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| 25 ott 2025 | 20:22

Cpr e meno accoglienza straordinaria? "Saremo tutti meno sicuri”. Civico (Punto d'Incontro): "Non diminuiranno le presenze, ma solo il numero di quelli accolti"

Con l'annuncio dell'apertura di un Cpr e del dimezzamento ulteriore dell'accoglienza il governatore Fugatti ha voluto mostrare l'intenzione di “contenere i violenti” e “ridurre le presenze sul territorio”.  Per il direttore del Punto d'Incontro: "La politica  ha grandi responsabilità e grande potere, ma le norme non hanno effetto immediato sulle nostre coscienze: la politica può decidere di ridurre l’accoglienza, ma questo non ci trasformerà in una comunità meno accogliente. Perché sulla nostra umanità decidiamo solo noi”

di Redazione

TRENTO. “Cpr e riduzione dell'accoglienza: non saremo più sicuri”. Non è uno slogan ma sono le parole pronunciate da chi da anni vive ogni giorno la frontiera invisibile della povertà e dell’emarginazione. A parlare è Mattia Civico, direttore del Punto d'Incontro, dopo la firma avvenuta ieri fra il governatore Fugatti e il ministro Piantedosi sull'accordo di collaborazione per la realizzazione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) (QUI L'ARTICOLO).

 

Una firma che prevede l'apertura di una sezione trentina della commissione per valutare le domande di asilo e soprattutto un progressivo disimpegno, in quota parte, degli oneri che il governo distribuisce sul territorio nazionale di accoglienza straordinaria dei migranti. In poche parole significa la riduzione dei posti di accoglienza che sono previsti in Trentino.

 

La struttura fondata da don Dante è da sempre in prima linea per l'accoglienza: solo nel 2024 il Punto d’Incontro ha incontrato 2.400 persone, servito oltre 61 mila pasti caldi, garantito quasi 4 mila docce e avviato più di mille lavatrici.

 

“Non siamo ciechi. Lo vediamo tutti i giorni. Negli ultimi anni sono cresciute più del doppio le presenze al Punto d’Incontro. Molto spesso sono richiedenti asilo che non accedono a percorsi d’accoglienza e che quindi sono in strada. Attendono in strada anche fino a due anni prima di essere accolti: che succede in questi anni? Di chi si fidano, come fanno a campare dormendo e vivendo in strada? Chi protegge il debole, il ragazzino di 23 anni che vorrebbe davvero imparare una lingua, lavorare, costruire una vita piena? A chi chiedono aiuto?” si chiede Mattia Civico.

 

Gli episodi di violenza che avvengono in città sono purtroppo ben sotto gli occhi di tutti. “Li vediamo anche noi che sono aumentati” viene spiegato da Civico. “Lo vediamo sulla pelle e negli occhi dei nostri ospiti e lo percepiamo anche sulla nostra pelle di operatori sociali. Non solo una percezione, ma un vissuto. A volte anche noi ci troviamo di fronte al pericolo, a fare i conti con la paura. Vediamo aumentata l’angoscia, la rabbia, la violenza. Quasi mai è semplice il nostro lavoro. Siamo quotidianamente immersi nella disperazione di coloro che accogliamo. Anche noi desideriamo più sicurezza”.

 

Con l'annuncio dell'apertura di un Cpr e del dimezzamento ulteriore dell'accoglienza il governatore Fugatti ha voluto mostrare l'intenzione di “contenere i violenti” e “ridurre le presenze sul territorio”.

 

“Sappiamo per certo, e lo sanno anche i protagonisti di questa decisione – spiega Civico – che invece non diminuiranno le presenze sul territorio, ma solo il numero di quelli accolti. Crescerà quindi il numero delle persone in strada, senza progetto e senza controllo e questo non produrrà più sicurezza: le persone saranno più marginalizzate, più povere di prospettiva, più disperate, più fragili”.

 

Aumenteranno le persone che si rivolgeranno al Punto d’Incontro e alle strutture di bassa soglia, ai servizi specialistici, ai servizi sociali del territorio. Servizi che sono già, purtroppo, sotto pressione.

 

“Cpr e riduzione dell’accoglienza sono prospettive che ci preoccupano perché saremo tutti meno sicuri: persone in strada, quartieri e anche noi operatori. Sappiamo però una cosa: che la politica – conclude Civico – ha grandi responsabilità e grande potere, ma le norme non hanno effetto immediato sulle nostre coscienze: la politica può decidere di ridurre l’accoglienza, ma questo non ci trasformerà in una comunità meno accogliente. Perché sulla nostra umanità decidiamo solo noi”.

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