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Caporalato, il Trentino non è immune e aumentano i casi di lavoro ''grigio''. Nasce la prima cabina di regia per contrastare il fenomeno

La Flai Cgil chiede anche interventi legislativi e si prepara a girare il territorio per incontrare e sensibilizzare le aziende e i lavoratori. In autunno nascerà la cabina di regia prevista dalla legge nazionale contro il caporalato 

Di Giuseppe Fin - 15 giugno 2018 - 06:01

TRENTO. Si stanno muovendo i primi passi anche in Trentino per la costituzione della nuova cabina di regia a livello provinciale per contrastare il caporalato. L'ente consentirebbe, finalmente, di dare gambe alla legge nazionale 199 del 2016 e metterebbe assieme rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni di categoria del mondo agricolo.

 

In Trentino negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di caporalato, non solo nel settore agricolo ma anche in altri che hanno visto come vittime perlopiù migranti provenienti da fuori provincia.  Un fenomeno a cui il Trentino non può considerarsi immune. Lo dimostrano le indagini, alcune ancora in corso altre già terminate, portate avanti dalla Guardia di Finanza.

 

Basta ricordare i 25 lavoratori provenienti da fuori regione che sono stati fermati lo scorso settembre nelle campagne di Riva del Garda a bordo di un furgone con vestiti strappati e scarpe bucate e diretti nei vigneti trentini a raccogliere uva per prendere in alcuni casi 1,70 euro all'ora. Oppure c'è il caso più recente portato alla luce dalla Guardia di Finanza, che sta proseguendo le indagini anche in Trentino, che ha individuato ben 41 lavoratori, sempre stranieri, sfruttati nel lavoro di volantanaggio con tanto di Gps per monitorare gli spostamenti e alloggi stretti dove i lavoratori vivevano stipati come sardine.

 

Uomini e donne stranieri trasportati da fuori provincia per andare a lavorare nei campi trentini nel silenzio più assoluto fino a quando qualcuno si ribella al ricatto a cui è sottoposto oppure fino a quando le forze dell'ordine non fermano uno di quei furgoni scassati che vanno avanti e indietro da Verona e da Brescia.

 

In Trentino sono iniziati i primi passi contro il caporalato attraverso la costituzione di un ente bilaterale che vedrà la luce in autunno e che riunirà i sindacati Cgil, Cisl e Uil assieme alla Confederazione Italia Agricoltori, Confagricoltura e Coldiretti.

 

“A livello nazionale – spiega Maurizio Zabbeni che oggi è a capo dei lavoratori nel settore dell'agricoltura della Cgil – la legge sul caporalato prevede la possibilità di creare una cabina di regia a livello territoriale. Fino ad oggi da noi non si è fatto ed è per questo che nel contratto provinciale che abbiamo firmato lo scorso anno è stato previsto che l'ente bilaterale potrà essere inserito in questo ragionamento andando a costituire uno degli elementi essenziali della futura cabina di regia”.

 

Il nuovo “soggetto” contro il caporalato avrebbe come compito quello di creare sinergia tra i diversi settori, favorendo il collocamento dei lavoratori, l'incontro legale tra domanda e offerta di lavoro oltre ovviamente la funzione di controllo ed eventualmente di repressione dell'illegalità in collaborazione con gli organi preposti.

 

“Nel nostro territorio – spiega a ildolomiti.it Zabbeni – il fenomeno del caporalato non è molto diffuso ma i casi che abbiamo sentito ultimamente confermano che l'attenzione deve rimanere alta. Abbiamo chiari segnali che le condizioni lavorative sono negli ultimi anni peggiorate. Parliamo di lavoratori assunti con un livello di inquadramento inferiori a quello che a loro spetterebbe ma anche meno ore pagate. Se non caporalato stiamo assistendo sicuramente ad un aumento del lavoro grigio con tante ombre”.

 

Accanto alla creazione di una cabina di regia contro il caporalato a pari passo deve continuare anche l'impegno del mondo della politica contro questo fenomeno aiutando soprattutto le aziende a non cedere a chi sfrutta la disperazione delle persone “vendendole” a poco prezzo.

 

“Ci deve essere un ragionamento politico – ha spiegato il segretario della Flai Cgil – per ormai la futura legislatura per fare in modo di legare i contributi al settore dell'agricoltura, come negli altri, solo a fronte di un processo di certificazione che riguardi il rispetto dei lavoratori”.

 

Fondamentale è poi il lavoro di informazione che può essere messo in campo delle organizzazioni sindacali. La Flai Cgil, proprio in queste ultime settimane, ha investito su questo punto acquistando un nuovo mezzo e assumendo due nuovi funzionari che nei prossimi mesi avranno il compito di girare il territorio per informare le aziende e i lavoratori sui contratti e sui rischi che ci possono essere. “Saremo sul campo – ha aggiunto Zabbeni – anche per raccogliere eventuali disagi e segnalazioni”.

 

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