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Caso Aquaspace, Giulio Bonazzi si dimette da presidente di Confindustria: "Non accetto strumentalizzazioni"

Il suo posto viene preso da Enrico Zobele in qualità di vice presidente anziano. L'ex numero uno dell'Associazione di categoria: "Sono amareggiato, ma devo tutelare i lavoratori prima di tutto. Fiducioso nel corso della magistratura e chiediamo il dissequestro dell'impianto"

Di Luca Andreazza - 14 marzo 2018 - 19:14

TRENTO. "Rassegno le dimissioni come presidente di Confindustria", queste le prime parole di Giulio Bonazzi, ormai ex numero uno dell'associazione di categoria, che aggiunge: "Sono convinto che abbiamo operato nel massimo rispetto delle leggi e desidero che magistratura, tecnici e periti possano lavorare nella massima serenità per salvaguardare l'occupazione e dimostrare la nostra innocenza".

 

Il suo posto viene preso da Enrico Zobele in qualità di vice presidente anziano: "Siamo dispiaciuti. Le dimissioni - dice il facente funzione di reggente - sono arrivate questa mattina. Abbiamo massima stima in Bonazzi, ma sono irrevocabili per la sua necessità di sentirsi libero. Prendiamo atto e questo pomeriggio ci riuniamo per definire tutto. La reggenza durerà fino a fine anno per non sprecare tempo, denaro e candidature, quindi avvieremo il processo di ricambio".

 

La vicenda è quella relativa a Aquaspace, società specializzata nel trattamento dei rifiuti: un depuratore che tratta i materiali di Tessil4, ma anche per conto terzi. Alla fine dello scorso anno gli uomini della polizia giudiziaria di Trento e la direzione distrettuale antimafia si erano presentati allo stabilimento di Rovereto, mentre i tecnici di Appa hanno operato diverse ore per recuperare una serie di campioni.

 

 

"Sono amareggiato - spiega Bonazzi - per le strumentalizzazioni tra il ruolo di presidente dell'associazione e le vicende personali: la salute pubblica non è assolutamente in gioco, ci siamo sempre comportati nel pieno rispetto delle norme tanto da non aver mai ricevuto alcuna multa o condanna amministrativa. Aspettiamo l'udienza dell'incidente probatorio e in quella sede chiederemo il dissequestro dell'impianto".

 

Il depuratore, che è autorizzato a trattare anche rifiuti pericolosi, può ricevere e smaltire tante sostanze. Un'attività in via formale monitorata passo per passo: per ogni rifiuto che passa in Aquaspace comporta una serie di documenti da inviare alle autorità competenti, cioè Sava-servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali e Appa-agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente per i controlli e le verifiche del caso.

 

Qualcosa nel corso del 2017 sarebbe andato 'storto' e l'Appa a quel punto ha contestato alcune irregolarità rispetto alla gestione dei rifiuti, ma anche a quanto entra e esce dallo stabilimento. Un mese fa il blitz della direzione distrettuale antimafia e il sequestro dell'impianto di via del Garda.

 

"Non è stata scaricata nessuna acqua fuori norma - evidenzia Bonazzi - tanto che dal depuratore di Rovereto è uscita sempre in Tabella A. Forse è un concetto che non piace, ma non tutti gli imprenditori sono delinquenti, la maggior parte sono persone serie e oneste che investono le proprietà, ma anche gli affetti famigliari e la salute per fare impresa. Non lavoro per i soldi, ma per ripagare i debiti accesi per gli investimenti".

 

E per come è strutturato, il depuratore, il cui business riguarda per il 20% del fatturato la lavorazione dei rifiuti da Tessil4 e per il restante il trattamento di quello per conto terzi, non può restare fermo oltre un certo periodo.

 

"L'impianto - dice l'ex presidente di Confindustria - si usura a restare fermo e oltretutto siamo in regime anti-economico. Non è mia intenzione fare ricatti o pressione, ma non possiamo continuare a operare in perdita e quindi sono a rischio i posti di lavoro (63 in Tessil4 e 15 in Aquaspace), quando il verbale di accordo del 10 settembre 2013 si fermava a 40 unità e abbiamo investito oltre 5 milioni per essere a norma, quando erano richiesti solo tre".

 

In questo momento i legali di Aquaspace non hanno in mano la sentenza del tribunale del riesame: "Questo - prosegue Bonazzi - non è argomento semplice, anche perché non è facile trovare periti competenti in materia: non mi permetto quindi di criticare o giudicare, ma è chiaro che appena possibile faremo ricorso. Il sequestro dell'impianto è stata una sorpresa. Le vittime di questa vicenda sono gli operai e quindi la mia persona".

 

In assenza di dissequestro, resta sul tavolo la possibilità di dismissione del depuratore. "Ora - conclude Bonazzi - i dipendenti stanno recuperando ferie e ore, ma non possiamo continuare a lavorare in perdita in eterno. Sicuramente dopo tutte le risorse investite e un utile da 25 milioni, non mi perdo per poche centinaia di migliaia di euro per mettere a norma qualcosa. Mi batto per i miei dipendenti e per salvare l'investimento, l'unico impianto di questo tipo in Trentino, alcuni sono occupati dal 1989 e i lavoratori non possono essere sfruttati come scudo umano per il ruolo di presidente in Confindustria: non posso accettarlo".

 

 

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