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Trento
13 gennaio | 15:30

Accoglienza, stop a 64 posti, Coppola: “Un sistema che ignora la dignità delle persone”. Bortolotti: “Un gioco di rimpallo ipocrita tra Comune e Pat, manca umanità”

L'innalzamento di qualche grado è bastato per decidere di bloccare i posti letto in più che a Trento erano stati predisposti ad inizio anno a causa del freddo. Per la consigliera provinciale "è necessario rivedere profondamente i criteri e i parametri del piano freddo superando una logica puramente numerica legata alle soglie di temperatura e mettendo al centro la tutela delle persone"

Accoglienza, stop a 64 posti, Coppola: “Un sistema che ignora la dignità delle persone”

TRENTO. “Quello che è successo mette in evidenza in modo drammatico tutte le fragilità di un sistema di accoglienza basato su logiche emergenziali e su parametri climatici rigidi, che poco hanno a che fare con le condizioni reali di chi è costretto a dormire all’aperto”. La decisione di chiudere 64 posti letto per richiedenti asili e senzatetto a causa dell'innalzamento delle temperature torna ad accendere il dibattito sull'accoglienza in Trentino.

 

Le strutture di emergenza scattano solo quando la temperatura scende sotto i –4 gradi. Ora le previsioni indicato temperature più “miti” ma comunque fredde. L'innalzamento di qualche grado è bastato per decidere di bloccare i posti letto in più che a Trento erano stati predisposti ad inizio anno. Stiamo parlando, come già detto, di 64 posti. (QUI L'ARTICOLO)

 

“Qualche grado in più sul termometro non rende improvvisamente sicura la vita per strada” ha spiegato la consigliera di Alleanza Verdi – Sinistra, Lucia Coppola. “Le notti restano fredde, il terreno è ghiacciato e le condizioni di vulnerabilità di chi non ha un tetto non cambiano da un giorno all’altro. Eppure, per effetto di questi criteri, 64 posti straordinari vengono smantellati e decine di persone tornano sotto i portici e i ponti, andando ad aggiungersi a liste d’attesa già lunghissime che riguardano sia i senza fissa dimora sia i richiedenti protezione internazionale, persone che avrebbero diritto a percorsi di accoglienza e che invece restano escluse per mancanza di posti”.

 

Questa decisione rende evidente come l’accoglienza a Trento sia ancora affrontata come un’emergenza stagionale e non come una questione strutturale. Ogni inverno si aprono e si chiudono dormitori temporanei, si chiede uno sforzo straordinario ai volontari e agli operatori, ma non si costruisce una risposta stabile e duratura. Una risposta che dovrebbe arrivare dalle istituzioni e che più volte è stata richiesta anche dalle associazioni, senza però ottenere risposta. Le soluzioni tampone finiscono per diventare le uniche.

 

“È necessario rivedere profondamente i criteri e i parametri del piano freddo – continua Coppola - superando una logica puramente numerica legata alle soglie di temperatura e mettendo al centro la tutela delle persone, la loro salute e la loro dignità. Non è accettabile che la differenza tra avere un letto o dormire all’addiaccio dipenda da un singolo grado in più o in meno”. Purtroppo sono centinaia le persone costrette a dormire all'addiaccio.

 

“Una città come Trento – conclude la Consigliera provinciale - non può rassegnarsi ad avere centinaia di persone senza tetto, tanto meno nel cuore dell’inverno. Servono misure urgenti e strutturali, un rafforzamento stabile del sistema di accoglienza e un impegno chiaro e condiviso tra gli enti preposti. Senza un cambio di passo reale, continueremo a muoverci di emergenza in emergenza, lasciando ogni anno troppe persone sole, invisibili e senza riparo.

 

Ad intervenire sulla vicenda è anche la consigliera comunale Giulia Bortolotti. “Trovo veramente ipocrita – ha spiegato a il Dolomiti – il gioco di rimpallo delle responsabilità che vediamo tra Provincia e Comune. Sui posti letto serve  un piano strutturale, perché è assurdo parlare di emergenza dal momento che sono noti i numeri di chi vive all'addiaccio e altrettanto noto è che ogni inverno arriva il gelo". 

 

"E' vergognoso – ha aggiunto – quello che sta accadendo in una città come Trento conosciuta per la sua accoglienza e a causa di una burocrazia allucinante. Sta mancando totalmente il buon senso, l'umanità”.

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