Cpr a Trento, il dibattito non si ferma. Cgil, Cisl e Uil: "È un costo e non risolve nulla". Il Sindacato di Polizia: "Fattore positivo, ma servono personale e norme di sicurezza"
Dopo la firma dell'accordo tra il Ministro dell'Interno Piantedosi e il governatore Fugatti per la realizzazione del Centro per il rimpatrio a Trento prosegue il dibattito sul tema. Dalle critiche dei sindacati al punto di vista del segretario provinciale aggiunto del Sidacato Autonomo Polizia Ferdinando Zito: "Cpr a Trento fattore positivo e 'strumento' aggiuntivo per le forze di polizia, impegnate in lunghi e anche rischiosi spostamenti per i trasferimenti nelle altre strutture nazionali. Servono però rafforzamento del personale e norme di sicurezza ad hoc"

TRENTO. Non si ferma il dibattito sulla costruzione del nuovo Cpr a Trento, dopo che nei giorni scorsi il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti hanno sottoscritto l’accordo di collaborazione per la realizzazione della struttura che sorgerà in via Maso Visintainer (QUI ARTICOLO): dalle voci contrarie a chi, come il Sindacato Autonomo della Polizia, vede la struttura come un fattore positivo per la gestione del territorio, pur mettendo in luce le potenziali criticità di tale struttura.
Come detto molte le voci critiche che si sono levate in questi giorni sia da una parte della comunità che dalla politica (qui la presa di posizione dell'esponente del Pd e presidente della Circoscrizione Centro Storico Andrea La Malfa) ma anche da chi con l’accoglienza si confronta quotidianamente come il direttore del Punto d'Incontro Mattia Civico che ha sottolineato come con “Cpr e riduzione dell'accoglienza non saremo più sicuri”.
A prendere posizione con una nota sono stati anche i sindacati Fp Cgil, Cisl Fisascat e Uiltucs che hanno ribadito, a firma dei tre rispettivi segretari Alberto Bellini, Fabio Bertolissi e Stefano Picchetti, come "il Cpr da solo è un costo e non risolve nulla, anzi si riempirà immediatamente di migranti in attesa di rimpatrio provenienti da altri territori".
Tornando per un attimo all’accordo Piantedosi-Fugatti questi i punti principali: il Cpr da 25 posti (previsione inizio lavori nel 2026, ndr), una nuova sezione locale della commissione per valutare le domande di riconoscimento di protezione internazionale e un’attenuazione degli impegni da parte del Trentino nell’accoglienza straordinaria (QUI ARTICOLO).
E proprio sul tema dell’accoglienza i sindacati alzano la voce, spiegando come non si possa parlare di emergenze ma della "condizione stabile di un sistema che da mesi denunciamo come bloccato e senza futuro con troppe donne, troppi uomini, con il solo desiderio di integrarsi, di lavorare, di avere un futuro, che sono respinti da un sistema di accoglienza ormai ridotto ai minimi termini".
La richiesta dei segretari è quella - "a fronte" di una Provincia che ormai scrive che le soluzioni vanno trovate senza rendere il Trentino attrattivo per i migranti" - che si smetta di "speculare sul problema e che lo si affronti", con Bellini, Bertolissi e Picchetti che chiedono alla Giunta che si risponda alle loro richieste di incontro "perché si possa riprogettare il sistema anche, se si ritiene, nelle sue dimensioni securitarie, ma che si riallestisca un sistema di accoglienza funzionante e capace davvero di integrare persone di cui abbiamo bisogno".
Tornando alla questione Cpr, a fornire un punto di vista "altro" è il segretario provinciale aggiunto del Sap (Sindacato Autonomo Polizia) Ferdinando Zito che, intervistato da il Dolomiti, spiega come la struttura abbia sicuramente un valore positivo in termini operativi per quanto riguarda le forze dell’ordine, mettendo in luce però alcune condizioni sine qua non per la gestione della struttura: tra tutte la necessità di un rafforzamento del personale da parte del Ministero e l’attuazione di norme di sicurezza ad hoc.
"La costruzione di un Cpr a Trento, per quanto riguarda le forze di polizia, è sicuramente un fatto positivo e uno 'strumento' aggiuntivo: la motivazione principale - spiega Ferdinando Zito - è un’agevolazione del servizio, dal momento che attualmente ogni espulsione richiede l’impiego di più agenti delle forze dell’ordine che sono impegnati per diversi giorni, con gli spostamenti verso i Cpr fuori provincia che, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza degli agenti, richiedono comunque un impiego di risorse economiche. Va tenuto conto anche il fatto che il personale impegnato nei trasferimenti potrebbe essere utilizzato in servizi aggiuntivi sul territorio".
Come anticipato, nonostante la valutazione complessivamente positiva sull’apertura della struttura, il Segretario Provinciale aggiunto del Sap formula ulteriori considerazioni riguardanti la sua futura gestione, che dovrà necessariamente tenere conto di alcuni aspetti cruciali.
"La presenza di un Cpr comporta anche la necessità di un rafforzamento del personale di polizia sul territorio, e di questo fatto - specifica Zito - il Ministero dovrà tener conto, dal momento che saranno richieste delle vigilanze aggiuntive e una rimodulazione del personale in relazione ai vari servizi richiesti. Dovranno essere poi adottate delle norme di sicurezza ad hoc per la struttura, anche per tutelare chi vi opererà. Servirà personale formato specificatamente e numericamente adeguato: parliamo infatti di strutture che fisiologicamente hanno delle criticità gestionali dal momento che, in primis, accolgono persone di etnie e culture diverse che, entrando in contatto, possono sviluppare tensioni".












