Fugatti accelera sul Cpr a Trento: "Nelle prossime settimane contiamo di concludere l'accordo con il Ministero"
"E' un passaggio importante per far capire che chi delinque in Trentino rischia concretamente di finire in un Cpr e di restarci per il tempo necessario". Il Governatore trentino Maurizio Fugatti ribadisce quanto aveva già affermato mesi fa: l'occasione è stata, questa volta, l'Assemblea generale di Confesercenti a Trento

TRENTO. "Nelle prossime settimane contiamo di concludere l'accordo con il Ministero dell'Interno per la realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Trento. E' un passaggio importante per far capire che chi delinque in Trentino rischia concretamente di finire in un Cpr e di restarci per il tempo necessario".
Il Governatore trentino Maurizio Fugatti ribadisce quanto aveva già affermato mesi fa: l'occasione è stata, questa volta, l'Assemblea generale di Confesercenti a Trento e dedicata al tema "Innovazione tecnologica accessibile e valorizzazione del capitale umano".
Il Presidente della Provincia Autonoma di Trento ha sottolineato che il progetto sarà condiviso con tutte le istituzioni competenti, ma rappresenta "un passo in più che la nostra autonomia deve compiere con responsabilità. Non sono temi facili, ma credo che il Trentino debba dimostrare di saperli affrontare, come ha sempre fatto, con equilibrio e serietà".
Di Cpr a Trento se ne parla ormai da tempo. A fine aprile Fugatti ne aveva annunciato la realizzazione - in tempi brevi - a margine di un incontro con Nicola Molteni, sottosegretario di Stato al Ministero degli Interni, che aveva confermato come i dati "portano ad una considerazione sulla necessità del Cpr. Non è un carcere e non un lager, ma un centro di detenzione amministrativa e di trattenimento in vista del rimpatrio. Ci sono 10 strutture in Italia per un potenziale di 1.400 posti. Queste strutture sono spesso vandalizzate, distrutte e bruciate, quindi ci sono circa 700 posti disponibili" (Qui articolo).
Un mese più tardi, a maggio, durante il dibattito che lo aveva visto protagonista sul palco del Festival dell'Economia, il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva ribadito che a Trento sorgerà un Cpr (Qui articolo).
"E' a un buon punto di elaborazione - aveva spiegato il ministro -, quindi di programmazione, pianificazione e progettazione. Io sono grato alla possibilità che il territorio offre. Mi prendo l'impegno, e siccome da queste parti si parla molto di autonomia e di tutto ciò che serve all'autonomia, di dire che sarà soprattutto una struttura "servente" del territorio".
Il progetto era partito già a settembre 2024, le "voci" parlavano dell'area di Spini di Gardolo quale luogo per la futura struttura. A fine maggio, dopo le parole del titolare del dicastero dell'interno, Fugatti aveva aggiunto che "abbiamo fatto dei tavoli tecnici nei mesi scorsi, nelle scorse settimane. Nel momento in cui sarà definito l'aspetto tecnico, e questo passaggio di Piantedosi è importante, potremo iniziare a parlare anche della fattibilità reale. Credo che anche questo sia un messaggio di autonomia, perché anche le questioni meno facili dobbiamo provare a gestirle sul nostro territorio".
Adesso il tema torna di stretta attuali e il numero uno di Piazza Dante parla addirittura di "prossime settimane" per la chiusura dell'accordo.
Nel corso dell’intervento Il Governatore ha poi toccato anche le questioni legate alle politiche abitative e al lavoro giovanile e ai progetti che prevedono la realizzazione di oltre 1.200 alloggi per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro: "Abbiamo avviato interventi mirati anche nei 33 comuni che negli ultimi dieci anni hanno registrato il maggiore spopolamento. È un segnale importante: vogliamo che i nostri giovani e le nostre famiglie trovino nel Trentino un luogo dove poter vivere e lavorare".
Infine un passaggio anche sul tema dei redditi: "Ringrazio Confesercenti, le altre categorie economiche e i sindacati per l’accordo sottoscritto sul tema dei redditi in Trentino se vogliamo trattenere i giovani, dobbiamo garantire loro opportunità e condizioni economiche adeguate. È naturale che molti vogliano fare esperienze altrove, ma non deve succedere perché qui mancano prospettive".












