo con una nota sono le Acli del Trentino che si dicono contrarie all'apertura a Trento di un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr).
Seguendo l’esempio di altre realtà del mondo cattolico e della solidarietà sociale, quindi, le Acli intendono manifestare la propria contrarietà alla proposta avanzata dalla Giunta Provinciale di Trento e dal Ministro dell’Interno Piantedosi di istituire a Trento un Cpr.
La struttura dovrebbe sorgere nel 2026 in Destra Adige nella zona di Piedicastello e prevedere una capienza di 25 posti riservati a migranti destinatari di decreto di espulsione attraverso un investimento di 1,5 milioni di euro a carico della Pat.
I Centri di permanenza per i rimpatri sono delle vere e proprie strutture di detenzione al cui interno sono trattenute persone migranti in situazione di irregolarità rispetto alle norme concernenti l’ingresso e il soggiorno. Si tratta per lo più di persone “colpevoli” di irregolarità amministrativa che vengono punite con la privazione della libertà personale.
“Accanto alle voci contrarie che si sono alzate da parte di diverse rappresentanze della comunità trentina – spiega in una nota il Consiglio provinciale delle Acli trentine - va rilevato come anche la Corte Costituzionale, con sentenza del 3 luglio 2025, abbia dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale relative alla gestione di queste strutture sottolineandone l’inadeguatezza per quanto riguarda la privazione della libertà personale. Il rischio è infatti che questi Centri servano più per creare un clima di paura e scoraggiamento nei confronti dei cittadini immigrati in partenza per l’Italia o per coloro che vi risiedono cercando una via d’uscita alla miseria e alla privazione. In questo modo viene meno però il dovere cristiano di accoglienza del povero e dello straniero”.
A fronte del costo per questi Centri, tutt’altro che irrisorio, spiegano ancora le Acli “non si evidenziano altrettante risorse e impegno per quanto riguarda l’organizzazione di un sistema di accoglienza e integrazione che incida sui legittimi bisogni di inserimento dei lavoratori stranieri nel tessuto produttivo, lavorativo e sociale trentino”.
I risultati stessi previsti in termini di rimpatri non giustificano infine gli investimenti per strutture che evidenziano l’inefficacia del sistema dei Cpr come strumento di contrasto alle migrazioni irregolari.
Come ha affermato recentemente l’Osservatorio Accoglienza Detenzione Migranti promosso dall’Università di Bari Aldo Moro “I Cpr, di fatto, operano come strutture chiuse, imponendo alle persone trattenute una condizione di privazione della libertà assimilabile a una detenzione carceraria. Tuttavia, a differenza degli istituti penitenziari, non esiste una normativa organica che garantisca controlli sistematici sulle condizioni interne, né che regoli in modo certo il diritto alla difesa, l’accesso all’informazione, la comunicazione con l’esterno o la possibilità di ricevere visite”.
Per tutti questi motivi, concludono le Acli, “intendiamo affermare la nostra contrarietà alla costruzione di un Cpr a Trento e aderiamo alle manifestazioni delle associazioni della società civile e del volontariato, (ad iniziare da quella prevista a Trento, sabato 13 dicembre), che intendono ribadire l’urgenza di un approccio più umano al tema dell’accoglienza accanto a tutte le iniziative tese a rilanciare le politiche dell’integrazione a partire dal lavoro e dalla casa”.


















