Cpr a Trento, ma la Giunta Ianeselli come la pensa? Interrogazione del Gruppo Onda: ''Ci auguriamo emerga una visione radicalmente diversa da quella della destra''
Il tema per la maggioranza di centrosinistra è spinoso perché c'è chi è contrario a prescindere e chi invece è più possibilista (ovviamente lavorando a una struttura civile e funzionale). Il Dolomiti aveva provato a chiedere numi all'assessora competente, Giulia Casonato, ma si era detta priva di elementi per parlarne. Ora in Aula arriva un'interrogazione

TRENTO. C'è voluta un'interrogazione del gruppo consiliare Onda per portare il tema del Cpr in consiglio comunale a Trento e soprattutto per stimolare la Giunta Ianeselli per capire cosa ne pensi al riguardo. Il Dolomiti ci ha provato pochi giorni fa, all'indomani delle dichiarazioni del presidente della Provincia Fugatti che ha dato per imminente la realizzazione di un Centro per i rimpatri a Trento, andando a chiedere un parere all'assessora competente, Giulia Casonato, che ci ha risposto di non avere gli elementi per parlarne.
E che il tema sia alquanto divisivo e crei non pochi grattacapi alla maggioranza di governo di centrosinistra a Trento è cosa ben nota. In passato il sindaco di Trento aveva aperto alla possibilità di avere un Cpr sul territorio (ovviamente una struttura civile dove si rispettano i diritti di chi vi viene portato all'interno ma che favorisca il rapido rimpatrio di criminali e delinquenti) e per questo era subito stato 'impallinato'' da quelli del ''no assoluto'' a cominciare dal blocco, che siede nella sua maggioranza e ha anche dei ruoli di assessorato, come Verdi/Sinistra (ma anche buona parte del Pd si è dichiarato contrario da subito).
A ricordarlo un comunicato di Lucia Coppola, consigliera provinciale Alleanza Verdi e Sinistra, e di Renata Attolini, consigliera comunale di Trento Alleanza Verdi e Sinistra, che pochi giorni fa hanno ribadito che ''i Cpr non hanno nulla a che vedere con il contrasto alla criminalità, perché non sono stati pensati per rinchiudere delinquenti comuni. La legge – il decreto legislativo 286/1998, art. 14 – è chiara: nei Cpr finiscono gli stranieri privi di permesso di soggiorno, non chi ha commesso reati come furti, rapine o aggressioni. Si tratta dunque di strutture detentive amministrative, dove vengono trattenute persone che si trovano in una condizione di irregolarità burocratica''. Ovviamente a questo va aggiunto che chi ha un permesso di soggiorno o è in attesa di ottenerlo se commette un crimine ha spessissimo gravi conseguenze proprio su quel permesso di soggiorno e quindi il fatto che prima del rimpatrio transiti dal Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) non è assolutamente strano (l'anomalia, semmai, è che solo il 10% di chi è transitato in un Cpr nel 2023 è stato rimpatriato ma qui subentrano altri problemi).
Contraria al Cpr anche Onda che in data odierna ha depositato un'interrogazione: ''vista la rilevanza della notizia si chiede al sindaco e alla giunta, quale visione politica abbia la Giunta relativamente alla collocazione di un Cpr nel Comune di Trento''. La consigliera Bortolotti sui suoi social aggiunge: ''Fugatti vuole il cpr a Trento. Una barbarie da un lato, perché è noto che questi centri non rispettino i diritti. Una presa un giro per i cittadini, perché non sarà così che si risolve il problema della sicurezza. Basta a dimostrarlo il funzionamento di questi centri altrove, dall' Italia all' Albania. Un costo enorme, infine, per la collettività. Abbiamo presentato una domanda di attualità per sapere cosa ne pensi la giunta comunale. Augurandoci in una visione radicalmente diversa da quella della destra''.












