Stop al "Piano Freddo", l’Arcidiocesi richiama la politica: “Basta risposte temporanee, l’accoglienza diventi una priorità strutturale”
L'Arcidiocesi di Trento interviene a seguito delle polemiche nate in questi giorni con la chiusura del “Piano freddo” che ha portato allo stop di 64 posti sia per senzattetto che per richiedenti protezione internazionale

TRENTO. “L’accoglienza delle persone, indipendentemente dalla loro provenienza, non può essere ridotta a una risposta minimale, ma richiede competenze, continuità e responsabilità condivise” e ancora, “un tema così delicato non può essere affrontato in modo semplificato”.
L'Arcidiocesi di Trento interviene a seguito delle polemiche nate in questi giorni con la chiusura del “Piano freddo” che ha portato allo stop di 64 posti sia per senzattetto che per richiedenti protezione internazionale.
Il Piano Freddo è regolato da uno specifico Protocollo, coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con gli enti impegnati nell’accoglienza delle persone in situazione di grave marginalità, tra cui la Fondazione Caritas Diocesana. Le decisioni relative all’apertura e alla chiusura dei dormitori provvisori sono state assunte in base ai criteri previsti dal Protocollo stesso.
L’Arcidiocesi di Trento, attraverso la Fondazione Caritas, è da tempo impegnata in modo strutturale nell’accoglienza delle persone senza dimora. Tale impegno si concretizza nella gestione della Mensa della Provvidenza, di diverse strutture di accoglienza notturna (Casa di Accoglienza Bonomelli, Lavisotto e Il Portico, Housing Temporaneo e Casa Giuseppe), nel coordinamento dello Sportello di Accoglienza per persone senza dimora e, in collaborazione con il Centro Astalli, nell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. “L’attivazione dei dormitori provvisori – ha spiegato la Diocesi - ha richiesto un rilevante impegno aggiuntivo da parte degli operatori dello Sportello, del Coordinamento e dei funzionari provinciali competenti”.
Fondamentale, ha spiegato sempre la Diocesi, evidenziare che l’apertura dei dormitori è stata resa possibile esclusivamente grazie alla disponibilità straordinaria di numerosi volontari, che si sono alternati con grande senso di responsabilità.
“L’Arcidiocesi – viene spiegato ancora in una nota - è pienamente consapevole della gravità rappresentata dal fatto che alcune persone si trovino a vivere al freddo durante la notte e guarda a queste situazioni con profonda preoccupazione. Allo stesso tempo, ritiene che un tema così delicato non possa essere affrontato in modo semplificato”.
Infine il nuovo appello che l'Arcidiocesi intende affinché il tema dell’accoglienza delle persone senza dimora diventi una priorità stabile dell’agenda politica e istituzionale: “È necessario che tali interventi siano inseriti all’interno di un sistema di servizi strutturato, con risposte pianificate, coordinate e durature, capaci di offrire un sostegno reale e continuativo, superando la logica dell’emergenza e della precarietà”.













